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Carisma di conoscenza

IL CARISMA DI CONOSCENZA
È definito anche parola o linguaggio di conoscenza, oppure parola di scienza.

Negli incontri di preghiera comunitaria capita spesso di ascoltare qualcuno degli animatori che annuncia le guarigioni operate in quel momento dal Signore in mezzo al suo popolo; oppure che, in una preghiera personale con l’imposizione delle mani, o in un discernimento comunitario, qualcuno riceva una luce dello Spirito per mettere in evidenza, in modo chiaro e immediato (e che trascende gli elementi a disposizione dell’analisi umana) la radice di un problema o quello che Dio sta facendo o farà in quella data situazione a favore dei suoi figli.

Si tratta del carisma di conoscenza, attraverso il quale le persone presenti vengono rafforzate nella fede e aiutate a orientare più prontamente a Dio il proprio sguardo e quindi le proprie scelte di vita. Infatti se la gioia di ritrovarsi improvvisamente guariti è sicuramente grande, essa non può che essere aumentata quando la guarigione è preceduta e messa in risalto da questo carisma: gioia personale, di chi si scopre ancora di più conosciuto e amato nel profondo dal Padre, e gioia comunitaria, perché tutti possono ascoltare, attendere con fede e poi riconoscere quello che il Padre sta operando nei fratelli.

Certo occorre un grande discernimento e un grande equilibrio in colui che viene usato con questo dono, affinché non passino per intenzioni di Dio quelli che invece sono solo desideri (anche buoni) degli uomini; ma nemmeno si possono frenare o spegnere quelli che sono reali doni dello Spirito. Ci aiutano in questo, come sempre, il confronto e la sottomissione comunitaria; e poi la verifica, reiterata nel tempo, che quegli annunci sono confermati di volta in volta dalle relative testimonianze.

Il Signore inoltre può donare anche delle percezioni fisiche, perché si rafforzi nel profeta la sicurezza interiore che quanto ha percepito viene da Dio: a volte si può provare perfino una leggera sensazione di dolore in qualche parte del corpo, per poter comprendere dove il Signore toccherà il fratello o la sorella; altre volte è come se la parola che va pronunciata apparisse su uno schermo, nella mente, e man mano che si parla si definiscono i dettagli.

(Fondamenti biblici: Dn 13 / Gn 37,40;41 / Lc 5,22 / Lc 11,17 / Gv 1,47-48 / Gv 4,16-18 / 1 Cor 12,8)

 

Stavamo partendo per il Convegno quando mia zia si ammalò gravemente alle vie respiratorie e al cuore e fu ricoverata d’urgenza in terapia intensiva, in un ospedale di Messina. I medici ci comunicarono subito che purtroppo non c’era più niente da fare, così che mia madre, che sarebbe dovuta partire con noi, decise di rimanere accanto alla sorella, convinta che sarebbe morta di lì a poco.

Al Convegno, mentre pregavamo intensamente per lei, sentimmo un animatore fare questo annuncio: «Qui ci sono alcuni fratelli che hanno una parente in terapia intensiva: il Signore dice che la guarirà…»! Anche se eravamo oltre quattromila persone, abbiamo sentito che era per noi e che il Signore, che aveva parlato (gli uomini infatti non conoscevano neppure la situazione che stavamo vivendo), era anche sicuramente arrivato all’ospedale di Messina, al capezzale di mia zia.

Però aveva anche detto “la guarirò” e non “la guarisco”; e infatti la cosa andò avanti ancora per un po’ di tempo, fra aggravamenti improvvisi e lievi miglioramenti, finché un giorno i medici confermarono al figlio che doveva farsi coraggio perché ormai le rimaneva poco tempo ancora. Sembrava a quel punto che un tale verdetto costituisse una sfida rispetto alla promessa del Signore, ma noi eravamo sicuri invece che Lui l’avrebbe guarita, che quello in cui avevamo creduto si sarebbe avverato e così è stato.

Il figlio, che è medico e che vive ed esercita a Brescia, decise di portare la madre con un aereo ambulanza nella sua città e lì il miglioramento fu alla fine costante, tanto da poter essere dichiarata fuori pericolo in quindici giorni.

