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CHARIS: un nuovo ed unico servizio per tutto il Rinnovamento Carismatico Cattolico

Il 9 giugno 2019, domenica di Pentecoste, molto è cambiato per il Rinnovamento Carismatico Cattolico, che riceve un nuovo e meraviglioso impulso dallo Spirito Santo. In questa data, infatti, ha dato inizio alle sue attività CHARIS (Catholic Charismatic Renewal International Service, Servizio Internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico.), un unico nuovo servizio per il Rinnovamento Carismatico Cattolico di tutto il mondo. Ciò è avvenuto simbolicamente nella domenica di Pentecoste, giorno in cui più di duemila anni fa lo Spirito Santo si effuse su Maria, gli Apostoli ed i discepoli nel Cenacolo a Gerusalemme, per fortificare la nascente Chiesa e rinnovare il mondo (At. 2,1-13). Allo stesso modo, Egli viene oggi a benedire e a dare impulso a questo nuovo organismo, da Lui stesso ispirato.

La creazione di CHARIS, voluta fortemente da Papa Francesco, non si configura come un’operazione cosmetica o di restyling, ovvero come qualcosa che serve ad abbellire o a modernizzare una struttura già esistente. Si tratta, invece, di qualcosa di completamente diverso, che ha avuto una sua lunga gestazione e preparazione. L’8 dicembre 2018, Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, seguendo le indicazioni del Papa, aveva costituito ufficialmente questo unico servizio per il RCC, approvandone gli Statuti, poi entrati in vigore il 9 giugno 2019, giorno di Pentecoste.

 

 

 

 

Ma perché CHARIS è così importante? Perché cambiare? Per comprenderne l’importanza, è fondamentale sapere che il Rinnovamento Carismatico Cattolico non deve essere inquadrato come semplice movimento ecclesiale, ma va inteso come “corrente di grazia per tutta la Chiesa”, secondo quanto affermato dagli stessi Papi.

“Corrente di grazia per tutta la Chiesa”. E’ così che Papa Francesco ha definito il RCC nel suo incontro con il Rinnovamento Carismatico del 2 giugno 2014, allo Stadio Olimpico di Roma, riprendendo l’espressione coniata da S. E. Mons. Léon Joseph Suenens, il primo cardinale nominato da Papa Paolo VI come suo rappresentante in seno al Rinnovamento Carismatico Cattolico. Il Card. Suenens, infatti, riteneva che il Rinnovamento Carismatico non doveva essere considerato un movimento, ma una corrente di grazia chiamata a vivificare tutta la Chiesa. In verità l’espressione “corrente di grazia” ben si attaglia alla grande diversità delle componenti del Rinnovamento Carismatico: gruppi di preghiera, comunità, scuole di evangelizzazione, ministeri, riviste, editori, canali di televisione, ecc. Tutti coloro che sono stati toccati in qualche modo dal Rinnovamento condividono la stessa grazia del Battesimo nello Spirito Santo, pur nella diversità delle loro personali esperienze.

Per tale ragione CHARIS servirà tutte le espressioni del RCC nel mondo, dunque tutte le comunità ed i gruppi ufficialmente riconosciuti, ma anche l’intera Chiesa. E farà questo anche tutto il RCC, che proprio dal 9 giugno 2019 ha ricevuto questo stesso compito ufficiale dal Papa: rinnovare la Chiesa attraverso la diffusione dell’esperienza del Battesimo nello Spirito Santo tra tutti i fedeli.

A questo punto, molti potrebbero rimanere perplessi: … ma si tratta di un mandato troppo esteso, di un compito troppo grande! E poi, come dovrebbe realizzarsi tutto ciò? E perché il Papa ha pensato di affidare questa missione proprio al Rinnovamento? E noi, la Comunità Gesù Risorto, che parte abbiamo in questa azione?… Cercheremo di chiarire ognuno di questi punti e di rispondere ad ogni interrogativo con i successivi files.

Intanto, qualche dettaglio pratico, riservato a coloro che non sono giunti da poco nel Rinnovamento e quindi conoscevano l’esistenza di ICCRS (International Catholic Charismatic Renewal Services) e di Catholic Fraternity, le due organizzazioni che raccordavano le diverse espressioni del RCC mondiale tra di loro e alla Santa Sede. ICCRS ha cessato le proprie attività il 9 giugno 2019, allorché sono entrati in vigore gli Statuti del CHARIS. Le Comunità che componevano Catholic Fraternity, da quella stessa data, hanno continuato ad esistere come tali, ma sotto l’autorità del vescovo locale. Vengono ovviamente rappresentate anche in CHARIS, ma non più come ente a se stante (cioè come Catholic Fraternity).

