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Il figliol prodigo ero io

Infinite volte ho ringraziato il Signore, nell’intimo del mio cuore, per come ha improvvisamente trasformato la mia vita, ma ora sento di doverlo fare anche pubblicamente, affinché anche gli increduli conoscano la potenza del suo amore salvifico e credano.

Sono stato toccato dall’infinita misericordia di Dio Padre onnipotente proprio in un momento cruciale della mia vita. Quelli che frequentavo prima ancora non si spiegano il mio radicale cambiamento, mentre i miei fratelli di oggi non sanno nulla del mio poco edificante passato; per cui, quando venivo invitato a testimoniare, finivo sempre per eclissarmi per la vergogna. Invece il Signore mi ha illuminato ancora una volta, facendomi capire che proprio in questo modo avrei potuto aiutare i miei amici di prima.

Sono cresciuto in un quartiere-dormitorio all’estrema periferia della mia città, dove la maggior parte delle persone, buone e oneste, vive ai limiti della decenza e viene perciò sfruttata da pochi individui che con attività illecite, approfittano di loro. Anzi, a causa del bisogno costante, sono proprio questi “personaggi” che finiscono per diventare i riferimenti ideali per i giovani del quartiere.

In tale contesto anch’io, spinto dalla povertà e incoraggiato da un parente implicato in attività poco chiare, mi ero adeguato e avanzavo speditamente sulla via del malaffare. Approfittando anche della mia prestanza fisica, diventavo sempre più violento e aggressivo, alla continua ricerca della lite e della sopraffazione, rivolta soprattutto nei confronti dei più deboli; circondato da alcuni teppistelli che mi incoraggiavano, avevo torto ma picchiavo per farmi dare ragione, e solo dopo accettavo la discussione, ma per imporre la mia legge, e infine ripicchiavo per lasciare un ricordo.

Il successo coronava le mie azioni e io non perdevo nessuna occasione per mettermi in mostra. Scesi così rapidamente tutti i gradini della perdizione e proseguii speditamente nella mia “brillante carriera” fino al giorno in cui, quasi senza rendermene conto, fui arrestato per “associazione a delinquere di stampo mafioso”.

Mi ritenevo invincibile e forte, circondato da tanti amici pronti a correre in mio aiuto e invece mi ritrovai solo e abbandonato da tutti a trascorrere in galera, dove non ero niente e nessuno, i peggiori giorni della mia vita. Persi tutta la mia baldanza e mi resi amaramente conto di aver perduto tutto: la libertà, l’amicizia, il rispetto, i parenti e anche l’amore della mia ragazza, che mi avrebbe sicuramente abbandonato.

Essendo incensurato, e non avendo commesso nulla di particolarmente grave, fui perdonato e me la cavai con poco. Tornai perciò nel mio ambiente, dove scoprii che il mio prestigio era addirittura aumentato; ma ormai nel mio cuore la disperazione e il senso dell’abbandono erano sempre più evidenti. Incerto e confuso non riuscivo a decidere che cosa fare della mia vita, anche perché c’era qualcuno che ancora mi tratteneva: la mia fidanzata che, contro tutte le certezze, non solo non mi aveva lasciato, ma continuava ad amarmi e ad avere fiducia in me! Ne ebbe così tanta da sposarmi, ben consapevole di unire la sua vita a un uomo senza lavoro, senza istruzione, senza prospettive e dal carattere violento.

Avevo trovato finalmente quello che mi era sempre mancato: l’amore, quello vero, senza alcun interesse, che tutto trasforma e giustifica; e per esso riuscii a cambiare vita, abbandonando le vecchie amicizie.

Ingenuamente credevo di avere tutto. Non avrei mai trovato una cosa più grande nella mia vita e, a parte qualche difficoltà per la precarietà del lavoro, tutto procedeva bene. Non avevo ancora capito quale messaggio il Signore mi aveva dato.

Di lì a poco mia moglie cominciò a frequentare una certa riunione settimanale, dove gente sconosciuta si riuniva per inneggiare a Gesù, pretendendo addirittura che io la seguissi! Per lo più la compativo e giustificavo quelle che per me erano tutte stupidaggini come le “solite cose da donne”; ma a volte, per la sua insistenza, arrivavamo anche ai litigi. Fino a quando un giorno, chiuso nel mio cieco egoismo (“almeno oggi poteva starsene a casa, invece di lasciarmi di nuovo solo”), presi l’autobus per andarmene in giro.

Durante il percorso sentii, a un certo punto, un forte impulso a tornare indietro: avevo la sensazione che stesse per accadere qualcosa e scesi irrazionalmente alla prima fermata. Un altro autobus risaliva in quel momento in senso inverso e vi salii, senza avere avuto neppure il tempo per riflettere. Notai che non c’erano altri viaggiatori; il conducente, dopo aver saltato tutte le fermate successive, finalmente fece una sosta (che però non avevo prenotato) e io mi sentii come spinto da qualcuno a scendere proprio lì, dove praticamente aveva deciso l’autista. Ero proprio davanti alla chiesa frequentata da mia moglie e, mosso dalla curiosità, mi decisi ad entrare.

Inutile dire che tutte quelle persone che pregavano con le mani alzate, cantando e danzando per il Signore, mi lasciarono scroccato; ma il mio stupore aumentò quando uno sconosciuto mi si avvicinò per dirmi: «Non passerà un mese che anche tu farai le stesse cose». Rimasi esterrefatto e senza parole, ma quando fui a casa dissi a mia moglie che erano tutti pazzi, lei compresa. Però dopo, per accontentarla, accettai di partecipare “almeno una volta” alla preghiera della Comunità; prima però dovevo confessarmi.

Andai e, aspettando il sacerdote, mi misi a guardare una statua di Gesù, fissandola negli occhi e pensando fra me: «Ma che cosa gli dico a questo? Che ho fatto male a tanta gente?»… Oggi non sono in grado di descrivere che cosa accadde esattamente, né quanto la cosa sia durata, ma cominciai a provare una grande vergogna e piano piano abbassai lo sguardo.

Gli occhi di Gesù non mi lasciavano, continuavano a scrutarmi dentro l’anima e addirittura a parlarmi, perché mi dicevano: «Figlio mio, io ti amo così come sei, non sentirti indegno. Il tuo passato è dimenticato, dimenticalo. Io ti perdono». Scoppiai a piangere, senza trattenermi, senza vergogna, dimentico del tempo e del luogo dove mi trovavo; e più piangevo e più stavo meglio, mentre il calore dell’amore di Dio mi avvolgeva interamente. E mi ritrovai, senza sapere come, inginocchiato e felice, libero e finalmente appagato.

Aggiungo che da quel giorno non sono più mancato alla S. Messa e che non solo ho preso a frequentare la Comunità Gesù Risorto, ma che, insieme a mia moglie, ora la serviamo anche come responsabili. Grazie Gesù, per aver cambiato totalmente la nostra vita.

Mauro – Parr. “S. M. Kolbe” – Taranto

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