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Allenati Continuamente ad Amare Dio – Insegnamento Corso Giovani Nazionale 2003

Chianciano Terme, 10-12 ottobre 2003

CORSO NAZIONALE DEI GIOVANI

“ALLENATI CONTINUAMENTE AD AMARE DIO (I Tm 4,7b)”

Roberto Ricci

Introduzione

Io non so che cosa voi siete venuti a fare o che cosa siete venuti a cercare in questo incontro nazionale dei giovani della Comunità Gesù Risorto, ma noi dei CNS sappiamo benissimo per quali motivi vi abbiamo convocati, per quali motivi hanno organizzato questo ritiro: noi desideriamo, noi vogliamo, che voi giovani siate felici e per questo desideriamo proteggervi e mettervi in guardia dalle insidie dei diavolo,(che vuole la vostra infelicità e la distruzione della vostra vita) e dalla mentalità dei mondo e quindi incoraggiarvi nelle eventuali paure che ci dovessero essere   nell’affrontare la vita.E l’unico modo per essere veramente felici è quello di essere ripieni di Gesù, della sua Parola, della sua azione di grazia, perché Lui è l’unico che ci garantisce, quaggiù, una vita felice, gratificante (vita intesa come contrario della morte, che è infelicità, paura, rinuncia, insicurezze) e poi, anche, la vita eterna, per sempre.Per essere ripieni di Gesù dobbiamo fargli spazio, farlo entrare dentro di noi e non essere già ripieni delle cose del mondo; e poi mantenerlo vivo, sapendo quali cose fare, quali atteggiamenti tenere, come comportarci con noi stessi, con gli altri, con Dio.Poi c’è un secondo motivo, che è altrettanto importante, per il qualevi abbiamo convocati: è che desideriamo essere felici noi (noi grandi,noi dei Comitato Nazionale di Servizio), perché la vostra felicità è lanostra felicità, la vostra felicità è importante per noi (voi siete i nostrifigli, siete i figli della Comunità, in moltissimi casi vi abbiamo visti crescere non solo spiritualmente, ma proprio umanamente) e poi perché èvero che siete il presente della Comunità (siete qui e fate un cammino

cristiano impegnato, di perfezione), ma siete anche il futuro della Comunità (cioè un giorno la Comunità sarà nelle vostre mani, voi sarete i responsabili in prima persona, non più figli ma padri, e alcuni di voi addirittura faranno parte del CNS…!).Per cui l’impegno a cui siete chiamati non è soltanto quello della vostra santificazione personale, ma anche quello di portare avanti la Comunità, di custodirla, di farla crescere, di farla fruttificare, di farla diventare sempre più un dono prezioso per la Chiesa.Però sia la santificazione personale, sia la santificazione comunitaria,per la conduzione della Comunità (con tutto quello che poi comporta),non sono cose che si improvvisano dall’oggi al domani, ma occorre un allenamento spirituale graduale, giorno per giorno, che ci consente di arrivare ogni volta al traguardo successivo, sempre più agevolmente,sempre più facilmente.

 Allenamento dei corpo

Per comprendere meglio che cos’è l’allenamento spirituale prendiamo ovviamente come esempio e punto di partenza l’allenamento del nostro corpo, anche perché ne abbiamo quasi tutti un’esperienza personale: molti di voi sicuramente fanno qualche sport o comunque degli esercizi per mantenersi in forma e poi, anche se nessuno facesse sport,lo conosciamo per il “bombardamento” pubblicitario e televisivo a cui tutti siamo sottoposti; per cui sappiamo quasi tutto su: step, aerobica,gym music, gag, abs, karate, body sculpt, total body, power girn, circuit training, aero dance, body pump, funky; aero boxe… balli latino americani e balli di gruppo!Facciamo alcune considerazioni generali riguardo all’allenamento del corpo. Se noi vogliamo fare un allenamento superficiale possiamo anche fare da soli (l’atleta “fai-da-te”, quello della domenica), ma facendo così arriveremo a certi traguardi ovviamente molto limitati, superficiali e sicuramente ci esporremmo a sicuri pericoli per inesperienza(io, dopo tanto tempo di inattività, mi sono appeso a una sbarra per sollevarmi con il corpo e mi sono stirato un muscolo); oppure potremmo
fare addirittura allenamenti che sono in contrapposizione fra di loro(a mio nipote, che si allenava da ciclista, l’allenatore proibiva di giocare a pallone, perché in questo sport i muscoli si allungano, mentre il ciclista li deve avere corti).Ma se vogliamo fare un allenamento serio, dobbiamo affidarci a un allenatore (oggi lo chiamano “mister”) Copertina_insegnamentoesperto, capace e che faccia seriamente il proprio lavoro.Ora, se noi vogliamo affrontare la vita seriamente, non possiamo fare un allenamento superficiale, ma dobbiamo fare un allenamento serio, perché la vita è un vero e proprio combattimento spirituale (anche se poi le cose che ci troviamo ad affrontare sembrano apparentemente solo materiali) e per affrontare un combattimento vero bisogna allenarsi con serietà, affinché al momento opportuno escano fuori, in modo del tutto naturale e spontaneo, quelle mosse fatte ripetutamente durante l’allenamento. E voi che siete qui e che già fate parte della Comunità sicuramente,in qualche modo, già vi state allenando spiritualmente, magari vi serve solo di affinarvi un po’ per mettere in pratica, con più consapevolezza,quello che già state imparando.Un’altra piccola considerazione sull’allenamento del corpo. Nell’allenamento ci sono scopi finali che ci sono chiari già in partenza (il mio obiettivo è di diventare muscoloso, agile, magro, coordinato, armonioso, resistente…), ma ci sono anche scopi intermedi che sono chiari magari solo all’allenatore (l’allenatore sa che quel tipo di flessione che ci sta facendo compiere stimola quei muscolo, il quale poi ci permetterà di svolgere un ulteriore esercizio…), per cui se noi ci affidiamo a un allenatore, faremo quello che lui ci dirà anche quando non ci è immediatamente chiaro; comunque, qualunque sia lo scopo finale che ci siamo prefissi, l’allenamento non può essere limitato solo al muscolo specifico (il ciclista non può sviluppare solo le gambe perché sono quelle che pedalano), ma deve mirare allo sviluppo armonioso e al tono di tutto il corpo (della respirazione, dei riflessi, dell’equilibrio, ecc.).Allenare il corpo, tenerlo sano, fargli esprimere le sue potenzialità è una cosa buona, perché è Dio che ce lo ha donato e noi lo dobbiamo custodire e amministrare bene. Come dice il Salmo: «Mi hai fatto come un prodigio» ed è vero, perché con il nostro corpo possiamo esprime tante potenzialità; l’uomo è eclettico (gli animali possono fare cose
eccezionali, ma in modo più specializzato, l’uomo invece riesce a fare veramente di tutto). E poi perché il corpo è “tempio dello Spirito Santo»,è il tabernacolo in cui lo Spirito prende dimora e risiede.