Ho aspettato più di un anno a rendere questa testimonianza perché desideravo che mia zia tornasse anche a Messina, nella sua casa, per dimostrare che la sua guarigione era stata davvero completa, contro ogni previsione umana.

Antonio

L’anno scorso mi fu diagnosticata la perforazione del timpano sinistro, a causa della quale avrei dovuto subire un delicato intervento chirurgico, che però era stato sempre rimandato per vari motivi.

Poi, durante una preghiera nella mia Comunità parrocchiale, venne annunciata la guarigione di un orecchio. Lì per lì non diedi peso alla cosa, come se non mi riguardasse; però la settimana seguente, approfittando di una visita dall’otorino per una faringite, mi sono fatta controllare anche il timpano perforato che, inaspettatamente, è risultato completamente guarito!

Anche questa volta però non ci ho creduto, pensando piuttosto a un errore del medico. Ma, nello stesso pomeriggio, di nuovo nella preghiera è stata annunciata una guarigione dalla sordità: io non immaginavo nemmeno di aver avuto una diminuzione dell’udito, ma, alzandomi in piedi per lodare il Signore con il canto in lingue, ho avvertito improvvisamente una leggera vertigine e, subito dopo, le voci dei fratelli che arrivavano più forti al mio orecchio sinistro, come se qualcuno avesse aumentato il volume di una radio. Allora finalmente ho capito e creduto.

Anna

Da tanto tempo avvertivo strani sintomi al braccio sinistro, come un senso di restringimento e di gelo, accompagnato da formicolii. In particolare mi capitava la notte, quando inavvertitamente assumevo una posizione scomoda, risvegliandomi ogni volta con questo braccio freddo e privo di forze.

Durante un incontro di preghiera nella mia parrocchia, una sorella ha annunciato che c’era stata la guarigione di una persona presente che aveva problemi di circolazione. Ero io! Anzi, prima ancora che lei parlasse, avevo sentito una forza nuova pervadermi il braccio, e mentre lo stava dicendo, quella forza mi ha toccato con più insistenza. E da quel momento sono guarito.

Pasquale

Siamo in preghiera in Comunità e una sorella annuncia che un parente di qualcuno di noi, che non è presente all’incontro, è guarito dalla cirrosi epatica. Si trattava di mia madre, ma in quel momento non sapevo ancora che fosse malata.

Dopo un paio di giorni le telefono e apprendo infatti che le è stato appena diagnosticato, da un luminare del campo, un inizio di cirrosi epatica. Per cui si affretta a fare i dovuti ulteriori accertamenti… che però non rilevano più nulla! Io non so spiegare come possano essersi svolte le cose dal punto di vista medico; ma posso constatare, insieme con gli altri familiari, che il colorito di mamma, che ultimamente tendeva al giallo scuro, è tornato roseo, normale.

Pasquale

Da più di venti anni non riuscivo a dormire la notte. Mi addormentavo un po’ le prime ore della sera, guardando la televisione, poi basta; per cui mi giravo e rigiravo nel letto fino al mattino, alzandomi più stanca e sfinita di quando mi ero coricata.

Non c’erano state cure adatte in tutti questi anni; ma una sera, in preghiera, una sorella ha annunciato che il Signore stava guarendo una persona dall’insonnia… ho pensato: “Non può essere per me!” e ho continuato a pregare e a cantare insieme agli altri. Ma già da quella notte stessa ho incominciato a dormire: al principio addormentandomi e risvegliandomi di nuovo, fino a che sono arrivata a dormire di filato per tutta la notte; anzi, non mi svegliavo più neanche la mattina per chiamare mia figlia che doveva andare a scuola.

Avevo un gran sonno, non riuscivo più a star sveglia, in piedi, tanto che era diventata per me una fatica anche prendermi cura della famiglia e della casa; ma poi questo sonno fuori orario mi è passato e Gesù ha completato la mia guarigione facendo tornare tutto nel giusto equilibrio. Adesso dormo tranquillamente tutta la notte e mi sveglio al mattino riposata e serena.

