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Carisma di guarigione

Guarigioni fisiche

Soffrivo da quattro anni di una malattia abbastanza rara, il lupus ai reni, ma è proprio a causa sua che ho potuto incontrare la Comunità Gesù Risorto e, di conseguenza, sperimentare Gesù vivo nella mia vita. Infatti alcune sorelle della Comunità di Aradeo, informate da mia madre delle mie condizioni di salute, cominciarono a pregare per me, senza lasciarsi scoraggiare dalla mia iniziale indifferenza e chiusura e, in breve tempo, questo male è notevolmente regredito, lasciando per di più i reni indenni (anche se, purtroppo, i forti farmaci assunti in precedenza mi hanno procurato una grave decalcificazione ossea e quindi problemi di deambulazione).

Come se non bastasse qualche tempo dopo mi è stata riscontrata una tumefazione al tessuto sottocutaneo in sede ascellare destra e i fratelli hanno di nuovo pregato per me. Eravamo a Taranto, al Ritiro regionale, e nel corso di una grande preghiera di lode, hanno chiesto per me il riposo nello Spirito (che si è rivelato sempre un forte momento di guarigione); però io, temendo di cadere e di compromettere le mie fragili gambe, ho opposto resistenza. Il Signore però ha baciato ugualmente il mio cuore, donandomi una forza che non mi apparteneva e che mi ha spinto fino ai piedi della Croce, per deporvi ogni cosa.

In quello stesso momento ho sentito un forte calore invadermi, mentre dal microfono veniva annunciata una guarigione da una massa ascellare! Immediatamente ho pensato che quella guarigione mi riguardasse e infatti, appena tornata a casa, ho potuto costatare che la tumefazione era scomparsa.

Da quel giorno la mia vita è cambiata e ringrazio continuamente Dio per le sue meraviglie e per il suo amore per gli uomini.

Paola

Ero un cardiopatico, avendo subito all’età di trentotto anni un infarto. Soffrivo anche di ipertensione arteriosa e per questo motivo da ben diciotto anni, mattina e sera, ero costretto ad assumere farmaci salvavita.

Negli ultimi tre anni avevo frequenti giramenti di testa; non potevo più guidare l’automobile, persino parlare mi costava fatica e poi salire dieci scalini era per me come percorrere dieci lunghi chilometri. Nel tempo mi ero sottoposto a varie analisi, controlli e persino ricoveri ospedalieri. In questo stato precario di salute, il giorno della Pentecoste dello scorso anno, insieme con i fratelli della mia comunità mi sono recato ad Ariccia per il ritiro regionale del Lazio. Nel pomeriggio, durante l’Adorazione Eucaristica, mentre ero assorto nella preghiera, ho visto, con gli occhi dello spirito, un oggetto cilindrico di colore grigiastro all’interno del quale c’era un vortice (come un mulinello d’acqua). Questo, partendo dal cuore, arrivava fino al ventricolo sinistro e trasmetteva al mio corpo delle piccole vibrazioni, come delle scosse a bassa tensione. All’improvviso ho avvertito un forte calore soprattutto al torace, mentre ho avuto la netta sensazione che un liquido caldo partendo dalla cervicale percorresse la spina dorsale, irradiando allo stesso tempo calore in tutta la schiena. Ho aperto gli occhi e, mentre raccontavo ai fratelli che mi erano vicini quello che avevo visto e provato, ho sentito dal palco un responsabile annunciare che in quel momento il Signore stava guarendo due cardiopatici.

Ho pensato a quanto fossero stati fortunati quei due fratelli e ho ringraziato per loro il Signore, non collegando l’annuncio di quella guarigione con quanto mi era accaduto. Solo due giorni dopo mi sono accorto che la cosa mi riguardava. Ogni mattina difatti devo scendere dieci scalini per andare in cantina a prendere la carne per i cani e così feci anche quel giorno, ma una volta risalito mi accorsi di aver dimenticato di prendere il riso soffiato. Sono perciò sceso di nuovo e risalendo, con sorpresa, mi sono reso conto di non avere i fastidi e l’affaticamento che da anni mi affliggevano. Così, come un ragazzino, tra il divertimento e lo stupore, ho cominciato a scendere e risalire i gradini per non so quante volte.

Sempre nella stessa mattinata, sono andato nell’orto dove ho lavorato per circa un’ora e mezza, senza alcuna fatica, facendo quello che prima della guarigione avrei fatto in una settimana di lavoro. Ho pensato: «Vuoi vedere che uno dei due cardiopatici guariti il giorno della Pentecoste sono proprio io?».

Due giorni dopo ho pensato che se il Signore mi aveva guarito dalla cardiopatia mi aveva anche guarito dall’ipertensione. Così ho smesso di prendere i farmaci salvavita. Dal 7 giugno dello scorso anno non prendo alcun farmaco e pensare che ne prendevo sei al giorno.

Non è finita qui. Dal 1986 avevo due cisti piuttosto dure ai testicoli e ultimamente cominciavano a darmi fastidio. La loro posizione mi suscitava vergogna tanto è vero che non mi sono mai rivolto a un medico. Facendomi la doccia quei giorni mi sono accorto che le cisti non c’erano più. Il Signore aveva operato in grande.

Agostino

Mio figlio Onorato ha sei anni e fin dalla nascita era allergico quasi a tutto: polvere, pesce, uova, peli di gatto e di cane, polline, profumi, fumo di sigarette. Inizialmente l’allergia si manifestava con asma bronchiale e dermatite, poi negli ultimi quattro anni si era aggiunta una tosse così forte che lo faceva rimanere soffocato; ogni quindici giorni gli venivano questi attacchi che duravano una settimana e io, appena lo sentivo tossire, entravo in crisi.

Nessuna medicina riusciva ad alleviare queste manifestazioni, tranne il cortisone che produceva qualche effetto solo dopo due somministrazioni.

Da quando ho cominciato a frequentare gli incontri di preghiera però la malattia di mio figlio non mi ha angosciata più come prima poiché ho imparato ad affidare a Gesù anche quei momenti di crisi e di paura. Quest’anno ho partecipato anche al seminario di preparazione all’effusione dello Spirito e, quando i responsabili della Comunità hanno pregato per me, hanno chiesto al Signore di guarire mio figlio e hanno sentito che il Signore si stava prendendo cura anche di mio figlio e della sua malattia.

Da quel giorno sono ormai passati alcuni mesi e Onorato non è più stato male; ha rifatto anche gli esami clinici e i dottori mi hanno confermato che mio figlio è guarito.

Annunziata

Da tre mesi soffrivo di ernia del disco; quando mi alzavo dal letto o dalla sedia, per il dolore ero costretta a rimanere piegata. Il giorno dell’effusione, piangendo, ho invocato il Signore affinché mi guarisse; all’improvviso ho avvertito una fitta lancinante alla spina dorsale, poi però, presa dalla preghiera e dall’emozione di quella giornata così particolare, non vi ho più fatto caso. Così è stato per i giorni successivi, quando ho realizzato che potevo finalmente stare dritta senza provare alcun dolore; solo allora ho capito che il Signore mi aveva guarita!