Va sottolineato, tuttavia, che CHARIS non si configura come semplice fusione di ICCRS e Catholic Fraternity. CHARIS è una realtà totalmente diversa, i cui scopi ed obiettivi diverranno sempre più chiari, man mano che essa porterà avanti il proprio lavoro. Innanzitutto, per volontà del Papa, CHARIS non nasce come organismo di governo, ma come servizio di comunione, il cui intento fondamentale è quello di unire, creando un’autentica comunione d’amore, tutte le espressioni del RCC mondiale. Esse sono poi chiamate, con il supporto di CHARIS, a fiorire e a rinnovarsi di continuo e, soprattutto, a rinnovare dal di dentro la Chiesa, tramite la diffusione tra i fedeli dell’esperienza del Battesimo dello Spirito Santo.

CHARIS è guidato da un Moderatore, che é assistito da un Consiglio, il “Servizio Internazionale di Comunione” (SIC), composto da 18 persone originarie dei cinque continenti. Quest’ultima caratteristica è importante, perché essi esprimono l’internazionalità della Chiesa, ovvero la sua “cattolicità”. I membri del SIC rappresentano sia i continenti da cui provengono che le diverse realtà del RCC. Trattandosi di un primo mandato, sono stati nominati non da CHARIS, ma dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Il primo Moderatore è Jean-Luc Moens, laico sposato e padre di famiglia, impegnato nel Rinnovamento Carismatico da più di 45 anni. Il primo assistente ecclesiastico, per desiderio esplicito del Santo Padre, è P. Raniero Cantalamessa, OFM Cap., predicatore della Casa Pontificia.

Nel passato è stato il RCC a creare un organismo di raccordo tra tutte le sue espressioni, che, posto sotto l’egida dell’allora Pontificia Congregazione per i Laici, si interfacciava anche con la Santa Sede. Oggi è stato Papa Francesco a volere che fosse proprio la Santa Sede a istituire CHARIS. Lo ha fatto affinché il Rinnovamento Carismatico e la Chiesa intera siano consapevoli che questa corrente di grazia, rappresentata dal Rinnovamento stesso, appartiene pienamente alla Chiesa universale ed in questa deve andarsi a riversare. CHARIS è, dunque, un servizio per la Chiesa nel mondo, di ogni nazione, luogo, lingua e cultura.

A tale scopo, Papa Francesco ha posto in luce, quali punti essenziali di CHARIS, la comunione e l’unità nella diversità. Si tratta delle caratteristiche fondamentali della Chiesa stessa: vivere in comunione ed in unità con tutte le sue diversità di nazioni, popoli, lingue, culture e tradizioni. E CHARIS, rispecchiando la Chiesa, deve conformarsi alle medesime caratteristiche, servendo tutte le realtà carismatiche del mondo indistintamente. E di queste nessuna può avere la preminenza sulle altre, come pure nessuna nazione, comunità, gruppo o comunità può proclamarsi alla guida del Rinnovamento Carismatico Cattolico. L’unico vero capo di questo, infatti, è lo Spirito Santo!

CHARIS porterà alcuni cambiamenti nei vari Paesi e nelle strutture nazionali dei Servizi del Rinnovamento Carismatico Cattolico. Secondo gli Statuti di CHARIS, verrà creato in ogni continente un Servizio Continentale di Comunione (SCC), che stabilirà per ogni nazione del singolo continente un Servizio Nazionale di Comunione (SNC). Questo riunirà tutte le realtà carismatiche ivi esistenti, affinché esse possano più agevolmente dialogare e collaborare tra di loro, ma senza che nessuna prevalga sulle altre. Nei Paesi che sono stati finora sprovvisti di tale servizio, l’SNC costituirà una novità senza precedenti. In quelli ove, al contrario, la struttura già esistente ha forgiato una vera comunione, non verrà cambiato nulla. L’SNC cercherà soltanto di coordinare e migliorare, per conto di CHARIS, i servizi già in essere, visto che tutte le realtà presenti sul territorio collaborano da tempo tra loro.

Ma quello che veramente c’è di nuovo con CHARIS non riguarda soltanto la dimensione del servizio. Riguarda, come dicevamo prima, il posto che il Rinnovamento Carismatico va ad occupare nella Chiesa, proprio con la costituzione di CHARIS da parte della Santa Sede.