Giuseppina

In seguito a un delicato intervento chirurgico, cominciai a soffrire d’insonnia: dormivo al massimo due ore per notte e così cominciai a curarmi con ansiolitici e tranquillanti. Però, essendo infermiera capo sala, spesso dovevo alzarmi per andare a lavoro quando avevo appena preso sonno, il che, unito ad altre conseguenze negative, come allergie varie, mi convinse a lasciar perdere completamente i medicinali, dato che stavo male comunque.

Andai avanti in questo modo per quattro anni. Un giorno, durante una preghiera comunitaria, viene annunciata una guarigione dall’insonnia. Io ho sperato sinceramente che fosse per me, invece ho continuato a non dormire; allora mi sono rivolta a Gesù dal profondo del cuore e l’ho ringraziato per quella sorella che non conoscevo e che Lui aveva guarito, perché sicuramente aveva più bisogno di me, e ho sottomesso tutto alla sua volontà. Lui è il Signore.

Da quella notte ho cominciato a dormire, ma a dormire proprio profondamente. Tanto che mi è venuto anche il dubbio che forse il fegato non mi funzionava bene (perché come conseguenza si dorme molto), ma le analisi sono risultate perfette!

Rosa

Ero venuta in preghiera con un forte dolore alla spalla che si diramava lungo tutta la schiena. Ad un certo punto, in cui si sentiva forte la presenza del Signore, è stata annunciata la guarigione all’articolazione di una spalla e, in quel preciso istante, ho sentito tutti brividi e un gran calore; allora ho detto : “Signore… ma è proprio la spalla mia?”. Per capire meglio ho iniziato ad alzare il braccio e ho deciso di tenerlo così a lungo, per verificare se mi faceva ancora male, ma il dolore era completamente sparito. Ringrazio il Signore e gli rendo veramente lode perché Lui opera sempre, anche quando non lo abbiamo chiesto o in quelle necessità che potrebbero sembrarci più insignificanti.

Sabrina

Sono entrata in Comunità “per caso”, partecipando a un incontro di preghiera che si svolgeva presso una famiglia, portata da una mia amica. Ed è solo per non fare brutta figura con lei che sono rimasta, perché all’inizio la prima reazione sarebbe stata quella di scappare via.

Ma poi, durante la lode, ho avvertito dentro di me come un forte calore e una gran voglia di piangere, insieme al bisogno di pregare anch’io.

Al termine una dei responsabili mi dice che Dio ha un progetto per me e che ne avrei visto i frutti entro l’anno. Da quel giorno non sono più mancata, accompagnata spesso anche da mio marito, sempre più preso e coinvolto.

Passo successivo: il seminario per l’Effusione. Qualche settimana prima del fatidico giorno ricevo una preghiera e una responsabile mi dice che sente per me il dono della maternità… Premetto che, dopo cinque anni di matrimonio (e di analisi, ecografie, interventi vari…) le possibilità di avere un bambino erano praticamente nulle, a causa delle tube chiuse.

Arriva il giorno tanto atteso. Grande emozione, anche perché del mio gruppetto non conosco nessuno; però mi mettono subito a mio agio. A un certo punto una sorella mi guarda la mano sinistra, per essere ben sicura che io sia sposata, perché sente per me il dono di un figlio (profezia confermata subito dagli altri). Grande gioia, soprattutto quando racconto la mia storia.

Passa un mese e il test di gravidanza è positivo! Il ginecologo che mi visita mi dice: «Signora, si scordi il passato. Lei è guarita, è una donna normale ed è in attesa di un bimbo, che in questo momento è di 6 mm.». Felicità alle stelle. Ora ringraziamo il Signore per il dono di Alessio, nato a dicembre, sanissimo, di Kg 3,250. Un vero e proprio “figlio di Dio”.

Vita e Oronzo

 

Nell’83, dopo accurati esami clinici, mi furono riscontrate numerose cisti al fegato, che fui invitata a tenere costantemente sotto controllo poiché aumentavano di volume.

