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Il Crocifisso Risorto PDF Print E-mail

di suor Cristina Cruciani pddm

 

Nella Chiesa le differenti epoche della “spiritualità della Croce” sono documentate dalle raffigurazioni del Signore Crocifisso: dal Cristo Re (intronizzato sulla croce come su di un trono, in abiti regali e sacerdotali) al Cristo dormiente (come un nuovo Adamo, dal cui sonno nasce la Chiesa-nuova Eva, Madre dei viventi), al Cristo in croce della tradizione bizantina (cui appartiene il famoso Crocifisso detto “di San Damiano”, che parlò a San Francesco), al Cristo sofferente della tradizione francescana più tarda (quando si prese a porre maggiormente l’accento sulle sofferenze della Passione). In questa contemplazione-preghiera vogliamo soffermarci non tanto sul Crocifisso, ma sul Crocifisso Risorto; identificare cioè Gesù Risorto con il Crocifisso, quel “Gesù Nazareno, Re dei Giudei” che Pilato e gli altri, che glielo avevano consegnato per invidia, hanno fatto crocifiggere.
La sera della Parasceve dei Giudei, quando spuntavano le prime luci del grande Sabato, gli amici di Gesù, depostolo dalla croce e avvolto in un lenzuolo nuovo, lo avevano frettolosamente racchiuso in una sepolcro nuovo, nel Giardino dove era stato crocifisso. Il Corpo profumava del nardo prezioso che Maria aveva versato su di Lui sei giorni prima; anche se, per custodire meglio quel Corpo amato, Giuseppe aveva portato una mistura di mirra e di aloe. Non possono, sua Madre e le altre donne, tergere il sangue delle sue piaghe come vorrebbero; quella sera non c’è tempo: non si può fare ciò per un morto quando comincia la gioia e il riposo del Sabato.Anche Gesù, morto tutto svenato, “Roccia percossa” da cui è scaturita l’acqua che lava ogni colpa e fa rivivere tutto quanto è creato, osserva il riposo del Sabato. Egli in realtà, come “il Forte”, va visitare i morti negli inferi, li strappa tutti alle loro fauci e uccide la morte, salario del peccato, che lo ha ingoiato per lo spazio che tocca tre giorni. Nessuno è testimone della Risurrezione, poiché essa appartiene a un mondo che ancora noi non conosciamo.
Solo la Notte conobbe quell’ora, come canta la Liturgia della Santa Notte di Pasqua: «O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi». Sappiamo però della fatica dei discepoli a riconoscere il Maestro dopo la Risurrezione. Egli, la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il Sabato, apparendo ai discepoli, che lo credettero un fantasma, si fermò, donò la pace e mostrò loro le mani e il costato. Dopo aver veduto le piaghe i discepoli gioirono. Per Tommaso, poi, Gesù ha una amorosa e particolare attenzione: l’ottavo giorno lo chiama e lo invita a toccare le sue piaghe, a mettere il dito nello squarcio del cuore. Alcuni però dubitavano! Tragicamente, come sempre.
I due discepoli che fuggono da Gerusalemme verso Emmaus, forse luogo di antiche vittorie liberatorie maccabaiche ottenute con le armi, non riconoscono nel Viandante il Maestro; Maria nel Giardino lo scambia per il giardiniere. Le piaghe gloriose (in Lui tutto è luce) splendono come rubini accecanti e annebbiano la vista di discepoli che ancora rimuoverebbero volentieri l’increscioso episodio della sua morte atroce sulla Croce. Avevano idealizzato Gesù a modo loro: sono disposti ad accettare la gloria, ma non le piaghe.
Non avevano capito le Scritture, la tanak, cioè Mosè, i Profeti e i Salmi. Proprio come nella Trasfigurazione, dove Gesù, tra Mosè ed Elia, illumina le Scritture come
esse illuminano Lui, il Risorto lo si può rico-noscere facendo memoria di tutto quanto è scritto e alla luce della sua Risurrezione. E allora Gesù, cominciando da Mosè, i Profeti e i Salmi, fa l’esegesi delle Scritture perché si veda in Lui il compimento di tutto quanto è scritto, compresa la sua morte.
Bisogna tornare alla mattina di Pentecoste per conoscere che cosa annunciamo, di “chi” siamo discepoli  e testimoni, oggi! Il discorso di Pietro ce lo insegna: «Uomini di Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai l’anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. Mi haifatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi. Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione. Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, la ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. Davide infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice: “Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi”. Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!» (Atti 2,22-36).
