Share

XXIX Convegno Internazionale – cronaca omelia don Stefano Ranfi

OMELIA DEL 24 aprile 2016

Don Stefano Ranfi, parroco di S. Tarcisio in Roma, ha presieduto la celebrazione eucaristica del 24 aprile 2016, durante il terzo giorno del XXIX Convegno Internazionale della Comunità, a Fiuggi.

Nell’omelia, Don Stefano ha detto: ‘Guardiamo il titolo di questo nostro convegno, che parla di tempo della misericordia: ma qual è questo tempo della misericordia? È una misericordia che viene da lontano, da un tempo che, una volta iniziato, terminerà soltanto nell’eternità. È il tempo cominciato quando il Padre ha spaccato la pietra del sepolcro di Gesù.image

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il Kairós, il tempo favorevole, il tempo di grazia di Dio, è proprio ora, è qui tra noi e durerà per sempre. Gesú risorge dalla morte ed apre la porta della misericordia di Dio, che non si chiude più. Questa misericordia passa dal cuore di Gesù spaccato per noi, dalle Sue mani e dai Suoi piedi forati per noi. E, per volontà di Dio, questi fori nel corpo di Gesù non si chiudono mia, perchè siano essi i testimoni del suo immenso amore per noi.

Abbiamo ascoltato nelle letture che lo Spirito Santo e S. Paolo confermavano i fratelli nella fede. In greco “confermare” significa solidificare, far stare in piedi. Perciò ora noi dobbiamo sapere che siamo stati resi saldi nella fede, così come Luca negli Atti ci descrive quello che avveniva ai fedeli della Chiesa primitiva. Se noi agiamo senza il Signore, scompaiono da noi la fede e l’amore.

E riflettiamo anche su cosa sia l’esortazione. Esortare vuol dire stare accanto a chi ti è vicino e fargli coraggio. Oggi il compito di esortare tutti con amore è affidato alla Comunità. È la Comunità che si occupa di re, che fascia le tue ferite e ti annuncia la misericordia di Dio. Da soli, invece, non siamo credibili.

San Paolo dice: ‘Dobbiamo entrare nel Regno di Dio attraverso le tribolazioni ‘. Però non si tratta di essere masochisti, ma di affrontare a viso aperto la fatica di credere, di amare e perdonare e di non scoraggiarsi di fronte a nulla. Nonostante la fede, a volte dobbiamo passare in mezzo alla valle del dolore, al deserto. Gesù non ci toglie questa tribolazione, ma ci dà la forza per attraversarla.

Non possiamo anche noi vivere come fa il mondo, che è fatto di furbetti e di corrotti. Con Dio il furbetto non paga e non si può essere furbi. E neppure si possono scansare le difficoltà per tutta la vita. Arriva, tuttavia, il momento in cui non possiamo più fare da soli e dobbiamo ricorrere al Signore. Dobbiamo però chiederGli che cosa vuole Lui da noi. Invece di solito noimfacciamo un monologo, una litania sempre uguale, rivolta a Dio: ‘Signore, fammi questo, fammi quello’…image

Riflettiamo, invece. quante volte abbiamo chiesto a Dio: ‘Signore, cosa desideri da me? Cosa vuoi che io faccia?’ O piuttosto abbiamo detto non: ‘Signore, si faccia la tua volontà’, ma: ‘Signore, sia fatta la mia volontà “..

San Giovanni nell’Apocalisse vede i cieli nuovi e la terra nuova, la nuova Gerusalemme scendere dal cielo come una sposa, pronta per il suo sposo. Significa che Dio è novità! E infatti poi il brano dell’Apocalisse prosegue con Dio che dice: ‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’ . Anche nel brano del Vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato oggi, Gesù dice: ‘Vi do un comandamento nuovo: amatevi come io vi ho amato ‘. Insomma, la liturgia odierna batte proprio sulla novità di Dio, che è continuo rinnovamento di vita e sulla novità di Gesù Cristo, che è la resurrezione. I Padri della Chiesa insistono anch’essi su questo concetto: la novità di Dio è il rinnovamento del mondo.

Ai tempi della Comunità Maria, prima del 1983, io mi recavo con i miei genitori a Sant’Angelo in Pescheria e, prima di entrare, venivamo accolti da fratelli che sulla porta della chiesa ci dicevano: ‘Benvenuti! Buona preghiera!’ Allora provavo la gioia di capire che Dio in quella preghiera mi avrebbe dato ogni volta qualcosa di nuovo ed stata proprio quell’accoglienza , quel sentimento d’amore dato e condiviso, che mi ha fatto rimanere in questi ultimi 32 anni in Comunità.

Noi possiamo anche abituarci a Dio ed ai Suoi carismi, ma questo non va bene e gli dobbiamo invece chiedere di non abituarci mai e di desiderare da Lui sempre cose nuove! Per questo, apriamo le porte allo Spirito Santo in questa Comunità e abbattiamo tutto quello che ci blocca. E ora tutti insieme, a cominciare da chi ha ricevuto quest’anno l’effusione fino a terminare con il CIS, preghiamo ed invochiamo lo Spirito: vieni, Spirito Santo, fai di noi una cosa nuova, perché a Te appartiene questa Comunità! Amen, alleluia

Myriam Ramella