Un paio d’anni dopo il Signore mi chiamò a far parte della Comunità Gesù Risorto; mentre frequentavo il seminario, per ricevere l’effusione, durante uno dei periodici controlli, mi fu diagnosticato un angioma al fegato; il mondo sembrò crollarmi addosso. Mio figlio per farmi distrarre mi accompagnò in montagna e lì, sentendomi ancora più vicina al Signore, lo pregai incessantemente, affinché mi facesse guarire. Lo chiedevo per me stessa, ma anche per potergli rendere testimonianza dinanzi a tutti gli scettici che mi stavano intorno.

Ricordo che stavo leggendo un libro di Padre Tardif e mi colpì una frase: «Non parlare sempre tu, ascolta la voce del tuo Signore». Così mi misi in ascolto e improvvisamente udii la sua voce che mi diceva: «Non temere, non aver paura, perché tu evangelizzerai nel mio nome». Da quel momento fu come se fossi risuscitata e ripresi entusiasmo alla vita.

Ricevetti l’effusione e dopo poco partecipai al mio primo Convegno. Durante la preghiera uno degli animatori dal palco annunciò che stavamo vivendo un momento di grazia, nel quale il Padre accoglieva ogni nostra preghiera purché fatta con fede: i cechi avrebbero riacquistato la vista, i sordi udito, gli storpi camminato. Io, dimenticando i miei problemi, cominciai allora a intercedere per una ragazza cieca, che avevo conosciuto sul pullman e in quel momento fu fatto un annuncio: il Signore guariva al fegato una persona che stava pregando per qualcun altro, il cui male pensava fosse più grave del suo.

Devo essere sincera, non pensai minimamente che potessi essere io; ma quando feci ritorno nella mia Comunità, i responsabili mi esortarono a sottopormi al periodico controllo medico. Mi presentai dal radiologo senza portargli l’ultima ecografia, quella nella quale mi era stato riscontrato l’angioma. Terminato l’esame, gli chiesi il responso e questi mi disse che, purtroppo, le cisti si erano ulteriormente, anche se di poco, ingrandite, tanto che una era già arrivata a misurare otto centimetri. Dato che non mi parlava dell’angioma, glielo chiesi io e lui cadde dalle nuvole; non c’era nessun angioma!

Gli mostrai allora l’ecografia precedente, davanti alla quale rimase esterrefatto e alla mia domanda se lui fosse credente assentì, ma ci tenne a precisare che non era affatto praticante. Allora io, mettendogli davanti le due ecografie, lo invitai a confrontarle e a meditare.

Passò qualche tempo, fui nominata responsabile nella mia Comunità e, in un incontro con i fratelli del CNS, durante la preghiera, uno di loro mi annunciò la guarigione dalle cisti. Premetto che nessuno di loro ne conosceva l’esistenza. Per fede credetti. Quando ritornai al controllo, avevo la certezza che il Signore aveva operato e così realmente fu, perché l’ecografia riscontrò che tutte le cisti erano regredite; quella di otto cm. era diventata di quattro e alcune erano addirittura scomparse. Al medico perplesso feci l’annuncio della Comunità, dei prodigi che avvenivano e lo invitai alla preghiera.

Lena

Nel 1997, in seguito ad accertamenti diagnostici, risultò che avevo contratto l’epatite C. Cominciai una cura a base di interferone, che durò diciotto mesi, e in quel periodo fui ricoverata in ospedale per ben dieci volte. Terminata la cura, i medici si resero conto che era stato un fallimento: stava subentrando la cirrosi e un’ecografia rivelò che si era formato un angioma al fegato, in più risultava positivo l’esame istologico.

Di giorno in giorno perdevo insieme con le mie forze la voglia di vivere; smisi di pregare, e addirittura mi ribellai al Signore. Non andai più neanche in chiesa, perché mi infastidiva lo sguardo compassionevole del mio parroco.

Fu proprio in quel periodo che mio figlio cominciò a frequentare la comunità Gesù Risorto; tornava a casa dalla preghiera tutto euforico, dicendomi che i fratelli della sua Comunità avevano pregato per me, ma io soffocavo ogni suo entusiasmo rispondendogli che era tutto tempo sprecato, dal momento che io stavo sempre peggio e che quindi il Signore non ascoltava le loro preghiere.