Eppure S. Paolo dice che allenare il corpo “serve a poco”. Perché? Intanto perché questo corpo materiale ci è dato solo per un certo
tempo (80-90-100 anni?) e al corpo glorioso (che ci sarà restituito con la risurrezione dei corpi) se in questa vita aveva fatto o no l’allenamento,  non gliene importa niente (perché, quando saremo al cospetto di Dio, questo corpo sarà perfetto, al pieno della sua espressione, al pieno della sua maturità, anche se in vita fosse stato magari un aborto,un vecchio macilento o un disabile). Poi perché, come abbiamo visto,ogni esercizio specifico di per sé è limitante (abbiamo visto che allenamento che fa il calciatore è incompatibile con l’allenamento che fa il ciclista).Quando addirittura non si arriva a delle vere e proprie forzature sulla natura (come nella ginnastica artistica, dove l’allenamento prevede pratiche precise per ritardare lo sviluppo naturale della persona; o viceversa, come in altri sport, dove lo sviluppo della muscolatura viene potenziata anche con pratiche nocive). O quando l’allenamento ci fa arrivare all’idolatria dei corpo, cioè quando si vive solo in funzione del proprio corpo, il quale prende il sopravvento su tutte le altre facoltà e su tutte le altre doti (soprattutto su quelle spirituali, che vengono come“soffocate”), ribaltando in questo modo  vaioli morali; per cui si crea un predominio della forza e della bellezza, uno spirito di continua seduzione, anche aggressiva, una competitività continua, a volte anche ostentata, e tutto questo condiziona pesantemente i rapporti fra di noi(arrivando da una parte all’esaltazione e al fanatismo e dall’altra al rifiuto f e all’emarginazione dell’altro, che non possiede determinate caratteristiche fisiche).Ma questa idolatria, in realtà, ci rivela la tremenda e profonda paura della morte che c’è nelle persone: infatti l’idolatria del corpo nasce quando non si è consapevoli della presenza dello Spirito Santo (cioè quando lo Spirito non è Conosciuto, non è accolto; oppure, se è accolto, magari non è ubbidito) e di conseguenza c’è la convinzione, che tutto si esaurisce in questa vita, che perciò va vissuta, va consumata e divorata al massimo (tutto e subito). Con tutte le frustrazioni e le angosce che poi questa visione della vita e del mondo si porta dietro, perché c’è sempre qualcuno più bello dite, più ricco, più forte.., perché poi questo tuo corpo suscita invidia.., perché al quel traguardo superiore non ci potrai mai arrivare.., perché la vecchiaia e i conseguenti acciacchi avanzano.., perché, poi, per mantenere quei “ruolo” per tutta la vita,finisci per cadere sovente nel ridicolo, ecc.Voi lo sapete bene, perché fate questo cammino spirituale: ogni idolatria, e pertanto anche quella dei corpo, è sempre un serpente che si morde la coda, perché nasce dalla paura della morte (perché non si conosce la vera vita) e porta a una paura della morte sempre maggiore. Infatti ogni idolatria, mentre mi attrae, mentre mi attira a sé, mi fa suo,per cui mi schiavizza, mi toglie la libertà.