Giulia

Sono andata al Convegno non potendo assolutamente camminare. Otto giorni prima, infatti, i medici volevano operarmi urgentemente per una grave forma di discopatia, ma io, pur di partire, avevo chiesto che l’intervento venisse rinviato. I responsabili della mia Comunità, venutimi a trovare, di fronte alla mia impossibilità di muovermi autonomamente e alla mia determinazione di voler ugualmente partecipare al Convegno, mi promisero che, se fosse stato necessario, mi avrebbero portato anche in barella.

Così ho potuto andare anch’io al Convegno e durante una preghiera, mentre chiedevo al Signore di guarirmi, mi sono sentita come immersa in una caldaia di pece bollente; il dolore era talmente forte che ho urlato. Mi sono accorta solo dopo che il Signore mi aveva guarita. Ora sto di nuovo in piedi e posso camminare.

Testimonianza firmata

Dopo quattro anni di cammino nella Comunità Gesù Risorto di Contesse, scrivo la più bella testimonianza della mia vita. Riguarda la guarigione di mio figlio Giuseppe, che oggi ha nove anni. Circa un anno fa mi accorsi che il bambino aveva difficoltà a udire, quando gli parlavamo o chiedevamo qualcosa. Decisi allora, assieme a mio marito, di consultare un otorino. Abbiamo sentito il parere di ben tre medici specialisti, forse tra i più bravi di Messina, e tutti e tre ci confermarono che il bambino soffriva di una grave malattia d’origine genetica, che interessava tutti e due gli orecchi e che, con il passare degli anni, lo avrebbe portato alla sordità totale.

Voglio evidenziare che, da quando il Signore mi ha chiamato in questa Comunità a lavorare per Lui, nella mia vita e in modo particolare nella mia famiglia sono avvenuti tanti cambiamenti, che mi permettono di vivere più serenamente e di affrontare con molta fiducia le situazioni che ogni giorno si presentano. Tutti questi miracoli che il Signore ha fatto per me mi hanno fatto sperare, dal primo istante, che solo Lui avrebbe potuto cambiare quella situazione.

Iniziai a pregare di più, notte e giorno, con mio marito e i miei figli e con i fratelli in Comunità; ogni momento era quello giusto per pregare. Finalmente arriva il Convegno di Aprile-Maggio 2001 e, in uno dei tanti momenti forti, viene annunciata la guarigione dell’udito a tutte e due gli orecchi. In quel momento dissi con assoluta certezza: «Grazie, Gesù, perché stai guarendo mio figlio…».

Tornati a Messina, non abbiamo mai smesso di pregare, a volte anche su di lui, chiedendo al Signore la guarigione specifica. Abbiamo trascorso l’estate sempre con lo stesso pensiero fisso: la guarigione del mio bambino.

Nel mese di settembre prenotai la visita di controllo con lo specialista che lo aveva visitato per ultimo, ma più che di una visita si trattava di stabilire quando iniziare a mettere l’apparecchio acustico. «Povero bambino che trauma…». Facemmo il tragitto fino allo studio del professore pregando e piangendo, ma dentro ero serena; non riuscivo a capire, malgrado le lacrime, come potessi essere così tranquilla. Arrivati, avvertii più forte la presenza di Gesù; sentii che stava per accadere qualcosa, ma non potevo spiegarmi cosa. Continuai a pregare.

Il professore, dopo avere effettuato svariate volte la prova audiometrica, si mise a sbuffare, chiedendoci scusa. Io non riuscivo a capire di che cosa si dovesse scusare, fino a quando non ci disse chiaramente che, per la prima volta nella sua carriera, aveva sbagliato quando mesi prima aveva diagnosticato tale malattia. Gli chiesi allora di spiegarsi meglio e lui mi rispose: «Signora, non so come sia potuto accadere: suo figlio, cosa che pensavo impossibile, è guarito completamente». Era a tal punto mortificato che non voleva addirittura farsi pagare la visita.

Lacrime di gioia continuavano a scendere mentre ringraziavo Dio per quello che era accaduto. Ritornata a casa telefonai immediatamente a uno dei responsabili per raccontare ciò che era successo, ma lui con molta tranquillità mi rimproverò, dicendomi: «Donna di poca fede, tutto è possibile a Dio!».

Grazie, Signore, per aver ascoltato la mia preghiera!

Barbara

Guarigioni spirituali

Ho conosciuto la Comunità Gesù Risorto un anno fa a Taranto e da allora tante cose si sono ribaltate nella mia vita. Prima però di arrivare a questi ultimi avvenimenti, devo fare un salto indietro negli anni.

Nel 97 a Santeramo fecero un Convegno regionale del R.n.S., al quale partecipai in qualità di volontario della Pubblica Assistenza ARM. Inutile dire che li presi per pazzi; però l’anno dopo iniziò in me un capovolgimento che mi portò a confessarmi e a comunicarmi di nuovo. Fu una cosa stupenda, ma che purtroppo non sarebbe durata.

In quello stesso anno mi iscrissi anche alla scuola serale, per completare gli studi che avevo lasciato in sospeso e costruire il mio futuro. Fantasticavo soprattutto di diventare un pilota di aereo, ma la bocciatura, che mi arrivò come una legnata fra capo e collo, non mi costrinse solo a ripetere l’anno, ma mi prostrò fino al punto di farmi pensare seriamente al suicidio. Seguirono tante altre cose brutte che, unite all’odio che incalzava, al senso di inferiorità che mi portavo dentro e ai problemi dell’epatite cronica, mi spinsero a ingaggiare una vera e propria guerra contro il Signore, al quale attribuivo tutte le mie sciagure.

Per sfogarmi presi a frequentare tutti i sabati i cinema a luci rosse e a fare sesso con gli uomini, anche se poi questo mi faceva crollare ancora di più il mondo addosso. Anche il 5 maggio del 2001 ero andato a Taranto per lo stesso motivo, ma evidentemente il Signore aveva altri programmi per me; così la mia corsa si fermò all’altezza della Cattedrale.

Stavano celebrando il novenario in onore del patrono della città, S. Cataldo, e la Messa era animata dalla Comunità Gesù Risorto. Al termine il canto di un Convegno dal quale erano appena tornati: “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!”. Entrai in crisi; volevo piangere, ma non ci riuscivo e con il nodo in gola chiesi se la stessa realtà fosse presente a Santeramo. Mi risposero di sì.

Forse il Signore voleva accelerare i tempi, perché di lì a poco anche nella nostra Chiesa Madre ci fu una Messa vespertina animata dalla Comunità Gesù Risorto che, dal 13 Giugno, iniziai regolarmente a frequentare.

Un mercoledì chiesi anche la preghiera di liberazione e sentii come se qualcosa uscisse da me, mentre non facevo che sudare, non so se per il caldo o per il freddo. Al Ritiro regionale di novembre sperimentai anche il riposo nello Spirito e dopo di allora vi confesso che, se mi capitava di non poter andare alla preghiera, mi sentivo proprio male.