Cominciai una nuova cura, ancora più forte della precedente, mentre mio figlio, pieno di speranza, partì per il Convegno di Chianciano. Lì, durante una preghiera di lode molto intensa, venne annunciata la guarigione al fegato per una sorella; poi fu aggiunto: «La guarigione riguarda una sorella che è rimasta a casa». Solo allora lui comprese che riguardava proprio me.

Quando fece ritorno a casa era felice, ma si scontrò con il mio scetticismo e la mia amarezza. Però, giorno dopo giorno, cominciai a riacquistare le forze e quando andai a fare il controllo i risultati furono negativi; non c’erano più i valori alterati. Ho ripetuto l’ecografia: l’angioma era scomparso. Sono guarita. Grazie, Signore.

Ester

Da circa otto anni soffrivo di dolori alle ginocchia a causa di una “iperplasia delle pliche sinoviali con lieve ispessimento dei tendini”. Due anni fa le mie condizioni peggiorarono ulteriormente, tanto da avvertire forti dolori anche di notte, e per due giorni rimasi completamente immobilizzata a letto; non riuscivo né ad alzarmi né a piegarmi. Il mio medico curante mi sconsigliò di scendere o salire gradini, ma purtroppo questo mi era proprio impossibile, dal momento che la mia casa, essendo disposta su più livelli, ne ha tantissimi.

L’anno scorso per la seconda volta ho partecipato al Convegno nazionale e durante una preghiera dal palco è stato annunciato: «Il Signore sta mettendo la sua mano sul ginocchio. Guarisci, Signore, guarisci!». Un altro fratello aggiungeva: «Grazie perché lo fai, Signore!». Io ero seduta e mi sono sentita le ginocchia e le gambe irrigidite, come se fossero sollevate da terra… e in quel momento ho pensato che forse il Signore stava toccando proprio me.

Per tornare in albergo ho preso il pulman e mi sono resa conto che non avvertivo più dolore nel salire e scendere quei gradini così alti. La stessa constatazione ho fatto in albergo quando, spazientita dall’attesa dell’ascensore sempre occupato, sono tornata in camera salendo a piedi fino al terzo piano; non avevo provato nessuna sofferenza.

Per questo tipo di malattia a volte ci possono essere periodi di assenza del dolore, ma neanche quando sono ritornata a casa li ho più sentiti; ho proprio cessato di averli dal giorno in cui fu annunciata la guarigione. I gradini che giornalmente facevo prima di essere guarita e che tutt’ora faccio, sono sessantotto; dal momento che oltre a salirli li scendo anche, è come se fossero il doppio e quindi centocinquantasei. In una giornata salgo e scendo almeno una decina di volte, così che arrivo a farne effettivamente più di millecinquecentosessanta!

Grazie, Signore, perché mi hai dato “piedi di cerva” e d’ora in poi potrò scalare un’altra vetta… quella che mi porterà fino a Te!

Angela

Sono un medico e desidero testimoniarvi la mia guarigione, avvenuta durante la preghiera comunitaria. Nel ’95 cominciai ad avvertire una zona di attenuata sensibilità all’arto inferiore destro; con il tempo il fenomeno andò estendendosi. Feci una TAC lombosacrale che mostrò, a livello di alcune vertebre, una protrusione, cioè una lesione poco più leggera dell’ernia. Da qualche mese nella stessa zona era comparsa anche una sensazione di bruciore. Mi fu prescritta dall’ortopedico un’ulteriore TAC di controllo, nel timore che la protrusione si fosse trasformata in ernia. Alcuni giorni prima della prenotazione dell’esame diagnostico mi recai all’incontro di preghiera e, a un certo punto, una responsabile annunciò che il Signore stava guarendo alcuni fratelli ammalati alla colonna vertebrale; io però non pensai che la cosa mi riguardasse. Invece, il giorno successivo, mi accorsi che la sensibilità alla gamba era tornata normale e che il bruciore non c’era più; mi resi conto perciò che il Signore mi aveva guarita.

La settimana successiva feci la mia testimonianza durante l’incontro comunitario e, il giorno stabilito, mi sottoposi alla TAC, non per vedere, ma per avere una conferma documentata. Così fu; la risposta dell’esame infatti diceva: “Non ernie, né protrusioni in atto”. Lode al Signore.