Allenamento dello spirito

Allora, al contrario, è importante che diamo il primato, diamo più importanza all’allenamento dello spirito. Non abbiamo detto che l’allenamento del corpo non va fatto, ma voi, giovani della Comunità Gesù Risorto, dovete dare più importanza all’allenamento dello spirito. Infatti,nella lettera che S. Paolo scrive a Timoteo, leggiamo: «Allenati continuamente ad amare Dio. Allenare il corpo serve a poco, amare Dio,invece, serve a tutto. Perché ci garantisce la vita quaggiù e ci promette la vita futura. Questa è una parola sicura, degna di essere accolta e creduta.Infatti noi lavoriamo e lottiamo, perché abbiamo messo la nostra speranza
nel Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto di 
quelli che credono».
Allora per amare Dio, cioè per crescere nella pietà e nell’amore fraterno, quali sono gli allenamenti che dobbiamo fare? Quali sono gli esercizi spirituali concreti che dobbiamo svolgere? Prendiamo in prestito, ancora una volta, il linguaggio dell’allenamento del corpo. Per il corpo ci sono esercizi che migliorano la respirazione e così è anche per lo spirito. Ci sono esercizi per la “respirazione”  (che aumentano la capacità di accogliere e incamerare ancora di più lo Spirito Santo dentro di noi):— l’esercizio della preghiera: la preghiera comunitaria, ma anche quella personale;— l’esercizio dei sacramenti: la confessione, la comunione, soprattutto la S. Messa (la domenica si va a Messa!);— l’esercizio della Parola di Dio: noi dobbiamo conoscere la Parola(che è stata ispirata dallo stesso Spirito con il quale la leggiamo).Se siamo allenati a stare alla presenza di Dio continuamente e a confrontare ogni avvenimento della nostra vita con la sua Parola, l’ostacolo(in questo caso la tentazione) sarà superato con facilità, con molta più agilità.Poi, come nel corpo ci sono esercizi per potenziare il “tono muscolare”per “migliorare i riflessi”, così nello spirito ci sono esercizi che ci rendono forti e reattivi alla tentazione e ci dispongono a entrare in comunione con Dio: l’esercizio della pratica delle Virtù Cardinali (le conosciamo? sappiamo quali sono? E se non le conosciamo come le possiamo esercitare? Questo è un esercizio che vi do per casa: prendete il Catechismo, leggete e verificate se le esercitate). Vediamole insieme.Esercitiamo la Prudenza? La prudenza, attraverso il discernimento,ci permette di non prendere per buono tutto quello che ci viene imposto e propinato dal mondo. La prudenza ci permette proprio di accettare o rifiutare.Esercitiamo la Giustizia? Essa ci consente di dare a Dio e al nostro prossimo quello che è loro dovuto, giusto, senza approfittarci.Esercitiamo la Fortezza? Questo esercizio ci dà la fermezza e la costanza; quando nella vita ci troviamo in difficoltà nello scegliere il bene,in quel momento noi troviamo la forza per sceglierlo.E per ultimo la virtù della Temperanza. L’esercizio della temperanza ci dona la moderazione, che ci rende capaci di usare tutti i beni e i piaceri della vita con equilibrio.Poi c’è l’esercizio della pratica delle Virtù Teologali.

La Fede: se non ci alleniamo continuamente alla fede (io credo in Gesù, in Dio, nel suo amore…) prima o poi sce3diventiamo “relativi”, cominciamo cioè a credere in tutto e, credendo a tutto non crederemo più a niente, cadendo nell’ateismo pratico.

La Speranza: se non ci alleniamo continuamente alla speranza (io spero in Dio, nel suo amore che è per me.,.) prima o poi cadiamo nella disperazione, nella depressione e nella morte.

La Carità: se non ci alleniamo all’amore verso Dio e verso il prossimo,cadiamo sicuramente, prima o poi, nel giudizio e nella separazione con gli altri.Poi ci sono gli esercizi che ci aiutano a migliorare il gioco di squadra,cioè a coordinare le nostre capacità con quelle degli altri atleti accanto a noi, cioè che ci fanno “costruire la comunione”.

L’inserimento pieno nella vita comunitaria, che significa frequentare con assiduità la Comunità (pensate all’atleta” che dice che viene“quasi sempre” in Comunità! Agli occhi dell’allenatore, lo capite bene,significa che viene “quasi mai”!).

La sottomissione fraterna reciproca. Questo, lo sapete bene, è un esercizio molto impegnativo e duro, perché nessuno di noi vorrebbe sottomettere le sue scelte e la sua vita agli altri; però è un esercizio prezioso, perché apre la strada a una grande umiltà e l’umiltà sconfigge il demonio.