Così è arrivato il Convegno di quest’anno. Sul retro del programma le parole del canto “Getterò le mie reti” mi hanno messo di nuovo in crisi, come la prima volta. Ho vissuto nuove liberazioni e un più profondo abbandono nelle braccia del Signore, che lodo con tutto il cuore per avermi toccato e che prego di fare della mia vita quello che più conviene a Lui.

Testimonianza firmata

Prima di incontrare la Comunità Gesù Risorto, alla fine del ‘95, ero rimasto lontano dalla Chiesa per almeno 25 anni. Il motivo non consisteva in posizioni ideologiche particolari, e neanche in una forma di gaudente indifferenza nei confronti del prossimo, verso il quale mi sono invece sempre prodigato; ma piuttosto perché non riuscivo a percepirvi quello Spirito che avrebbe dovuto corrispondere all’insegnamento di Cristo. Nessuna obiezione al Messaggio, ma da parte di chi se ne faceva latore e custode quello che coglievo era solo autoritarismo, durezza e intransigenza.

Questo mio “sentire” era venuto stratificandosi in me fin dagli anni delle elementari, effettuate presso un istituto religioso, e si era rafforzato nel riscontrare che lo stesso tipo di dialettica, che non trovavo convincente, veniva usata dai potenti di tutto il mondo, grossi e piccoli, di qualsiasi schieramento politico o settore sociale; per cui ne avevo tratto la conclusione che la ricerca dello Spirito e della Verità poteva essere solo una ricerca personale, se si voleva evitare di essere ridotti a strumenti per i fini di qualcuno. Il fatto poi che tantissimi altri giovani come me seguissero la stessa strada non faceva che confermarmi nella mia convinzione di essere nel giusto.

Quando mi è capitato di incontrare la Comunità carismatica ho cominciato a percepire lo Spirito come una cosa viva: non più un argomento di conversazione, ma una presenza intensa e operante, come una persona in carne ed ossa, intenta in un continuo dialogo con quelli che riescono ad accettarne la voce, in una continua operazione di crescita e di trasformazione di quelli che non oppongono rifiuto. In ogni caso una presenza viva, manifesta e percepibile.

Ho riletto il Vangelo come se fosse una cosa nuova e vi ho trovato un livello di spiritualità impossibile da trovare in altre dottrine o discipline. Ho compreso e accolto per quanto ho potuto quei valori di mitezza e umiltà di cui Cristo ha dato l’esempio e mi sono reso conto che adeguarsi a situazioni, disposizioni e persone che possono non sembrare corrette significa comunque rimettersi ai disegni di Dio, avendo fede che nulla sfugge alla sua guida.

Ho compreso che la vera sapienza di ciò che è giusto appartiene allo Spirito e mai soltanto all’intelletto, che può essere uno strumento molto utile solo finché viene considerato strumento, e anche piccolo, non il perno della verità, perché farebbe sconfinare subito nella presunzione e nell’errore.

Certamente non mi considero arrivato a un livello superiore nello spirito ora che faccio parte di questa Comunità. Ho invece acquisito una maggiore consapevolezza dei miei difetti e limiti e ho cominciato a rendermi bene conto che da solo, senza la guida di Dio, non sono in grado di arrivare da nessuna parte. Il massimo che posso impegnarmi a fare è tentare, per come posso, di aprirmi alla sua volontà per lasciarmi condurre, zoppicando, sulla via che Cristo ha segnato.

Stefano

Guarigioni dalle dipendenze

Scrivo questa testimonianza a lode e gloria del Signore che lascia sempre la porta aperta anche al più incallito dei peccatori.

Sono stato un pluripregiudicato, un cocainomane, un uomo da tenere a debita distanza, eppure Lui mi ha chiamato lo stesso a percorrere il cammino nella Comunità Gesù Risorto.

Tutto è cominciato un paio di anni fa quando mia moglie, in cerca di un po’ di pace e di conforto, ha iniziato a frequentare la Comunità parrocchiale della nostra cittadina. Ogni volta che rincasava dopo la preghiera era tutta raggiante: mi raccontava di gente che parlava lingue strane, che cadeva in terra come addormentata, di alcuni che facevano profezie, tanto che io mi domandavo in quale gabbia di matti fosse capitata.

Dopo qualche tempo che frequentava la Comunità mi chiese di accompagnarla a Chianciano dove si teneva un “loro” Convegno Nazionale. Accettai, cedendo alla sua insistenza e pensando ai quattro giorni di riposo lontano dai pericoli e dalle scocciature. Partecipai all’avvenimento pieno di scetticismo e di curiosità.

Primo giorno: la cosa che mi stupì favorevolmente fu notare la presenza di tanta gioventù che, con tifo tipico di uno stadio di calcio, cantando e danzando lodava il Signore.

Secondo giorno: ero ancora chiuso come un riccio, non volevo farmi coinvolgere; mi ripetevo che tutto quello che accadeva intorno era semplice suggestione collettiva, ma, nonostante la mia resistenza, la serena spiritualità di mia moglie e quella delle persone che mi stavano accanto cominciarono a far breccia nel mio cuore che divenne più tenero e malleabile.

Terzo giorno: speravo passasse come i precedenti, ma non fu così; le parole che gli animatori pronunciavano dal palco, sembravano essere tutte rivolte a me, mi colpivano come frustate: era per me quell’invito, che io percepivo come un ordine perentorio, di cadere in ginocchio, di cercare l’aiuto, l’amore di Gesù. Lui era lì per me, per perdonare i miei peccati, per riportarmi sulla retta via, solo che lo volessi.

Avvertii forte la presenza dello Spirito Santo, mia moglie mi era vicina, insieme rinnovammo le promesse matrimoniali. Fu allora che una giovane coppia mi venne vicina; imposero le loro mani sul mio capo, e mentre loro pregavano le lacrime cominciarono a rigare il mio viso; era il mio un pianto liberatorio, caddi in ginocchio, finalmente ero stato toccato dalla grazia e io lo volevo con tutto me stesso.

Quarto giorno: non ho parole per esprimere il dolore che provavo nel non saper pregare come tutti gli altri fratelli, ma allo stesso tempo ero felice di trovarmi lì, insieme con loro a quel “mio” primo Convegno e soprattutto mi sentivo in pace per essere riuscito a liberarmi del peso del mio passato. E così doveva realmente essere se riuscivo a intenerirmi perfino alla vista delle due colombe che per tutto il tempo dell’Adorazione Eucaristica avevano sostato sul palco, quasi a guardia dell’Ostensorio. Quando mai prima mi sarei commosso per la gioia dei fratelli e delle sorelle che esultavano per il mio stato di grazia!

Ti benedico, Signore, per avermi fatto gustare l’amore del prossimo e riscoprire l’affetto della mia famiglia.Tu sai quante prove sto sostenendo per resistere alle tentazioni, ma sono sicuro che con il tuo aiuto e con la preghiera dei fratelli e delle sorelle la vittoria sarà nostra.