Assunta

Da tempo soffrivo di un fortissimo mal di schiena che mi impediva di muovermi e di assumere una qualsiasi posizione. Dagli accertamenti eseguiti non risultava alcuna anomalia; clinicamente la mia schiena era sana, ma nonostante ciò il dolore persisteva. Ero scoraggiato; chiedevo con insistenza al Signore la guarigione, che però tardava ad arrivare; mi ero perciò rassegnato a convivere con la sofferenza. Un giorno, però, durante un’intensa preghiera comunitaria, fu annunciata una guarigione alla schiena, preceduta da un forte calore. Io avvertii subito quel calore, ma non riuscivo a credere che la profezia riguardasse proprio me; tuttavia nei giorni successivi, con mia somma gioia, dovetti ricredermi: era vero! Il Signore mi aveva guarito.

Ivan

Dopo quattro anni di intense cure per i disturbi alla tiroide, non solo non ne avevo ricevuto alcun beneficio, ma, a un ulteriore controllo, era stata accertata anche la presenza di numerosi noduli.

Dopo poco tempo partecipai al Convegno e, durante una preghiera molto intensa, fu annunciata la guarigione proprio da noduli alla tiroide. Non pensavo di poter essere io, ma l’ecografia che feci in seguito non ne riscontrò più la presenza e i due medici che mi avevano visitato mi dissero che ero guarita.

Ora è passato un anno, durante il quale non ho più preso alcun farmaco; in questo spazio di tempo secondo la medicina i noduli avrebbero potuto riformarsi, ma quando il Signore guarisce lo fa definitivamente.

Anna Maria

Sei anni fa mio fratello ha avuto un grave infarto, ma per paura non ha voluto sottoporsi all’intervento. Tre anni dopo un altro infarto, ancora più preoccupante, ma anche quella volta non ha voluto operarsi.

Sono trascorsi altri due anni ed è stato di nuovo tanto male: ora però il cuore risultava molto danneggiato e non era più possibile operarlo. Ha deciso comunque di ricoverarsi proprio nei giorni del Convegno, per fare una coronografia e altri accertamenti.

Io ero molto preoccupata e nella preghiera ho chiesto al Signore: «Gesù, guariscilo; fa che il suo cuore torni nella situazione di due anni fa, così potrà essere operato». In quel momento dal palco hanno annunciato la guarigione di due cardiopatici e io mi sono sentita piena di speranza.

Tornata in albergo ho ricevuto una telefonata di mia figlia che, piena di gioia, mi diceva: «Lo zio non deve più essere operato, hanno trovato il suo cuore non nelle condizioni di due anni fa, ma molto, molto migliorato: presto sarà dimesso»!

Piangendo e piena di gratitudine, ringrazio il Signore che ci sorprende sempre

Nunzia

Insieme alla Comunità Gesù Risorto della mia parrocchia ho partecipato al pellegrinaggio a Roma per la celebrazione del Giubileo, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Durante il viaggio di andata ho raccontato alla responsabile che da diversi anni accusavo un dolore acuto sul lato sinistro della testa e per questo ero molto preoccupata. Nella S. Messa carismatica, sono state annunciate molte guarigioni, avvenute in quel clima potente di preghiera e di fede, e tra queste la guarigione di una persona affetta da dolore acuto al lato sinistro della testa. All’uscita dalla chiesa ho condiviso con la responsabile il pensiero che potessi essere io la persona guarita e lei ha confermato che aveva pensato a me.

Da quel giorno non ho più avuto il dolore alla testa e, per ringraziare il Signore, frequento ancora più assiduamente gli incontri di preghiera della mia Comunità.

Mirka

Fu la grande sofferenza di non poter più avere altri bambini che mi spinse nel 1995 ad entrare nella Comunità Gesù Risorto. Avevo già un figlio, ma al mio desiderio di averne un altro si opponeva un problema di carattere medico da parte di mio marito. Per ovviare ci era stato consigliato di intervenire chirurgicamente, ma mio marito non voleva saperne.