Il servizio. Perché, diversamente da quello a cui può portare l’allenamento del corpo, l’allenamento dello spirito non può essere mai finalizzato solo a noi stessi (noi non facciamo “spirito-building”, per metterci in mostra!) ma mette sempre al servizio degli altri.Poi, come avevamo detto in precedenza, facciamo alcuni esercizi del quali possiamo non avere immediatamente chiaro lo scopo. E  allora io mi fido del mio allenatore, che mi chiede di farli. E, nello spirito,chi è il mio allenatore? E la Chiesa il mio allenatore!E la Chiesa che conosce, meglio di ciascuno di noi preso singolarmente,a quale traguardo ci stiamo allenando (che poi è la santità e la vita eterna) e a quali esercizi esortarmi (anche quando a me non piacciono)e quali esercizi o altre attività proibirmi (anche quando questi mi attraggono).A questo punto, noi dobbiamo sapere quali sono gli esercizi e le attività dannose alla mia vita, quelle che non mi fanno crescere armoniosamente, e prendere le opportune contromisure. E quali sono, per voi giovani che siete qui, le cose che vi fanno male, dalle quali dovete guardarvi se veramente volete intraprendere o continuare un cammino di santità, se volete davvero allenarvi seriamente ad amare Dio? Noi del CNS, che tra di noi ci alleniamo continuamente, ma che in questo momento rappresentiamo i vostri allenatori (e comunque, per inciso, ognuno di voi mentre si sta allenando è contemporaneamente anche allenatore di altri che sono nel bisogno), abbiamo individuato soprattutto quelle aree che potrebbero essere dannose alla vostra sanità e santità: l’area della sessualità (che è una componente essenziale dell’affettività umana e pertanto, proprio perché è così importante, è lì che il demonio potrebbe ingannarci), e l’area della moda (delle varie mode),che sono legate al consenso degli altri, al bisogno di essere accettati, ma che poi ci imprigionano nell’ effimero, in ciò che dura poco e nel culto dei corpo.Allora vediamo (per sommi capi, perché lo Spirito Santo poi continuerà ad operare in voi, illuminandovi più profondamente e su cose che forse nemmeno immaginate) che cosa comportano queste due aree.

La sessualità

Vediamo la prima area, cioè quella della sessualità.Come vedete, voi non siete tutti della stessa età (non siete “i giovani”in senso indifferenziato), ma fra voi ci sono giovani adolescenti, coppie di fidanzati, giovani coppie di sposi che magari hanno anche figli), per cui abbiamo pensato di parlare di quelli che possono essere i problemi più evidenti, legati alla sessualità, per ciascuna di queste fasce di età, ossia: l’autoerotismo (che ai miei tempi si chiamava masturbazione, ma è la stessa cosa), i rapporti prematrimoniali e la contraccezione.E adesso da che parte cominciamo? Qui ci vuole proprio un’invocazione allo Spirito Santo, che ci dia la verità e la prudenza, e che ci assista!Vediamo quali sono i problemi legati all’autoerotismo e per quali motivi non ci fa crescere in una maniera armoniosa.Intanto perché nasce da una visione parziale della sessualità: la sessualità non è chiudersi in sé stessi, non è una chiusura agli altri (anzi è vero il contrario) e non è la soddisfazione pura e semplice degli istinti;cioè il piacere non può essere considerato un valore a sé stante, mentre l’autoerotismo spesso ci fa rimanere legati a questa visione parziale(tant’è vero che chi protrae questa abitudine da adulto, spesso rimane una persona immatura). Poi perché spesso nasce da paure, da ansie, da frustrazioni (nello studio, nelle relazioni con gli altri), nasce da complessi di inferiorità, da solitudini, dalle non accettazioni di sé… e non riuscendo ovviamente a risolvere queste negatività, questi problemi, finisce per accentuarli.Inoltre l’autoerotismo ha bisogno sovente di un corollario di materiale pornografico e i professionisti del genere fanno il “loro lavoro» e presentano il sesso con una visione sicuramente molto lontana e contraria a quella cristiana.Ora, però, se è vero che ci sono anche delle motivazioni psicologi che legate all’autoerotismo, perché l’adolescente si sta sviluppando ed è alla scoperta del proprio corpo (per cui la Chiesa, che è sì Maestra e deve insegnare ciò che è bene e ciò che è male, ma è anche Madre, e come tale ci viene incontro con la misericordia della confessione) è anche vero, però, che la virtù è possibile! La virtù della purezza è possibile, esiste e ci dà la grazia per superare questi momenti. Se noi giustifichiamo il nostro comportamento sempre e soltanto dietro le spiegazioni psicologiche umane, vuoi dire che non crediamo che lo Spirito Santo può aiutarci e che in quei momenti possiamo superare i nostri limiti. Comunque, nessuno pensi di superare quei momenti con le proprie forze. Da soli non ce la faremo mai! Noi invece, in quei momenti dobbiamo ricorrere alla misericordia di Dio Padre, chiedere la forza della risurrezione a Gesù e prendere coscienza della potenza dello Spirito Santo (che il Signore ha effuso su di noi quando i Responsabili ci hanno imposto le mani.., ve la ricordate l’effusione?) e offrire questa povertà e permettere a Gesù di vivere questa situazione insieme con noi.Lo stesso vale per i rapporti prematrimoniali. II fidanzamento è il tempo della vita in cui si inizia un rapporto d’amore e questo rapporto dovrebbe avere almeno tre caratteristiche: la totalità (io mi dono tutto all’altro), l’esclusività (solo lui, solo lei) e la progettualità (un futuro insieme); inoltre il fidanzamento è il primo passo verso quella “vocazione” stabile che è il matrimonio.In questo tempo l’amore che nasce porta con sé una grande forza di rinnovamento, perché chiede di “fare unità completa con l’amato”(cioè di eliminare tutto quello che impedisce di fare comunione, unità con l’altro) e di “fare il bene dell’amato” (cioè di eliminare tutto quello che delude l’altro e di portare invece quello che l’altro desidera da noi).Ora, in questo periodo di conoscenza, la sessualità (che è anche un segno e uno strumento molto forte dell’amore tra l’uomo e la donna) è molto importante, perché è molto attraente. E allora come dobbiamo comportarci? Come debbono comportarsi i fidanzati cristiani durante questo periodo di tempo?La Chiesa dice che, per vivere la sessualità in modo vero e completo,l’uomo e la donna devono aver maturato tre capacità: la capacità di gioire insieme, cioè in una comunione profonda, però in una comunione che sia anche feconda.E allora, magari, si sente dire da molte coppie di fidanzati: «Noi, in questo momento particolare della nostra vita, ci amiamo profondamente,siamo molto uniti, per cui il rapporto unitivo è giustificato» (certo è meglio che ci sia amore piuttosto che non ci sia, risponde la Chiesa; ma non basta, perché un’affettività non può durare soltanto in quel momento, solo per quel momento). Oppure: «Abbiamo già progetti matrimoniali e sentiamo il bisogno di crescere anche nell’intimità fisica, per cui il rapporto unitivo è giustificato» (certo è meglio che i progetti ci siano, perché sono segno di crescita nella maturità, però sono ancora soltanto “progetti” . ..).Ora, perché il rapporto unitivo sia giustificato, occorre aver maturato anche la terza capacità, cioè quella pro creativa, ma questa capacità si può acquisire unicamente quando l’amore è diventato anche uno “stato di vita”, cioè quando è diventato matrimonio; anche perché la copia di fidanzati non appartiene solo a sé stessa, ma appartiene anche alla Società, alla Chiesa, alla Comunità, a Cristo. Per cui, il legame completo tra i due, non può avvenire se non è prima pubblicamente riconosciuto e consacrato dal sacramento della Chiesa.