Testimonianza firmata

Quasi per curiosità, una sera sono entrata nella chiesa dove si riuniva la Comunità a pregare. Ero disperata a causa dei troppi problemi che mi appesantivano: per via di un’emorragia non vedevo quasi più da un occhio, ma soprattutto mio fratello era schiavo della droga e di tutte le sue drammatiche conseguenze, arrivando più di una volta in fin di vita per overdose.

I maghi ai quali ci eravamo rivolti non avevano fatto altro che inquinare la nostra fede e legare la nostra vita al loro tornaconto, per cui le cose in famiglia peggioravano sempre di più. A mio fratello non bastavano mai i soldi e, così, come accade spesso in questi casi, era entrato a far parte di un giro molto brutto e pericoloso. Una sera abbiamo sentito addirittura degli spari contro la nostra porta di casa e la mattina seguente abbiamo costatato che c’erano tre fori procurati da una pistola…

La situazione stava tragicamente precipitando e noi eravamo nella più totale prostrazione.

Però, intanto, avevo cominciato a frequentare con perseveranza la Comunità, avevo imparato a pregare e a fidarmi del Signore, al quale avevo consegnato la mia vita e quella di mio fratello, e avevo ricevuto preghiere personali di guarigione e di liberazione, iniziando a percepire che Gesù mi amava e si prendeva cura di me e di quelli che amavo. Sempre più spesso lo ringraziavo per “ogni cosa” e Lui mi rispondeva che mi avrebbe ridato mio fratello come era un tempo.

La prima conseguenza di questa mia nuova fedeltà a Gesù è che sono guarita all’occhio, con grande sorpresa dei medici curanti; l’altra è che, passati alcuni mesi di attesa e di continue preghiere, mio fratello si è finalmente lasciato aiutare dai familiari e dalla Comunità, accettando di entrare in una comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti, dove ha ritrovato la voglia e la gioia di vivere, di sorridere, di sperare. Oggi infatti ringrazia il Signore, che lo ha tratto dalla rovina e dalla morte certa, riconosce e si pente di tutto il male che ha arrecato agli altri mentre era accecato dalla droga e, cosa per noi ancora più sorprendente, legge con interesse e studia la Bibbia.

Per questo non finirò mai di lodare e ringraziare il Signore per le sue opere prodigiose.

Maria

Dimessa dall’ospedale, dopo lunghi mesi di degenza, ero tuttavia ancora affetta da una grave forma di depressione. Costretta a imbottirmi di medicinali, mi sentivo incapace di condurre una vita normale; sentendomi perennemente imbambolata, assente, priva di forze, quasi fossi drogata.

In questo stato di particolare difficoltà il Signore volle incontrarmi, facendomi conoscere la Comunità Gesù Risorto. La preghiera, la lode, l’abbandono fiducioso alla volontà di Dio non tardarono a dare i loro frutti, tanto che, dopo ogni incontro, mi sentivo sempre meglio, fino al giorno in cui, di punto in bianco, il Signore mi donò la forza di rinunciare a ingerire tutte quelle medicine, senza peraltro risentirne alcun disturbo. Se la guarigione dalla dipendenza dei farmaci è stata una grande grazia, ancora di più lo è stata la mia conversione.

Maria

Volutamente abbiamo lasciato lo stile personale e immediato di Leo, che parla direttamente al cuore.

Ho 49 anni – quasi tutti trascorsi lontano dal Signore.

Sono entrato in Comunità per caso – spinto inizialmente da semplice curiosità. Era il 14 febbraio 1998 – mia moglie – entrata in Comunità da qualche tempo – doveva ricevere l’Effusione dello Spirito Santo a Roma nella basilica di San Giovanni Bosco – mi chiese di accompagnarla – da ragazzo abitavo in quel quartiere – quindi pratico della zona. Accettai con la convinzione di accompagnarla per poi andarmene a ritrovare i miei vecchi amici. Non fu così! Entrai in chiesa – vi rimasi per tutto il tempo.

Quelle persone che pregavano con le mani alzate – cantando e danzando per il Signore non mi turbavano più di tanto – anzi – mi trasmettevano una tranquillità e una pace interiore – ero quasi in estasi. Il Signore stava operando in me. Accettai di partecipare alla preghiera della Comunità – inizialmente da semplice spettatore. Spesso mi ritrovavo in lacrime – stranamente non me ne vergognavo – stavo bene.

Cominciavo a scrutare dentro di me – rivedevo tutti i miei sbagli – erano veramente tanti – la mia vita era un fallimento.

Non mi accettavo più – per troppo tempo avevo privato la mia famiglia dell’amore di cui aveva bisogno – troppe volte avevo fatto piangere mia moglie – troppe volte avevo trascurato i miei figli.

Il Signore stava lavorando in me.

Ero alla vigilia di un ricovero in clinica – dove periodicamente vado per fare dei controlli – reduce da intervento di rivascolarizzazione coronarica (tre by-pass) – i responsabili della Comunità si proposero di pregare su di me con l’imposizione delle mani.

Durante la preghiera andai nel riposo dello Spirito – cosa inaspettata anche da parte dei responsabili – è stata una esperienza meravigliosa – il Signore mi stava toccando e guarendo da una dipendenza da farmaci.

Dal 1994 – anno in cui venni sottoposto ad un intervento di angioplastica coronarica – assumevo ansiolitici e antidepressivi in dosaggi sempre più alti – li prendevo come fossero caramelle – non ne potevo fare più a meno – ero come drogato. Da quel momento non ne sentii più alcun bisogno.

È trascorso un anno e mezzo – non ho preso più una pasticca.

La mia presenza in Comunità è diventata costante – ho sperimentato la bellezza, la gioia e la potenza della preghiera.

Il mio cammino di fede è continuato con l’Effusione dello Spirito e la partecipazione al Convegno annuale di Chianciano – il Signore ora è sempre vicino a me – ha cambiato totalmente la mia vita.

Leo

Da circa 20 anni fumavo accanitamente il sigaro; ce l’avevo sempre attaccato al labbro. Una notte però ho sognato che mi era venuto un tumore alla bocca: mi si era formata tutta una escrescenza di carne, veramente schifosa… e mi sono svegliato di soprassalto, impressionato, ripromettendomi che non avrei più fumato.

Ma il giorno dopo, nel momento fatidico in cui ero solito accenderlo, sono cominciati ovviamente i problemi. «E adesso come faccio? – ho pensato – L’ho detto tante volte che avrei smesso, perché fa male alla salute, ma poi non ci sono mai riuscito…».

Allora mi è venuta un’ispirazione: «Questa sofferenza di non fumare la dedico a Gesù!». E da quel momento non sono più riuscito a prendere in mano il sigaro.