Gli Statuti di CHARIS indicano tre punti fondamentali, che sono divenuti dal 9 giugno 2019 anche i tre pilastri su cui il Rinnovamento dovrà da ora in poi basare la propria azione e, prima ancora, la propria ragion d’essere: la diffusione dell’esperienza del Battesimo nello Spirito Santo tra tutti i figli di Dio, senza distinzione di cammino spirituale o di età e cultura, senza tenere conto di altri fattori umani e spirituali che potrebbero scoraggiare dal compierla, come in parte è stato fino ad oggi; l’unità dei cristiani, da ricercare, amare e porre sopra le mille controversie teologiche, sociali e persino politiche, che hanno attraversato i secoli, quando invece Gesù ha creato e voluto un’unica Chiesa terrena; il servizio ai poveri, che non possono essere trascurati o dimenticati, proprio perché saranno sempre con noi, come Cristo ci dice (Mc. 14,7). Non esiste un Regno di Dio astratto, un Regno di Dio che prescinda dalla promozione umana. E’ pura fantasia un Regno di Dio che sia solo spirituale, quando ancora viviamo nella dimensione terrena, della carne e delle difficoltà quotidiane legate alla miseria, alla scarsezza di mezzi materiali, all’ignoranza.

Inoltre queste tre scelte – in favore del’esperienza del battesimo nello Spirito Santo, dell’unità dei cristiani e del servizio ai poveri – dovranno essere perseguite nell’ambito della missione per l’evangelizzazione, cui Papa Francesco ha chiamato il RCC.

Si tratta di certo di un grande impegno e non potrebbe essere diversamente, dal momento che tutto ciò riguarda l’interezza della vita spirituale e materiale delle persone. Si tratta anche, però, di un impegno voluto dal Papa, ma soprattutto ispirato dallo Spirito Santo, che assisterà con la Sua sapienza e la Sua potenza il Rinnovamento nel compiere quest’opera meravigliosa. Non bisogna, dunque, sgomentarsi davanti a questa sfida inusitata. Lo Spirito Santo stesso sosterrà quanti diranno il loro piccolo sì, a contributo del miracolo d’amore e di potenza che Egli susciterà. La mattina di Pentecoste di più di duemila anni fa nessuno avrebbe creduto, vedendoli uscire dal Cenacolo, che dodici scalcinati pescatori avrebbero evangelizzato ed infiammato la Terra intera. Eppure ciò è avvenuto e continua ad avvenire, perché lo vuole Dio!

Chiunque di noi abbia sperimentato il Battesimo nello Spirito Santo, (definito molto spesso in Italia “effusione”, al fine di prevenire eventuali fraintendimenti ed evitare di confonderlo con il sacramento stesso del Battesimo), ricorda di aver desiderato più volte che il maggior numero di persone potessero giungere alla stessa esperienza, perché questa ci cambia la vita o, meglio, “ci dà” la vita, ci fa vivere veramente. Vita piena, vita non solo del corpo, ma vita nello Spirito, esistenza piena, esistenza con Lui, in Lui e per Lui! Nel passato, però, quando si parlava di far fare questa esperienza ad altre persone, c’era sempre un ostacolo, quello dovuto al fatto che … non erano del Rinnovamento e magari seguivano altri cammini spirituali, che non includevano tale esperienza.

E questo non è stata una situazione verificatasi solo nella nostra Comunità. Infatti, sebbene il Rinnovamento Carismatico si sia sforzato, sin dai suoi inizi, di proporla ad un numero sempre più vasto di persone nel mondo, non sempre è stato in grado di farlo. Ma allora cosa cambia oggi? Cosa realmente c’è di nuovo a tale riguardo?

La novità consiste nel fatto che oggi è il Pontefice a chiedere che il Battesimo nello Spirito Santo si conosca e si diffonda in tutta la Chiesa, anche con l’appoggio della gerarchia. Papa Francesco non ha avuto un’idea improvvisa, ma già in  diverse occasioni aveva formulato tale richiesta. Pertanto, è questo il punto di svolta per il Rinnovamento Carismatico, la sfida da raccogliere e l’opera da realizzare, servendo la Chiesa universale.