Quando però, malgrado tutto, l’atto unitivo è consumato prima del matrimonio, potrebbero esserci ulteriori conseguenze negative.Vediamo quali potrebbero essere.Poniamo che “si rimane incinti” (lo dico al plurale, perché la cosa non riguarda solo la donna, riguarda entrambi i fidanzati). Ci sono due possibilità: facciamo nascere il figlio e ci sposiamo (ma non sapremo mai fino in fondo se abbiamo scelto il matrimonio liberamente, senza questa costrizione, e magari nel tempo lo faremo “scontare” al figlio nato),  oppure non ci sposiamo (e allora “ipotecheremo” la vita di questo bambino ancora di più; perché potete immaginare le conseguenze della vita di un figlio senza uno dei genitori); oppure non lo facciamo nascere(e allora siamo degli omicidi: perché l’aborto è un omicidio, uno dei peggiori). Non rimaniamo incinti (perché magari abbiamo usato la contraccezione),ma anche la contraccezione è un grave disordine morale e sessuale.Penso anche ad altre conseguenze negativa dei rapporti prematrimoniali:questi potrebbero essere vissuti, per ovvi motivi, in modo furtivo e frettoloso, e quindi condizionare pesantemente, nel futuro matrimonio, il modo di accogliersi (che deve avvenire invece con fiducia e abbandono totale). Oppure, mettiamo che si arrivi allo scioglimento del fidanzamento, per cui ci si lascia e poi ci si sposa con altri: porteremo sicuramente nel cuore il ricordo di quello che è stato un coinvolgimento talmente forte emotivamente, affettivamente, psicologicamente(superiore a quello che avrebbe dovuto essere) con “inevitabili” rimpianti, paragoni e giudizi…Ma non dimentichiamo che anche nello stato di vita stabile, cioè nel matrimonio, l’atto sessuale deve essere vissuto nella santità. Che cosa significa? Che non può essere vissuto nella santità se, ad esempio, viene praticata la contraccezione. E questo della contraccezione la Chiesa lo ha inserito nel problema ancora più grande della Procreazione Responsabile.Vedete, mentre nel passato avere un figlio era la naturale conseguenza dello sposarsi (che non era tanto “diventare coppia”, ma “mettere su famiglia”) oggi procreare è un problema grosso, (voi sposati lo sapete bene) a causa delle nuove condizioni di vita create dal “benessere economico”, per cui avere un figlio ha un “costo” enorme (costo tra virgolette)pensate alla donna che lavora, al tempo lunghissimo della formazione del figlio (30 anni?), al moltiplicarsi dei bisogni, e altro ancora.Di tutto questo la Chiesa è al corrente e ha cominciato a parlare proprio di procreazione responsabile. E quando è che una coppia procrea responsabilmente? Sentite, questo è veramente eccezionale, questa è un’affermazione inaudita. State bene attenti. Quando possiede in sé le stesse qualità di Dio Creatore! Pensate: quando possiede l’unità,la consapevolezza, la libertà, la gratuità e la provvidenza.

L’unità: non solo prima di procreare l’uomo e la donna devono essere uno, in comunione d’amore (come Dio che agisce come Trinità, nell’amore e nella comunione), ma devono essere uno, anche per tutto il tempo della formazione del figlio.