Bruno

Avevo smesso di fumare da un anno, quando al Convegno, vedendo un pacchetto di sigarette per terra, l’ho raccolto, pensando di chiedere successivamente di chi fosse; ma poi, per timidezza, ho lasciato perdere. Così mi sono rimaste in tasca e la sera ho pensato di fumarne una… poi un’altra, e poi un’altra ancora…

Però sentivo dentro di me qualcosa che non andava e, dopo essermi messo davanti al Signore, ho capito che la tentazione sta continuamente dietro la porta del nostro cuore e, nel mio caso, mi aveva riportato a fumare. Allora il giorno dopo il famoso pacchetto non ho più cercato di restituirlo, ma l’ho gettato direttamente in quel cesto dove si lasciano tutte le idolatrie e gli amuleti, e da quel momento non ho fumato più.

Carmelo

Avrò avuto all’incirca dodici anni quando, pur continuando a credere in Dio, sono uscita dalla Chiesa e in quello stesso periodo ho iniziato a fumare. All’inizio naturalmente era solo un “piacevole” gioco proibito, ma ben presto è diventato un vizio, a volte veramente pericoloso per la mia salute.

Però, nonostante questo e nonostante le critiche che mi attiravo da parte di amici e parenti per la mia testardaggine, non ho mai voluto smettere del tutto, perché fumare mi piaceva. Non ce la facevo proprio, era più forte di me.

Alla fine del novembre ’94, dopo vari combattimenti spirituali, ho sentito di nuovo la chiamata del Signore e sono entrata in Comunità, dove mi sono subito resa conto che, se volevo testimoniare davvero che potenza d’amore avevo ritrovato in Gesù, dovevo fare qualcosa di grande: “smettere di fumare”!

E così è stato: nel momento stesso in cui ho deciso, avevo già smesso. Senza nessuna fatica, senza nessun desiderio represso o nervosismo malcelato, ma anzi con grande gioia e calma interiore. Davvero ha fatto tutto Gesù ed io “mi sono lasciata amare”.

Franca

Credevo in Dio, ma nello stesso tempo lo immaginavo lontano dalle faccende del mondo, per cui trascorrevo la mia vita rispettando piuttosto le leggi e le “consuetudini” degli uomini. Fino a quando, a causa di un figlio, la ruota della vita si è spezzata e improvvisamente tutto quello in cui mia moglie e io avevamo creduto è crollato, insieme a tutte le aspettative e ai programmi terreni.

Dapprima abbiamo cercato al soluzione ancora lontano da Dio, presso i maghi; ma poi Lui ha messo sul nostro cammino alcuni amici che ci hanno parlato della Comunità Gesù Risorto. Teresa ha cominciato a frequentarla per prima e subito, dopo alcuni incontri, mi è apparsa più serena e fiduciosa, facendo scattare in me lo stesso desiderio di incontrare Gesù. Ne avevo davvero bisogno e Lui non ha tardato a presentarsi.

Eravamo in preghiera e i responsabili stavano invitando quelli che avevano il vizio del fumo a offrire questa schiavitù ai piedi del grande Crocifisso di legno che è in fondo alla nostra cappella. Premetto che fumavo più di un pacchetto al giorno da circa 32 anni e che di smettere non avevo mai pensato. Ma in quel momento ho chiesto aiuto a Gesù e, fidandomi completamente di Lui, ho gettato ai suoi piedi le sigarette che avevo in tasca.

Da quel momento non ho più sentito alcun bisogno di fumare. Non solo, ma oggi, dopo aver ricevuto insieme a mia moglie e a uno dei figli l’effusione dello Spirito, viviamo tutta un’altra vita; mentre l’altro figliolo, quello per il quale ci siamo finalmente rivolti a Dio, si sta pian piano accostando anche lui alla fede.

Giancarlo

Circa cinque anni fa ho iniziato a fumare “spinelli” e a bere qualche bicchiere di vino. Non so bene il perché. so che mi piaceva, che mi dava quell’euforia per sfuggire a una realtà che mi faceva soffrire; anche se poi capivo che si trattava di una gioia falsa, passeggera, al termine della quale mi ritrovavo peggio di prima.

Un giorno una mia amica mi ha portato a un incontro di preghiera della Comunità. Io ero talmente disturbata che non volevo neanche entrare in chiesa; però sono entrata: mi sentivo così strana che mi sono messa a piangere… certo Gesù, in un modo che solo Lui può sapere, era già entrato nel mio cuore. Così ho cominciato a pregare giorno e notte perché mi liberasse dal vizio del fumo e del vino.

Però non riuscivo lo stesso a venirne fuori; finché una sera, in una sera di grande sconforto, ho “gridato” a Lui: «Basta! Ti ho pregato tanto, ti ho chiesto mille volte di aiutarmi, ma Tu non mi ascolti! Non crederò più in Te, non ti seguirò più e non verrò più neanche agli incontri di Comunità!».

Amareggiata, sono andata a letto; all’improvviso ho avvertito un dolore allo stomaco terribile, che mi toglieva il respiro, mentre in testa sentivo come un rumore assordante, come se stessi facendo una lotta con me stessa, poi non ho capito più niente perché sono svenuta.

Il giorno dopo ero tutta dolorante, come se avessi combattuto chissà quale battaglia… dalla quale però ero uscita vincitrice, dato che non avevo, né ho più avuto, voglia di fumare e di bere! E ho capito che, mentre lo credevo lontano, il Signore invece mi stava aiutando di più.

Testimonianza firmata

Fumavo fin dall’età di 13 anni, quando, come tanti altri ragazzi della mia età, pensavo forse solo di “provare”; ma piano piano presi il vizio, che mi accompagnò per molti anni. Ci fu anche una lunga parentesi, di circa 6 anni, durante la quale ero riuscito a smettere, ma alla fine ripresi a fumare in maniera ancora più accanita, in quanto accendevo la prima sigaretta non appena mi alzavo dal letto, al mattino, cosa che prima non avevo mai fatto.

Era ovvio che con le mie sole forze non ci sarei mai riuscito. Fortunatamente però avevo già incontrato il Signore e così un giorno, durante una pausa di lavoro, ho pregato la Madonna perché mi aiutasse a smettere perché so che Gesù non sa dire di no a sua Madre.

Ormai sono 8 anni che non fumo più e che non provo più per questo vizio nessuna attrazione, e di questo voglio lodare il Signore.

Gioacchino

Frequentavo la Comunità da pochi mesi. Prima non è che avessi speso molto tempo in preghiera o andando a Messa…

Il giorno in cui ci sono entrato non me lo ricordo con precisione, però mi ricordo sicuramente della solennità dei SS. Pietro e Paolo. Era la festa del parroco di “S. Silvia” e noi della Comunità Gesù Risorto avevamo l’incarico di servire al rinfresco, che si sarebbe svolto nel cortile, cioè all’aperto. Io quel giorno a tutto pensavo tranne che avrei smesso di fumare! Perché è da quando avevo tredici anni che fumavo tre pacchetti di sigarette al giorno.