Inoltre il Papa, considerando che il Rinnovamento Carismatico nasce ecumenico – esso si è, infatti, sviluppato prima presso varie confessioni protestanti, soprattutto negli Stati Uniti, poi in seno alla Chiesa cattolica e da ultimo in quella ortodossa – chiede al RCC di adoperarsi anche per l’unità dei cristiani. Chi ha fatto l’esperienza di pregare nello Spirito Santo, ovvero carismaticamente, con cristiani di altre confessioni, sa che in quei momenti ogni distanza viene annullata e che con incredibile facilità si crea una vera comunione. Chi lo ha provato sa che in quei momenti si sente solo l’amore per quegli “altri” cristiani e che loro avvertono lo stesso sentimento, l’unico sentimento che Dio vuole esista tra tutti i suoi figli.

Anche Papa Francesco lo ha sperimentato di persona! Ben sappiamo che Papa Francesco è stato a lungo assistente spirituale nazionale del RCC argentino, quando era ancora vescovo di Buenos Aires, e che questo ha radicalmente cambiato la sua opinione sul RCC, da lui prima considerato soltanto una specie di “scuola di samba”. Lo Spirito Santo ha, dunque, usato questo ruolo di assistente spirituale per far conoscere la realtà efficace e la potenza dei carismi all’allora Mons. Bergoglio.

La dimensione ecumenica era assai presente ai primordi del RCC ma poi, man mano si è affievolita. Il Papa chiede che oggi torni ad essere una priorità. In molti luoghi della Terra sono, infatti, presenti comunità carismatiche di varie confessioni, che, pregando insieme, possono realizzare, in un’autentica comunione, un’attiva collaborazione nell’evangelizzazione, nella costruzione di una società più giusta e più umana, e nel servizio ai poveri. La missione, a cui il Signore chiama la Sua Chiesa, per portare al mondo la Sua Parola, non può prescindere dall’unità dei cristiani di fronte al mondo stesso. Essa é essenziale affinché il mondo creda. Tale unità è, perciò, parte della missione stessa. Proprio Gesù richiama tutti i suoi discepoli ad essere uniti e chiede questa grazia al Padre: “Che siano uno perché il mondo creda” (Gv 17,21).

Per comprendere la richiesta di servire i poveri, fatta dal Papa al RCC, bisogna ricordare che lo Spirito Santo è amore. E l’amore è concreto! Come parlare di Dio a chi ha fame? A chi non ha nulla per scaldarsi o per vestirsi? Ce lo spiegano gli stessi Apostoli nelle loro lettere. Leggiamo, ad esempio, in quella di S. Giacomo: “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.” (Gc. 2, 14-18).

Chi, dunque, desidera servire lo Spirito Santo ed essere Suo testimone, deve servire anche i poveri. Sarà lo Spirito stesso a suggerire le forme e le modalità con cui farlo, affinché la predicazione del Regno di Dio sia efficace verso tutti quelli che oggi definiamo “poveri”: i diseredati, gli afflitti, quelli che sono soli, malati, abbandonati, perseguitati, violentati, respinti, immigrati, scacciati…. Solo così  tutti i “poveri” potranno vedere in Gesù Colui che salva la vita dell’uomo nella sua dimensione integrale, che non è solo spirituale, ma è anche materiale. Gesù ha detto che i suoi discepoli sarebbero stati riconosciuti dall’amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). L’amore genera il servizio. La compassione e la carità generano la forza per evangelizzare.

E riguardo a CHARIS, c’è ancora un’ultima novità da segnalare. Ultima, ma di non trascurabile importanza: la presenza di una ragazza sotto i 30 anni, in rappresentanza di tutti i giovani del mondo, nel Servizio Internazionale di Comunione e la presenza di altri giovani nei Servizi Continentali di Comunione ed in quelli Nazionali. I giovani sono “la speranza della Chiesa”, come disse Papa Giovanni Paolo II. Sono protagonisti nel RCC e quindi anche una priorità di CHARIS.

Spesso si parla di esigenze dei giovani, di modi di vedere, di parlare e di agire dei giovani … Pertanto, CHARIS, attraverso la presenza di giovani quali membri del Servizio di Comunione Internazionale, dei Servizi di Comunione Continentali e Nazionali, intende considerare le loro opinioni e le loro istanze, nel prendere decisioni necessarie per il suo buon funzionamento a tutti i livelli; e desidera, al contempo, creare progetti specifici, che, tenendo conto delle potenzialità e delle capacità dei giovani, li aiutino a raggiungere un’equilibrata maturità umana e spirituale ed a contribuire, ciascuno secondo i propri carismi e le proprie inclinazioni, alla costruzione comune del Regno di Dio.

Myriam Ramella Cascioli