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XXVIII Convegno Internazionale – Cronaca 30 aprile 2015

XXVIII CONVEGNO INTERNAZIONALE

COMUNITA’ GESU’ RISORTO

“Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono”

 Fiuggi, 30 aprile 2015

Siamo ancora insieme. E già abbiamo dimenticato i tanti sacrifici per arrivare a questo momento. E ci sentiamo di nuovo a casa. Dopo i canti di accoglienza veniamo invitati a salutarci con il saluto di Gesù: “La pace sia con te” diciamo al fratello che abbiamo accanto. Battiamo le mani, agitiamo le sciarpette, e cantiamo che è bello e dà gioia che i fratelli siano insieme.11149688_662985403808245_6806435570157862687_o

Iniziamo la preghiera mettendoci sotto la guida della Vergine Maria; Le chiediamo la sua protezione, la sua intercessione e di indicarci la strada per incontrare Gesù.

Ed è subito canto di lode; una lode potente che squarcia i cieli. Nostra forza e nostro canto è il Signore. Siamo tutti invitati a darci la mano per trasmetterci la forza della lode. Cantiamo al Signore un canto nuovo, il canto dei Redenti al cospetto dell’Agnello.

Chiediamo allo Spirito Santo di effondersi, di soffiare sul popolo riunito davanti a Lui, di entrare nella nostra storia passata, presente e futura, per vincere ogni morte fisica e spirituale e portare vita e risurrezione.

In profezia viene annunciato che il Signore sta chiamando alla vita tutti, in particolare coloro che stanno vivendo situazioni di “morte”; e con il potere conferitoci dal nostro Battesimo anche noi sottomettiamo allo Spirito Santo, ogni spirito di malattia, di infermità.

Vengono annunciate tantissime guarigioni: al fegato, agli occhi, al cuore , al pancreas, all’apparato respiratorio. Pronunciamo il nome di Gesù e invochiamo la sua potenza di Risurrezione.

E’ un momento di grande potenza di guarigione. Come il cieco di Gerico, gridiamo con tutta la fede che abbiamo: “Gesù fermati davanti a me. Guariscimi”. Ognuno offre le proprie infermità, tutte le difficoltà.

E il passo che viene letto ci riempie il cuore di speranza.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,

lo libera da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa

attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;

beato l’uomo che in lui si rifugia.

Temete il Signore, suoi santi,

nulla manca a coloro che lo temono (Salmi 33:7-10)

La preghiera volge al termine; siamo tutti in piedi, fisicamente e spiritualmente; siamo un popolo alzato, rivestito di ogni benedizione, di carismi, di potenza dall’Alto.

E con questa forza nel cuore e nello Spirito partecipiamo alla Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Giovanni D’Ercole Vescovo di Ascoli Piceno.IMG_1764

Mons. D’Ercole, nella sua omelia, ci ricorda che il brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, per essere compreso meglio, deve essere letto sin dall’inizio, dove viene raccontato l’episodio della lavanda dei piedi. Gesù prima di celebrare l’Eucaristia lava i piedi ai suoi discepoli. Lui che è Dio   -continua mons. D’Ercole- fa un gesto di umiltà. Anche noi dobbiamo riconoscerci umili servitori della Parola e dei nostri fratelli. Con questa attitudine del cuore possiamo ascoltare il brano di oggi che inizia dicendo “un servo non è più grande del suo padrone”. Nella logica del Vangelo colui che si mette al servizio è colui che segue e testimonia realmente Cristo.

Nella mentalità del mondo si va all’università per passare da discepoli a maestri, dottori. Se frequentiamo l’Università di Gesù impariamo a rimanere discepoli.

Il servo non è più grande del suo padrone, conclude mons. D’Ercole, perché la logica del servo è l’amore.

Anna Salzano