Nel cortile era tutto pronto; ma a un certo punto si è alzato un vento… un buio… le prime gocce di pioggia…! Subito siamo corsi fuori della chiesa, per mettere al riparo la roba, e vedevo che tanti pregavano: «Signore, non far piovere!». A me per la verità non è che interessasse tanto: io non sono di quella parrocchia e il parroco allora neanche lo conoscevo; però vedevo che i miei fratelli erano tutti preoccupati…

Non lo so come sia successo, so soltanto che ho pensato: «Chissà che potrei fare per aiutarli… che peccato potrei offrire al Signore…?! L’unica cosa sarebbe che smettessi di fumare! Però non posso mica contrattare con il Signore, che smetto di fumare se Lui fa smettere di piovere…!». Insomma facevo tutto dentro di me, botta e risposta. Ma sentivo il Signore veramente, parola mia, a venti centimetri da me.

Allora dico: «Sai che c’è di nuovo? Che, o smette o non smette di piovere, io sicuramente smetto di fumare». Poi ci ripenso… Intanto si avvicina il momento della Comunione; la decisione è definitiva: non fumerò più e regalerò accendino e sigarette appena uscito dalla chiesa. Mi raccolgo per il ringraziamento; poi torno a guardare verso la porta, verso il cielo e, mi dovete credere, era di un sereno… di un sereno…! Io sono rimasto così!

Da allora non ho più fumato e senza nessun dolore! Prima, quando ci avevo provato da solo, un dolore qui, un dolore là… invece con Gesù non ho sofferto per niente. Ah, dimenticavo di dire che la festa andò benissimo; solo che in un’altra parrocchia più giù, sempre sulla Via Portuense, ci fu un acquazzone tremendo…

Giuliano

Io non le avevo mai offerte le sigarette; non mi sfiorava proprio il pensiero, nonostante vedessi altri farlo, perché mi sarebbe sembrata una presa in giro da parte mia.

Durante una S. Messa sentii però il sacerdote che annunciava questa guarigione: «Il Signore sta guarendo dal vizio del fumo una signora non più giovanissima, che indossa una camicetta verde chiaro e porta gli occhiali appesi al collo»… Eravamo tantissimi, lui non mi conosceva e io ero persa in mezzo all’assemblea.

La sorella che era con me mi guardava, in quanto i miei connotati corrispondevano perfettamente alla descrizione… ma non è stato questo a farmi decidere, bensì qualcosa di grande che in quel momento è scattato dentro di me.

All’uscita dalla Messa ho provato ad accendere una sigaretta, ma in realtà non ne avevo voglia e così ho rimesso il pacchetto nella borsa. Arrivata alla fermata dell’autobus, la stessa cosa. Da allora non ho più fumato, perché il Signore mi ha veramente guarita.

Il dottore me lo aveva consigliato tante volte, ma non ci riuscivo. Però continuavo a chiedere ai fratelli di pregare per me, e oggi li ringrazio; e chiedo a chi non fuma di non spazientirsi verso chi è attratto ancora da questo vizio, ma piuttosto di pregare, perché arrivi presto per lui il “tempo di Dio”.

Maria

«Danza, danza; danza al tuo Signore…». Le note del canto intonano ghirlande d’amore e il mio cuore esulta di una gioia sconfinata. Non mi rendo conto di quanto sta accadendo attorno a me; sono al cospetto di Gesù e un muto dialogo si instaura tra noi.

«Tutto di me ti appartiene, Signore, non ho più nulla da darti. Ti ho affidato la mia vita, i miei affetti; che cos’altro potrei offrirti ancora?».
«Il fumo»… «danza, danza» continuano a cantare i miei fratelli.
«… ma, Signore…» «danza, danza; danza al suo amore…».

Ho offerto a Gesù la mia vita, ma la sigaretta no. Non può chiedermi questo. Perché? A che cosa gli servono quelle due “tirate” che da venti anni mi fanno concentrare di più sul lavoro, mi fanno assaporare il gusto del caffè, mi calmano quando sono nervosa?

Ma gli ho offerto veramente la mia vita? Se, invece di invocarlo per essere illuminata nel mio impegno quotidiano, se, invece di ringraziarlo per ogni dono o di chiedergli aiuto per calmare la mia ansia, io ricorro alla sigaretta, allora non è vero che gli ho donato tutto di me.

«Va bene, Gesù, non fumerò più».

È stato facile? Assolutamente no. Sono sue anni che ho smesso di accendere la sigaretta, ma ho ancora un gran desiderio di fumare. Ma il Padre ha realizzato tanti prodigi nella mia vita, e questa volta non posso deludere le sue aspettative: Lui è fedele e anch’io desidero essere fedele nel donare.

Io chiedo, Lui dona; oggi Lui chiede, io dono. E in questa donazione vicendevole sento maggiormente una compenetrazione del suo amore nella mia vita. In questa rinuncia, come in molte altre, sento le sue mani che mi plasmano, così come fa il vasaio con la creta.

Cerco sempre di essere attenta al soffio del suo alito su di me; quando non odo nulla, aspetto, perché so che in quei momenti di attesa sono posta accanto ad altri vasi incompleti, che presto saranno ripresi per essere cesellati.

Il tuo lavoro sarà ancora lungo su di me, Padre; ma abbiamo tempo tutta l’eternità.

Marzia

Davanti al Santissimo esposto, durante un’adorazione in Comunità, continuavo a ripetere a Gesù che l’amavo; ma volevo diglielo proprio con il cuore, non solo con le labbra. In quel momento sentii come una voce che mi diceva: «Se mi ami, donami le sigarette!».

Lì per lì rimasi stupita e, per essere sicura di non essermi sbagliata, chiesi a Gesù che mi desse la conferma attraverso il fratello che stava parlando nel suo nome, il quale “puntualmente” pronunciò queste parole: «Il Signore sta chiedendo a una sorella di donargli il pacchetto di sigarette che ha in mano»… ero proprio io! Cominciai a piangere e, di corsa, andai ai piedi dell’Ostensorio, per gettare il pacchetto nel cestino dove erano stati consegnati tanti altri “idoli”.

Tuttavia non riuscivo a smettere di piangere; sembravo proprio una bambina a cui hanno portato via il giocattolo preferito. Tanto che una sorella, mentre tornavamo a casa, dovette consolarmi dicendomi che sicuramente il Signore mi avrebbe dato la forza per resistere alla tentazione.

Passai tutto il periodo di Natale tra gente che fumava. Fu dura, perché da una parte cominciavo a provare anche come un rifiuto, un disgusto, ma dall’altra la mia mente continuava a dirmi: «Fuma… fuma…». Così, non sopportando più questa lotta interiore, mi rivolsi al mio direttore spirituale, che mi suggerì di chiedere a Gesù la guarigione della memoria anche per questo aspetto.

Passai il giorno dell’Epifania davanti al tabernacolo, supplicando Gesù di guarirmi fin nel ricordo del fumo; poi feci di nuovo l’offerta delle sigarette, aggiungendo però: «Per ogni sigaretta che non fumo più, Tu libera un’anima del Purgatorio!». Ci pensate?! Ne fumavo 50 al giorno, ora sono 3 anni che non fumo più: quante anime si sono liberate!?