La consapevolezza: come Dio Creatore, che ha ben chiaro quello che fa nella creazione e i motivi che lo muovono, così la coppia deve essere consapevole di che cosa è un figlio (deve essere consapevole della sua fisicità, della sua spiritualità, deve essere consapevole che quel loro figlio è “ad immagine di Dio”).

La libertà: Dio crea nella libertà: Lui non ha alcuna necessità di creare (crea affinché altri esseri partecipino della sua stessa vita). Così dovrebbe essere anche la coppia. Certo, essendo composta di esseri umani, non è libera in assoluto; tuttavia la procreazione dovrebbe essere libera da qualsiasi tipo di condizionamento “natalista” (secondo il quale si procrea come segno di virilità, o come segno di rivalutazione personale, o come mezzo per moltiplicare le braccia lavorative); e “non natalista”, (per cui non si procrea per egoismo, oppure per paura, per sfiducia del futuro o per comodità).

La gratuità: Dio non si aspetta nulla dalla creatura, perché Lui è animato solo dal desiderio di effondere la vita. Così la coppia dovrebbe procreare purificandosi da ogni tendenza di strumentalizzazione dei figli, di interesse nei confronti dei figli e di aspetto personale.

La provvidenza: Dio completa nel tempo l’opera che ha creato; cioè conserva con il suo amore, proprio con la sua provvidenza, la sua creazione. Così i coniugi, prima di procreare, devono esaminare se possono essere provvidenza per il loro figlio; per cui devono tener conto delle loro condizioni di lavoro, delle loro condizioni di alloggio, delle accresciute esigenze nel campo economico ed educativo, delle circostanze della coppia (della salute fisica, psichica), dei numero dei figli già esistenti e delle loro esigenze per un adeguato sviluppo.Però, a questo proposito, dobbiamo tenere sempre presente che la provvidenza della coppia deve essere subordinata alla Provvidenza di Dio (ricordate la Parola che dice: “Sul monte, Dio provvede”); cioè non possiamo giustificare la chiusura alla procreazione, con la scusa che non ci sono le condizioni perfette.Detto tutto questo, però, deve essere ben chiara una cosa: che se il primo figlio non c’è ancora, non si può parlare di procreazione responsabile. Perciò il primo figlio va accolto.., e poi non va lasciato solo,figlio unico.Però è chiaro che l’atto coniugale non può essere legato solo alla procreazione, a fare figli, ma è legato anche a un profondo valore unitivo, fra i due sposi, a cementare la comunione e l’unità tra di loro. E anche la Chiesa, contrariamente a quanto se ne dica, riconosce che la coppia può unirsi senza avere l’intenzione di procreare. Ma questo però può avvenire solamente se in quel momento la donna non è feconda,perché altrimenti tradirebbe, come dicevamo prima, l’immagine di Dio-Creatore.E per conoscere i tempi fecondi della coppia, la Chiesa si rivolge ai “metodi naturali”, alcuni dei quali molto conosciuti ed efficaci (la temperatura basale, il metodo dei coniugi Billings…). Il problema però sorge quando, a causa di squilibri ormonali, non si riesce a conoscere i tempi fecondi; oppure, quando, a causa delle condizioni di vita della coppia, quel gesto d’amore, quell’atto coniugale, è possibile solo in quei tempi fecondi.Per queste particolari situazioni il Papa, nella “Famiiiaris Consortio”,ricorda come la Chiesa è vicina alle coppie che hanno queste difficoltà e conosce bene le loro situazioni e sa anche come molte coppie incontrano difficoltà non solo nell’osservanza di questa norma, ma prima ancora sono in difficoltà proprio nel comprenderla. Pertanto quello che la Chiesa chiede (sempre nella “Famiiiaris Consortio”) è che la coppia si impegni in un cammino costante di fede (come state facendo voi), con il desiderio di conoscere sempre più la legge dei Signore e i suoi valori e poi di avere la volontà di incarnare questa legge nelle proprie scelte concrete di vita.E il principio della “legge della gradualità” per la quale la norma è uguale per tutti, ma la responsabilità di osservarla è propria di ciascuno;e questa responsabilità è proporzionata alla capacità di riconoscere il bene, di volerlo e poi di metterlo in pratica.Comunque la contraccezione non può mai essere un bene, è sempre un disordine morale; ma questo disordine, dice la Chiesa, non sempre è colpevole (vedete: un atto umano cattivo non può diventare “buono”a causa delle circostanze, ma può essere «meno colpevole» o addirittura“incolpevole” a causa delle circostanze). Pensate a quanto è misericordiosa la Chiesa! Noi, ora, al punto di conoscenza della legge di Dio e alla crescita spirituale a cui siamo arrivati, sappiamo per certo che cosa è il bene e allora con grande onestà dobbiamo lottare, dobbiamo fare del tutto per mantenerci puri, per rimanere nella purezza: è nel nostro interesse, nell’interesse della Comunità e nell’interesse della Chiesa tutta. In un discorso ai giovani spagnoli, il Papa diceva che per raggiungere la purezza e mantenerla, dobbiamo lottare “fino alla testimonianza”, e se non basta, “fino al martirio».Non è che, a conclusione di questo discorso sulla sessualità, abbiamo risolto tutto. Anzi, dopo questo discorso, abbiamo capito che ci vuole impegno costante, un allenamento serio, che continui a fortificarci; e che per vivere bene la sessualità e tutto ciò che essa comporta, occorre una disciplina, un apprendimento serio. E se l’ideale da raggiungere vi sembra troppo grande, voi non lo potete negare e magari fare delle vostre debolezze un nuovo criterio di moralità, una morale nuova.Molti adolescenti a causa della masturbazione, alcuni fidanzati a causa del rapporti prematrimoniali, coppie di sposi a causa della contraccezione, omosessuali a causa di disordini sessuali, perdono la fede,oppure non frequentano più la Chiesa (perché non riescono a fare ameno di questi disordini). Invece, è proprio quando ci scopriamo così deboli, così peccatori che dobbiamo tuffarci ancora di più nel cuore di Gesù. Noi dobbiamo accettare i nostri propri limiti, i limiti della nostra condizione umana, che è povera e peccaminosa. Non possiamo far finta che non abbiamo limiti, ma dobbiamo invece pregare e perseverare sempre di più, accettando che la Comunità e i fratelli ci diano una mano in questi momenti di difficoltà.Se, quando viviamo questi momenti particolari di difficoltà, noi ringraziamo il Signore e glieli offriamo, state certi che Gesù trasformerà la nostra situazione. Il Signore non vuole che gli offriamo solo i nostri pregi,i nostri successi, le cose buone che riusciamo a fare. Lui desidera che gli offriamo soprattutto le nostre povertà, per poterle trasformare (ricordiamoci che un diamante non nasce da un altro diamante, ma da un pezzo di carbone).