In Comunità affidai in mio desiderio di maternità al Signore; e per questo pregavo con i miei fratelli. Poco tempo dopo mi invitarono a partecipare al Convegno, cosa che feci con molto entusiasmo. Durante una preghiera, un fratello che non conoscevo, seduto accanto a me, vedendomi piangere mi disse: «Sorella, tu hai un problema in famiglia; consegnalo al Signore, abbandonati a Lui e Lui provvederà a tutto». Io mi sono affidata completamente e in quel momento dal palco è stata annunciata la guarigione per le coppie sterili.

Istintivamente ho pensato ad una coppia di miei amici e l’ho presentata con fiducia al Signore. Ma lo stesso fratello mi ha preso per mano e mi ha detto: «Tu avrai una bambina, non perché lo desideri tu, ma per la gloria del Signore; verrai di nuovo qui e dal palco farai la testimonianza». Ero confusa e, come se non bastasse, mentre ero in fila per ricevere Gesù Eucarestia, un’altra sorella, avvicinatasi, mi ha profetizzato anche lei la nascita di una bambina.

In albergo ho raccontato quanto mi era accaduto alla responsabile della mia Comunità e alla sua domanda se credessi a ciò che mi era stato annunziato, risposi che mi fidavo del Signore. Dopo qualche giorno che ero tornata a casa cominciai ad avvertire dei leggeri malesseri e mi resi conto di un ritardo del ciclo; feci il test di gravidanza e il risultato fu positivo. Oggi ho una bellissima bambina e faccio questa testimonianza per ringraziare il Signore per il meraviglioso dono che mi ha fatto e per avermi aiutata, giorno dopo giorno, a crescere nel suo amore.

Teresa

L’anno scorso sono venuta al Convegno avendo nel cuore una grande pena: quella della lontananza di mio marito dal Signore. Mentre si pregava per le coppie, questa mia sofferenza divenne più grande ed iniziai a piangere; una sorella avvicinatasi mi disse: «Tuo marito il prossimo anno sarà qui vicino a te». Io risposi: «Amen», con fiducia; ma tornata a casa, trovai mio marito sempre lo stesso, apatico, risentito con tutti e per tutto. Non mi lasciai scoraggiare, ma quando gli riferii quanto mi era stato detto, e cioè che l’anno successivo lui sarebbe stato con me al Convegno, mi sentii rispondere: «Beata te che credi ancora alle favole».

Ad ottobre di quello stesso anno, di sua iniziativa, decise di andare in pellegrinaggio a Medjugorje ed io lo seguii. Lì avvenne la grazia della chiamata personale di Dio per lui; dopo ventitré anni si riaccostò ai Sacramenti e da quel momento cominciò il suo cammino verso il Signore. Tornati a casa iniziò a frequentare la Comunità Gesù Risorto, lui che, solo l’anno precedente ad un mio ritardo serale (per aver partecipato al seminario di preparazione all’effusione), mi aveva fatto trovare la porta di casa chiusa a chiave; lui che, ogni volta che ci riunivamo per la preghiera comunitaria nella chiesa vicino casa nostra, minacciava di chiamare il 113, perché sosteneva di essere disturbato dalla confusione che facevamo, proprio lui ora voleva prendervi parte.

All’inizio era un po’ sconcertato per il nostro modo di pregare; per le mani alzate verso il cielo, per i canti, ma poi, frequentando anche Don Bosco, cambiò atteggiamento. Come descrivervi l’ansia, la trepidazione con la quale ha atteso questo Convegno? Non vedeva l’ora di partire. Ringrazio Gesù per tutte le meraviglie che ha operato in lui e invito le sorelle che, come me l’anno scorso, non hanno accanto i loro mariti, a pregare con fede il Signore, perché so per esperienza che a Lui nulla è impossibile.