Sì, perché la mattina dopo mi sono svegliata ed era come se non avessi mai fumato (mentre lo avevo fatto per 20 anni): le sigarette per me non esistevano più! E, come se non bastasse, anche mio fratello e sua moglie, accaniti fumatori, dopo aver ascoltato la mia testimonianza, sono venuti con me in preghiera e sono stati guariti anche loro.

Rossana

Circa cinque anni fa ho iniziato a fumare “spinelli” e a bere qualche bicchiere di vino. Non so bene il perché, so che mi piaceva, che mi dava quell’euforia per sfuggire a una realtà che mi faceva soffrire; anche se poi capivo che si trattava di una gioia falsa, passeggera, al termine della quale mi ritrovavo peggio di prima.

Un giorno una mia amica mi ha portato a un incontro di preghiera della Comunità. Io ero talmente disturbata che non volevo neanche entrare in chiesa; però sono entrata: mi sentivo così strana che mi sono messa a piangere… certo Gesù, in un modo che solo Lui può sapere, era già entrato nel mio cuore. Così ho cominciato a pregare giorno e notte perché mi liberasse dal vizio del fumo e del vino.

Però non riuscivo lo stesso a venirne fuori; finché una sera, in un momento di grande sconforto, ho “gridato” a Lui: «Basta! Ti ho pregato tanto, ti ho chiesto mille volte di aiutarmi, ma Tu non mi ascolti! Non crederò più in Te, non ti seguirò più e non verrò più neanche agli incontri di Comunità!».

Amareggiata, sono andata a letto; all’improvviso ho avvertito un dolore allo stomaco terribile, che mi toglieva il respiro, mentre in testa sentivo come un rumore assordante, come se stessi facendo una lotta con me stessa, poi non ho capito più niente perché sono svenuta.

Il giorno dopo ero tutta dolorante, come se avessi combattuto chissà quale battaglia… dalla quale però ero uscita vincitrice, dato che non avevo, né ho più avuto, voglia di fumare e di bere! E ho capito che, mentre lo credevo lontano, il Signore invece mi stava aiutando di più.

Testimonianza firmata

Mi sono sposata per amore e perché aspettavo un figlio. Al quarto mese di gravidanza però il cuoricino di Gabriele cessò di battere, con il suo sembrò smettere di battere anche il mio. Il dolore era indescrivibile. Tornata a casa dall’ospedale tentai di riprendere in mano la mia vita, il mio matrimonio, ma il mio malessere aumentava di giorno in giorno, fino a quando mi accorsi di non essere più in grado di tenermi in piedi: non mangiavo, rimettevo sempre e svenivo continuamente. Cominciai così a entrare e uscire dagli ospedali, dopo vari accertamenti la diagnosi definitiva: ansia, depressione, attacchi di panico. Non accettavo di avere dei dolori che non esistevano, stavo malissimo, ma per i medici clinicamente non avevo nulla.

Le crisi depressive peggiorarono, tentai di togliermi la vita e, da allora, fui costretta ad assumere delle pillole e a sottopormi alla cura del sonno. Ormai la mia vita trascorreva giorno dopo giorno nel letto, stavo bene solo quando dormivo; se mi alzavo per prendere un bicchiere d’acqua cadevo per terra. In queste condizioni anche il mio matrimonio stava cadendo a pezzi. Dopo l’ennesimo ricovero in ospedale i medici decisero di operarmi alla testa, ritenendo che l’ipofisi fosse la causa dei miei malesseri.

Ero rassegnata ad affrontare l’intervento, quando un medico fermò tutto e mi rimandò a casa; non dovevo essere più operata! Ancora oggi non riesco a immaginare cosa sarebbe successo se quel medico non fosse intervenuto. Tornai a casa più spaventata e confusa che mai, finii con il non parlare più; stavo sul letto al buio. Non riuscivo più a guardare mio marito, a scambiare con lui qualche frase.

Un pomeriggio, dopo molte insistenze, mi convinse a uscire di casa; ci ritrovammo davanti a una chiesa, non so perché entrai…. Ricordo solo che in quel silenzio, piangendo, urlai tutto il mio dolore a quel Dio che pensavo mi avesse abbandonato. Arrabbiata e stanca tornai a casa, nulla cambiò: stavo peggio di prima dal momento che neanche Dio (che, pur a modo mio, avevo invocato) aveva voluto aiutarmi.

Tentai nuovamente di togliermi la vita; per fortuna mio marito si accorse in tempo di quel mio “troppo sonno”. Riuscirono a salvarmi. Al mio risveglio un medico che mi assisteva mi chiese: «Sai chi devi ringraziare se sei ancora viva?». Risposi: «Sì, lei», ma lui replicò: «No, non me, ma DIO devi ringraziare». Scoppiai in un pianto dirotto! A casa però mi attendevano il “mio” letto e le “mie” pillole.

Un pomeriggio mi capitò di entrare in una chiesa, non conoscevo nessuno perché da poco mi ero trasferita in quel quartiere; c’erano molte persone che pregavano e cantavano, ma io non riuscivo a capire quel modo tutto nuovo di rivolgersi a Dio, a quel Gesù che a me non aveva risposto. Mi sembrarono più pazzi di me, ma i loro volti, a differenza del mio, esprimevano gioia, pace, amore. Mentre tornavo a casa mi ripromettevo che non ci sarei andata più, perché per me le cose non potevano cambiare. Inspiegabilmente però il giovedì successivo ero di nuovo lì dicendomi: «Voglio provare, forse aiuterà pure me». Così ho conosciuto Gesù, quel Gesù che credevo morto e che invece era RISORTO, era VIVO, è VIVO!!!!

Nonostante le mie povertà, s’è chinato su di me e mi ha amata. Mi ha corteggiata come lo sposo fa con la propria sposa e io mi sono lasciata conquistare da quell’amore così nuovo, così vivo. Tutto questo l’ho sperimentato il giorno dell’effusione. Il Signore è stato il mio farmaco: oggi non prendo più antidepressivi, non passo più le mie giornate a letto; sono di nuovo innamorata di mio marito, insieme lodiamo il Signore, insieme abbiamo ricevuto la preghiera per l’effusione dello Spirito Santo. Mi era stata riscontrata un bile densa e la possibilità di dovermi operare per la presenza di eventuali calcoli; ma dopo che in preghiera era stata annunciata la guarigione dai calcoli biliari, ritornai in ospedale per un controllo: la mia bile era normale, non avevo calcoli, ero guarita!

Signore, non mi basterà una vita per ringraziarti dei doni che mi hai fatto; sei sceso nel mio cuore e mi hai amata anche quando il mondo mi rifiutava. Se non ti fossi chinato su di me, se non avessi avuto pietà, oggi sarei morta, invece sono viva, risorta con Te. Grazie, Signore, per avermi donato una nuova vita.