La moda 

L’altra area, nella quale dobbiamo imparare a distrícarci bene, da cristiani, è quella della moda.La moda, in quanto espressione dell’evoluzione di un popolo, del suo costume, ha anche un suo valore positivo: ci fa riconoscere un’epoca,un luogo… è segno di ricchezza e vivacità culturale. Quello che invece non è accettabile (soprattutto per noi cristiani) sono alcuni aspetti della moda, come la capacità di condizionare e “assoggettare”, (di rendere gli individui “massa” e non “persona”), di determinare alcune scelte e comportamenti (sulla base quasi esclusiva delle leggi di mercato),di favorire una cultura dell’effimero, dei provvisorio (poiché tutto va “consumato” in fretta.., mente più ci parla di eternità), di attirare,ancora una volta, un’attenzione eccessiva ed esclusiva sul corpo (che deve essere sempre lustrato, inguainato, impomatato, abbronzato, depilato, ingioiellato).Ora è chiaro che, per assoggettare “i consumatori”, ci sono delle tecniche ben precise, dei punti di partenza ben chiari (che però noi dovremmo considerare e conoscere bene, per poterci difendere). Ad esempio, per poterci indurre ad assumere i suoi “modelli”, la moda deve farci sentire innanzitutto sempre inadeguati, sempre mancanti di qualcosa (vedi ad esempio gli integratori alimentari, il più delle volte sono perfettamente inutili, ma si sono conquistati un discreto mercato);oppure la moda sfrutta il bisogno che c’è (soprattutto nell’adolescenza e nella giovinezza) di essere rassicurati, e perciò di far parte di un gruppo, e quindi di vestirsi alla stessa maniera, di avere gli stessi atteggiamenti,lo stesso linguaggio.Ora, finché si tratta di mettersi il cappello al contrario, o altre cose del genere, può anche passare, (può essere inutile, ma non fa male a nessuno), ma quando, gli atteggiamenti intaccano profondamente la nostra identità e cultura cristiana, allora no. Allora dobbiamo dire no.Quando ad esempio la moda mi impone un abbigliamento fatto per“aggredire” sessualmente gli altri, che serve per imporre la mia propriasessualità a chi magari ne farebbe volentieri a meno (o a chi ne potrebberimanere turbato, scosso…). O quando la moda mi impone di praticarmi delle menomazioni e anche delle alterazioni sul corpo (piercing e tatuaggi), che contrastano con Il rispetto verso la sanità e la santità dei corpo (senza contare che poi molti di questi simboli sono dichiaratamente  violenti, oppure osceni e satanici). Quando la moda mi impone un linguaggio volgare, oppure mi inculca certi atteggiamenti di dubbio gusto e di dubbia moralità, perché tanto “fanno tutti così”… noi dobbiamo saperci difendere e dire di no.Vogliamo prendere ad esempio certe feste di “addio al celibato”? Che significato hanno per noi cristiani queste feste? Che forse abbiamo rimpianto della condizione di “single” (forse sposandoci stiamo perdendo qualcosa?). E poi perché escludere la fidanzata o il fidanzato…dov’è la dimostrazione della comunione, dell’appartenenza?Quando poi non si cade in situazioni “equivoche” e imbarazzanti (e comunque di contro testimonianza per chi ci guarda).Noi cristiani (soprattutto voi giovani della Comunità Gesù Risorto) dobbiamo avere il coraggio di spezzare certe mode, di sapere andare contro corrente, anzi di essere “pietre di inciampo”, noi per gli altri.Pensate che a noi, dalla Sicilia, è arrivata una “partecipazione di nozze” in cui (al posto della festa di addio al celibato…) è prevista una veglia notturna di preghiera di ringraziamento al Signore aperta a tutti gli invitati! Questo è creare cultura cristiana. Essere creativi per la nostra e per la conversione dei mondo.Chi è impegnato a seguire Gesù, a testimoniarlo con la sua vita, a
costruire il regno di Dio, deve sempre porsi questa domanda: queste cose servono per costruire il regno di Dio? Se servono per il Regno allora le assumo, le faccio mie, altrimenti no. Io le rifiuto.Allora noi, lo ripeto, dobbiamo saper rifiutare ciò che della moda è contrario alla nostra identità e vocazione cristiana: senza aver paura di essere giudicati diversi, oppure di essere emarginati dal gruppo, di essere tacciati di bigottismo, di essere persone “fuori dal mondo” (perché poi è vero, noi siamo “fuori dal mondo”; i “santi sono i “separati”; siamo “nel” mondo, ma non apparteniamo “a” questo mondo, noi apparteniamo a Cristo). E poi vedrete che alla fine, dopo un iniziale rifiuto,gli altri vi apprezzeranno per il vostro coraggio e la vostra coerenza
