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Signore, se mi vuoi chiamare…verrò

I miei genitori sono entrati a far parte della Comunità Gesù Risorto alcuni anni fa; all’inizio, vedendoli con le mani alzate, che pregavano e piangevano, mi sembravano ammattiti, però a casa li vedevo più sereni, per cui la cosa andava bene anche a me.

Anche se non pregavo con loro, la mia preghiera diventava più vera; cominciavo davvero a credere nel Signore, che prima invece immaginavo come “qualcosa di spirituale”, che l’uomo non poteva conoscere.

Vederli sempre più presi da questa preghiera mi faceva temere che anch’io, se mi fossi unito a loro, sarei stato “catturato”, ma i miei mi lasciarono libero di scegliere. Un giorno mia madre mi chiese: Perché non provi almeno una volta a pregare con noi? e io risposi: Ho paura che il Signore mi chieda troppo!, ma lei mi spiegò che Gesù non mi avrebbe mai chiesto nulla che anch’io non desiderassi.

Una sera, per non restare fuori da solo, mi sedetti con loro; una sorella mi impose le mani e io caddi nel riposo nello Spirito, durante il quale ebbi una visione: il cielo era tutto nuvoloso, tuonò e in quel cielo nero si aprì uno spiraglio di luce e vidi Gesù, vestito di rosso, che veniva sulla terrazza della mia casa. Scendeva da una scala di luce e si avvicinò a me posandomi la mano sulla spalla e dicendomi: Credi in me e và per la tua strada: io ti sarò sempre accanto.

Mi toccava ancora quando una colomba bianca si posò su di Lui, mentre sentivo che qualcuno pronunciava questa profezia: Il Signore ti sta parlando.

Stupito, lo raccontai ai miei, spiegando che proprio per questo potevo sentirmi libero di pregare come volevo. Di quella “gabbia di matti” non volevo proprio far parte; e quando mia madre, vedendo i miei progressi con la chitarra, mi diceva scherzando che poi avrei suonato in Comunità, le rispondevo sicuro: Aspetta e spera!.

Vedevo però gli altri ragazzi che si lasciavano andare al Signore, mentre io facevo tante resistenze, così una sera gli dissi: Signore, io entro e mi metto dietro. Se mi vuoi chiamare, verrò. Però, o stasera o mai più. Di nuovo vissi una forte esperienza della presenza di Dio; piangevo e singhiozzavo come non avrei mai immaginato, così uno dei responsabili mi prese per mano e mi portò tra gli altri giovani dicendo: Entra anche tu a far parte del gregge!.

Seguì un periodo di lotta: dopo un’altra forte preghiera di effusione, il diavolo si ingelosì e cercò di dividerci; io mi sentivo responsabile di questo attacco e all’inizio non volevo più andare a pregare, ma poi capii che non dovevo dargliela vinta e mi dissi: Non voglio arrendermi. Se è lui, lotterò. Guarii completamente da questa tentazione al Ritiro dei responsabili, dove mi lasciai andare alla preghiera, al riposo, alla danza.

Ora nel gruppo dei canti, dove ho scoperto nuovi amici, veri e puliti, suono la chitarra e il flauto. Sto anche comprendendo il vero senso della felicità, mi sento sereno e porto sempre in me una grande pace. Quella che non vedo sul volto dei compagni di scuola, che vanno sempre in cerca di qualcosa e non sanno che cosa, che fumano, si “fanno le canne”, e vogliono sempre provare nuove emozioni. Io ringrazio invece Dio che mi fa sentire “sballato”, ma senza “canne”, dopo ogni preghiera!

Anche i professori si accorgono meravigliati della mia gioia. La professoressa di inglese mi ha detto: Ti senti felice, Silvio? Beato te!. L’unico ad essere contento come me è il professore di religione che, con i suoi insegnamenti, contribuisce a farmi crescere nella fede.

Sento la presenza di Dio ovunque. Durante gli allenamenti mi viene da parlare in lingue e, nei tiri forti, mi scappa qualche “ruah!”. Che cos’è? Il grido della potenza? chiedono i miei amici. Sì, è la potenza del Signore che mi sta donando l’entusiasmo di vivere i miei anni.

Silvio (anni 14) – Parr. “S. Maria del Carmine” – Monopoli

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