Renata

Avevo 22 anni quando il Signore mi ha dichiarato il suo amore, mostrandomi la sua grande misericordia.

La mia vita era come quella di tanti ragazzi a quell’età, una vita mondana fatta di giochi strani, di discoteche, di divertimenti, di fumo, di fidanzati e di tante altre cose di cui cercavo di riempirmi. Ma dopo tutti i divertimenti che potevo prendermi, mi capitava una cosa strana: tornando a casa mi ritrovavo sola e vuota, infinitamente vuota, insopportabilmente vuota.

Ricercavo nelle persone (per altro sbagliate) un qualcosa che potesse farmi sentire bene, ed essendo caratterialmente molto vivace, i miei amici (ma non lo erano) non tardavano ad innescare un meccanismo diabolico, elogiando il mio comportamento e il mio linguaggio, entrambi abbastanza sviati.

Ogni sera era sempre la stessa storia, mi ritrovavo a fare i conti con quella porta, che, chiudendomela alle spalle e lasciando il mio mondo fuori, annullava ogni cosa di me.

In quel periodo il rapporto con i miei genitori era in crisi e, sicura che a loro non importasse niente di me, incominciai a farmi del male, ammalandomi di bulimia; volevo ad ogni costo far pagare loro il fatto di avermi lasciato sola e priva delle attenzioni di cui avevo bisogno. Da poco avevo anche rotto la storia con il mio ragazzo, che era stata tanto travagliata e dolorosa, ed ora ero sola a combattere contro tutti, accorgendomi però di non avere più la forza per andare avanti. Vi confesso che sono state molte le volte in cui ho pensato di togliermi la vita e con la bulimia ci stavo riuscendo; anche perché avevo paura di guardare la morte in faccia; ma in questo modo invece me ne andavo piano piano, senza neanche sentire dolore.

Poi un giorno, il più bello della mia vita, conobbi una persona speciale, che poco per volta, nei lunghi discorsi che facevamo, mi presentò Gesù, un Gesù nuovo, un Gesù vivo, e mi invitò per una volta a partecipare all’incontro di preghiera che si teneva in parrocchia. Dico la verità, la prima volta che vidi tutte quelle persone che cantavano, si abbracciavano, agitavano le braccia, cantavano in lingue sconosciute, pensai: «Questi sono tutti pazzi»; infatti, uscendo dalla chiesa, dissi al mio amico che non mi identificavo in quel modo di pregare e lui, con tutta la sua comprensione, non mi forzò più di tanto (secondo me in cuor suo sapeva già che ci sarei tornata).

La settimana seguente, senza sapere come (e ancora oggi sto a chiedermelo), mi ritrovai seduta nell’ultimo banco di quella chiesa a piangere; e più piangevo, più non riuscivo a smettere. Allora sempre lo stesso amico mi venne vicino, prendendosi cura di me e invitandomi a sedere vicino ad altri fratelli. Accettai.

Pregavo in cuor mio e in silenzio raccontavo al Signore la mia orfanezza, di quanto mi sentissi indegna di pronunciare il suo nome e di quanto fossi stanca e sola; a quel punto mi lasciai andare, smisi di combattere, deposi le armi di guerra e chiesi: «Signore, ti prego, da oggi tienimi sempre con te!».

Non passarono forse neanche 50 secondi che una persona, stava seduta tra gli ultimi banchi, lontano da me, annunciò: «Il Signore dice a una sorella: non temere, io ti terrò sempre con me, tra le mie braccia».

Aprii gli occhi, spaventata, e dissi: «Ma che fai, Gesù, mi ascolti?». Da quel giorno il Signore ha iniziato in me un processo di guarigione. Sono passati quasi sei anni e da allora ha rivoluzionato tutta la mia vita; con il suo amore ha tolto da me ogni carenza d’affetto, diventando per me Padre, Madre, Fratello, Tutto! Poi mi ha guarita dal vizio del fumo, ha corretto il mio linguaggio, ha illuminato della sua luce il mio cuore, mi ha guarita dalla bulimia; insomma sono rinata e tutto questo con l’aiuto dei miei fratelli, che hanno dato la vita per me, perché loro ci credevano più di me in quello che il Signore voleva fare.

Adesso, chiudendo quella porta, non sento più quel vuoto mortale, ma dentro di me vivono gioia e pace e dal profondo del cuore mi viene una forza che tante volte faccio fatica a contenere.

Ma dopo tutto il Signore non ha voluto fermarsi, mi ha fatto un dono più grande, ha voluto fare di me un suo strumento, mi ha chiamata a suonare e cantare solo per Lui e anche per questo mi sento viva e felice.

Voglio dire tutto questo per rendere gloria a Dio e anche perché ogni giovane che si trova nello sconforto, senza più ragione di vita, non si adagi nel torpore di morte e non cerchi più la vita altrove, perché chi ci dà veramente la vita è accanto a ognuno di noi, anche quando non lo sentiamo, e solo Lui sa donarcela veramente. Lode a Gesù.

Marta

Guarigioni dalla magia

Parecchi anni fa, trovandomi in un momento particolarmente difficile per la mia famiglia, mi rivolsi a un mago cartomante. Purtroppo non ero nuovo a questo tipo d’esperienze perché, fin da piccolo, convivevo con una mentalità magica; in casa mia infatti circolavano diversi oggetti “fatturati”, che i miei genitori avevano ricevuto dal mago del luogo al quale si erano rivolti.

Il cartomante, studiato il mio caso, decretò che su di me e su tutti i miei cari vi era una fattura a morte che solo lui poteva annullare con oggetti e riti particolari. Il potere di quest’annuncio fu quello di farmi ancora di più precipitare nella disperazione, oltreché costarmi diversi milioni. La mia debolezza spirituale mi portò a credere ciecamente a tutto ciò che questo mago mi diceva, tanto da perdere ogni autonomia di muovermi e di pensare senza il suo consenso. Allora anche se già non bestemmiavo più, non ero abituato a rivolgermi con la preghiera al Signore, e andare alla S. Messa domenicale era per me un sacrificio immenso.

Passava il tempo e i guai familiari aumentavano, fino a quando nella mia mente offuscata e piena di tristi pensieri emerse il ricordo dell’invito, da parte di una mia amica, a partecipare a un incontro di preghiera. Io e mia moglie ci recammo così nella Comunità Gesù Risorto di Milazzo. Di quel primo incontro ricordo soltanto la dolcezza di quella preghiera e il nostro dirotto pianto liberatorio.

Da allora la Comunità è diventata la mia seconda famiglia; ho ricevuto l’effusione e Gesù è entrato prepotentemente e definitivamente nella mia esistenza. Sono guarito, nello spirito e anche nel corpo; è scomparsa difatti una dolorosissima lombosciatalgia che spesso m’inchiodava a letto, paralizzandomi per settimane. I Sacramenti ai quali per lungo tempo non mi ero accostato, sono per me nutrimento continuo. Prego ogni giorno e finalmente nella mia famiglia è ritornata la pace e la serenità.

Franco

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