(certo ci sarà da soffrire un po’, ma qual è quel cristiano che non soffre nell’offrire la propria testimonianza di vita; pensate ai quei ragazzi che hanno dato la loro vita nei Paesi che sono contro Cristo. Gesù non ci ha promesso privilegi, Gesù ci ha promesso persecuzioni, però insieme al centuplo su questa terra e alla vita eterna).Noi dobbiamo saper reagire, affermando la nostra cultura cristiana che non è fatta di mode effimere, ma di principi eterni, di eternità, non è fatta di assoggettamento, di condizionamento, ma di libertà. E se proprio c’è bisogno di “modelli”, allora dobbiamo essere noi quei modelli che gli altri devono seguire! (O meglio il “modello” deve essere uno solo: Gesù che traspare in noi, senza ombre e incertezze).Noi dobbiamo crescere davvero tanto nel “sapore di Dio”, nella“cultura” di Dio, allora vedrete che non saremo schiavi di niente, tanto meno delle voglie delle mode e, in definitiva, della “mentalità del mondo”. Dobbiamo allenarci ogni giorno a stare alla presenza di Dio,ci dobbiamo allenare a confrontare ogni avvenimento della nostra vita con la Parola di Dio, dobbiamo prendere forza dalla cultura cristiana insegnata dalla Chiesa e dalla Comunità, lasciandoci guidare dalla sapienza cli Dio e dal discernimento per comprendere: se quello che viene proposto viene dallo Spirito Santo di Dio, viene dall’uomo e dalla sua umanità o viene dal demonio (dal peccato dell’edonismo, dell’egoismo, dell’idolatria dei corpo).Tutto questo (ce ne accorgeremo ogni giorno di più) ci rende forti per il momento opportuno (l’allenamento serve proprio a questo): a esprimere la forza e l’agilità, ma anche la determinazione nel momento della gara perché noi, volenti o nolenti, consapevoli o non consapevoli,stiamo disputando una gara!E ogni gara, e questa della vita in particolare, deve essere affrontata da atleti preparati, audaci, coraggiosi, avventurosi, capaci di rischiare e di superarsi. E tutte queste caratteristiche, normalmente, già fanno parte della giovinezza, della giovinezza che voi state vivendo.Adesso voi dovete solo saperle convogliare e metterle a frutto della vostra santificazione, perché il traguardo che vi aspetta è la vita eterna e il premio è l’intimità piena con il Signore Gesù. Se qui sulla terra noi viviamo soprattutto questo “allenamento” ad amare Dio, in Paradiso l’amore sarà pieno e perfetto!E poi dobbiamo saper convogliare queste qualità anche verso l’evangelizzazione.
Come dicevo prima, noi dobbiamo diventare “allenatori” a nostra volta: mentre ancora ci stiamo allenando, dobbiamo diventare allenatori di altri (e qual è l’allenatore più credibile se non quello che continua ad allenarsi per tutta la vita?). E tutto questo, significa essere buoni servitori del Signore, come voleva esserlo Timoteo. E come dice il brano, tutto questo significa essere santi: «nel modo di parlare,nel comportamento, nella fede, nella purezza, nell’amore, nei mostrare che siamo nutriti dalle parole di fede e dalla buona dottrina”.Voi, come ha detto il Papa, potete essere i santi di questo nuovo millennio(i santi che la Chiesa attende, e di cui ha bisogno). Potete essere il modello per gli altri: potete attrarre gli altri nell’amore di Dio, farli innamorare di Dio, farli vivere per Gesù, impegnare per Lui tutta la vostra vita.., e insieme trasformare il mondo.E voi, io lo so e lo sapete anche voi, avete questa Forza e questa Grazia per trasformare il mondo, affinché ritorni a Dio. E questa è la
nostra gioia, perché questa è la vostra gioia: appartenere al Corpo di Cristo,
essere uniti fra di noi ed essere uniti a Gesù e, uniti con Gesù, riportare il mondo a Dio nostro Padre. E voi lo potete fare. Perché voi siete i giovani della Comunità Gesù Risorto.