«La risurrezione di Gesù - è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica - è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale
dalla prima Comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale insieme alla Croce: “Cristo è risuscitato dai morti: Con la sua morte ha vinto la morte e ai morti nei sepolcri ha dato la vita”
(liturgia bizantina del Grande sabato)» (CCC, 638).
«Vi ho trasmesso - dice Paolo verso l’anno 56 - quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato
il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1 Cor 15,3-4).
Il Cristo che annunciamo, adoriamo, amiamo, ascoltiamo, seguiamo e attendiamo è Gesù di Nazaret, Crocifisso e Risorto. L’identità tra il Crocifisso e il Risorto è fondamentale per la fede. La Croce è passaggio ineludibile e la Risurrezione è il compimento di tutte le promesse della Prima Alleanza. La Croce è stoltezza e scandalo, ma non c’è un altro Cristo. Dice Paolo: «Io, fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi Crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la voostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana ma sulla potenza di Dio» (1 Cor 2,1-5).
«La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio!» (1 Cor 1,18).
Se tutto ciò è vero come è vero, per noi il Gesù che amiamo e cerchiamo, quello che è in Cielo, cioè nel Padre, con la sua umanità segnata dalle stigmate della passione, è davvero il Crocifisso e il Risorto. Quando dunque lo ascoltiamo nella divina Parola è questo Gesù che parla al nostro cuore con Parole di Verità e di Risurrezione; quando offriamo al Padre l’Eucaristia e insieme con Lui i nostri corpi, è ancora Lui che viene offerto; quando comunichiamo con Lui nei Doni eucaristici è con il Crocifisso Risorto che comunichiamo; quando adoriamo, adoriamo il Crocifisso Risorto anche nelle sue piaghe che segnano la Chiesa suo Corpo…!
Quando ci chiniamo sui fratelli con cui Egli si identifica, è ancora Lui che soccorriamo. La sua Umanità santissima segnata dalle piaghe della Passione e glorificata è inoltre primizia glorificata di tutta l’umanità. Egli è noi: feriti e crocifissi dalla vita e destinati alla risurrezione, la quale dovrà manifestarsi anche nei nostri corpi mortali. La Risurrezione non è chissà quando, perché quando qualcuno ama come ha amato Lui, lì c’è in atto la Risurrezione; quando la carità opera è già la Risurrezione, perché la carità vince la morte. Il corpo di Gesù è risorto tutto perché Egli era tutto carità e perciò di Lui nulla vide la corruzione, ma tutto entrò nella Risurrezione. Di quella carità Egli porta anche nel cielo i segni, che sono le piaghe gloriose. Avendoci donato lo Spirito Santo, noi suoi discepoli possiamo vivere la sua carità e cioè rendere presente e attiva la forza della Risurrezione. È come se fossimo dunque circondati o immersi nella Croce e nella Risurrezione, in questa storia che va fino alla sua seconda venuta. La sola certezza e speranza sono la Croce che ci fa conoscere Dio, il quanto e il come Egli ama, e la Risurrezione, senso e fondamento della fede. Se non ci fosse Risurrezione noi saremmo da compiangere più di tutti gli uomini, dice Paolo (cf 1 Cor 15,19). Il Risorto è il Crocifisso: questa identità è tutto per noi; è sorgente di infinita grazia; è la roccia su cui consistiamo; è forza, è verità, è via e vita nostra. La via della Croce, cioè dell’Amore sino al compimento,
è la via della Risurrezione. C’è un solo modo per risorgere: amare come ha amato Dio, accettando nei nostri corpi le “stigmate” che questo comporta, per essere
assimilati al Figlio. In molti Santi, nella storia della Chiesa, tutto questo si è reso anche visibile, per raccontarci come è un uomo o una donna in cui il Crocifisso
Risorto si manifesta, così che gli uomini credano che Dio è Carità e Misericordia.

 
 

 

 

 


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