Tiziana e Mario

Davvero a Dio nulla è impossibile. Due anni fa ho cominciato a star male e, dopo svariati controlli, i medici sono arrivati alla conclusione che avevo una “collagenopatia”, un anticorpo che attacca i muscoli e che, con il passare del tempo, mi avrebbe comportato grosse difficoltà nel muovermi e nel camminare. Nonostante le forti dosi di cortisone, i dolori erano diventati insopportabili e già notavo una certa fatica nei movimenti. L’impotenza, la ribellione, la preoccupazione del domani mi hanno fatto gridare tante volte al Signore. Poi qualcosa è cambiato. Tutte le volte che stavo male e che lo pregavo, sentivo un amore così grande da darmi la forza ed il coraggio per andare avanti. Ad un certo punto ho smesso pure di chiedergli di guarirmi, tanto era la certezza che tutto quello che Lui faceva per me non poteva che essere fatto per amore. Ho imparato così ad amarlo anch’io e a ringraziarlo per tutto ciò che di giorno in giorno mi donava, sicura che non mi avrebbe abbandonato. Ma anche quando ricadevo nello sconforto, subito c’era qualche fratello, lì pronto, a ricordarmi tutto l’amore di Gesù, mentre la Comunità tutta continuava a sostenermi con le preghiere.

Quel giorno era il mio compleanno e ancora una volta chiesi che pregassero su di me. L’amore era così grande, che ho sentito davvero il Signore chinarsi su di me: il regalo più bello che avessi mai ricevuto nei miei 32 anni di vita!.

La profezia fu di guarigione. Mi accorsi che i dolori erano passati solo dopo essere tornata a casa; era una cosa molto strana, perché normalmente dovevo prendere dei forti antidolorifici. E neanche i giorni seguenti tornarono, anzi le mie gambe sembravano riacquistare gradatamente il loro vigore. Un giorno provai una certezza tale di essere stata guarita che, senza consigliarmi con nessuno, sospesi completamente i farmaci.

Alla visita di controllo però dovetti dirlo; ma stranamente, invece di rimproverarmi, me la perdonarono, visto che ero così frizzante. Anzi, prolungarono questa sospensione dei farmaci per un altro mese, al termine del quale mi sottoposero nuovamente a tutti i controlli: tutto risultava perfettamente nella norma e, se non ci fossero state le vecchie analisi, si sarebbe potuto pensare a uno sbaglio. Il medico allora mi ha chiesto: «Ma lei cosa dice?», io ho risposto che stavo bene e lui questo ha riportato sulla cartella: «La paziente riferisce che sta bene e io sottoscrivo e firmo che sta bene»; quindi mi ha dimessa.

Ero così felice che avrei potuto volare dalla gioia. Anche l’infermiera aveva gli occhi pieni di gioia, e anche il dottore, che invece di solito li teneva abbassati, con fare burbero. Io so che, anche senza parlare, il Signore è entrato con potenza anche in quella stanza e che il suo amore, toccando i loro cuori, si riverserà su tutti i malati che hanno bisogno delle loro cure.

Cristina

Avevo alcuni noduli alle corde vocali e quella destra era addirittura in disuso, per cui i medici mi avevano ordinato il mutismo. Io sono un’insegnante e della voce non posso fare a meno, quindi potete immaginarvi come avevo preso la cosa.

Al Convegno dello scorso anno ero seduta accanto a un ragazzo che, per problemi suoi di conversione, non riusciva o non voleva cantare; allora mi venne spontaneo di esortarlo, dicendogli: «Canta, tu che puoi. Magari potessi farlo io!». E subito dopo mi venne in mente che avrei potuto però chiedere la guarigione a Gesù, almeno per cantare le sue lodi.

Non passano cinque minuti che un’animatrice dal palco annuncia: «Una ragazza è stata guarita alle corde vocali», mentre una mia amica subito si gira e mi dice: «Sei tu!». Ho pianto per venti minuti, senza sapere il perché. Così ho chiesto a un fratello di pregare per me e questo mi ha confermato la guarigione, che si sarebbe manifestata completamente nel tempo. Infatti oggi parlo, canto e urlo anche, perfettamente.

Come se non bastasse, al gruppo del discernimento, dove mi sono recata per comunicare questa avvenuta guarigione, ho subito fatto amicizia con una coppia di Ercolano, con la quale c’è stata una forte simpatia reciproca; così, al ritorno a casa, ci siamo sentiti telefonicamente e loro mi hanno invitata ad andarli a trovare… e lì ho conosciuto Dino, il figlio, con il quale ci siamo innamorati e fidanzati. Davvero il Signore è grande.

Rosaria

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