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Davanti a quella porta

Sono una casalinga cinquantenne che non sapeva pregare il Signore, che non sapeva porsi davanti a Lui confidente e fiduciosa come una figlia.

Sentivo nella mia vita una solitudine soffocante e opprimente, che ha raggiunto il suo apice nel momento in cui ho ricevuto una grande sofferenza, una grande umiliazione. La mia vita accanto a mio marito è stata un dramma: era avaro materialmente e spiritualmente; non amava né me né i nostri figli.

Ha una relazione con una donna che diceva essere la sua fidanzata e non l’amante (una signorina di 54 anni che abita nello stesso condominio dove abito io: lei sta al 1° piano, io al 4°).

La mia sofferenza era tale, quando passavo davanti a quella porta, che per la mente mi passavano pensieri di omicidio e di suicidio (però erano attimi, non li avrei mai messi in pratica!).

Mi ero ridotta a 47 Kg di peso (uno scheletro).

La notte avevo sempre in mano la corona del Rosario, pregavo e mi addormentavo soltanto così.

Al risveglio mi assaliva l’angoscia e il terrore di uscire, non volevo passare davanti a quella porta. La cosa più crudele che mi rimuginava la mente era una frase che mio marito ha detto ai miei genitori: Le farò un dispetto che le farà piangere, insieme alle figlie, lacrime di sangue. Infatti è rimasto ad abitare con la sua fidanzata, lì sotto gli occhi miei e delle mie figlie!

Stavo morendo fisicamente e spiritualmente: invocavo, sì Gesù, Maria Vergine Sua Madre, ma non ero convinta che mi ascoltassero. Pensavo ad un Dio silenzioso e lontano.

Il vivere, poi, mi era diventato insopportabile, angoscioso come una lunga agonia.

Ringraziando Dio, un giorno, una carissima amica di mia figlia ci parlò e ci indirizzò alla Comunità Gesù Risorto e, lì, Gesù mi ha fatto la grazia di salvarmi: già dal primo giorno ho cominciato a stare meglio.

Oggi vedo tutta la storia, tutta la mia sofferenza sorridendo, trovo tutto così ridicolo, quasi comico! Sono felice, sorrido, la gioia di vivere si è rifatta viva come quando ero ragazza.

I venticinque anni di tortura che mi ha inflitto mio marito sono scomparsi, li ho superati.

Adesso aspetto il lunedì e il martedì con ansia giuliva, perché so che Gesù mi ama, ci ama tutti senza limiti; e ci dà tanta pace e gioia che “nessun altro” ci potrebbe dare, anzi “quell’altro” avrebbe bisogno dell’amore di Dio.

Testimonianza firmata

 

Eccomi davanti a quella porta, al di là della quale un gruppo di persone, mai viste prima, pregherà perché io riceva l’effusione dello Spirito. C’è attaccato il manifesto del Convegno con su scritto “Io sono la porta”, che mi colpisce fin dall’inizio; certamente non si riferisce a quella porta fisica che attraverserò, ma un’altra, forse più scomoda, ma l’unica possibile (ora lo so), che conduce a un traguardo sicuro.

Prima di entrare abbraccio una sorella che è in attesa come me e in quel gesto capiamo entrambi che stiamo salutando le “vecchie persone” che eravamo e che lasceremo dietro quella porta.

È incredibile come sia naturale, dopo i primi attimi di smarrimento, aprire il cuore a queste persone che, stranamente, mi sembra di avere sempre conosciuto. Ecco il pianto liberatore; confesso che tutto è troppo grande per me, che non lo merito; ecco il mio passato, che credevo di aver sepolto per sempre, tornare alla luce. Rivedo la bambina, l’adolescente che sono stata, ma anche la donna matura che sono, madre e moglie, la mia quotidianità… e ho all’improvviso la certezza di non essere lì per caso, ma per un atto d’amore che sconvolge quei piani umani, i più perfetti all’apparenza, troppe volte studiati perché niente e nessuno possa turbare la quotidiana, lineare e rigida progettazione.

Con forza un canto di lode sale, incredibilmente, dal mio cuore; mi invitano a farlo nelle lingue e io li seguo, ormai rapita da “qualcosa” che non riesco a controllare e… canto in lingue: ricevo il mio dono semplicemente “gratuito”. Quei vocalizzi, quelle note infatti non sembrano nemmeno uscire da me, perché partono da un “pentagramma” che nessuno ha mai rivelato; ma la cosa più grande è che strappano via la tristezza e le incrostazioni che ancora fanno leva sul mio cuore. sento lamore di Dio, la sua scelta, la sua predilezione.

Il tempo è volato: mi sono sembrati pochi istanti e sono trascorsi invece quaranta minuti; so che mi accompagneranno per tutta la vita. Saluto i miei nuovi fratelli e sento, mentre mi avvio all’uscita, che qualcosa di mio rimarrà lì, dietro di me, ma non mi preoccupo di lasciarlo cadere perché è tutto ciò che non mi servirà più.

Cristina – Parr. “S. Francesco d’Assisi” – Acilia

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