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Santa Messa di Ringraziamento nella diocesi di Roma, per il Riconoscimento degli Statuti Internazionali da parte del PCL, celebrata il 13 giugno dal Vescovo Luigi Conti, presso il Santuario del Divino Amore - Racconto dell'evento

Il 3 maggio 2010 la Comunità Gesù Risorto ha ottenuto il Riconoscimento ufficiale del suo Statuto Internazionale da parte del Pontificio Consiglio per i Laici.

Come ringraziamento al Signore per questa sua opera e come momento di condivisione della nostra gioia con i fratelli e sorelle di altre Realtà ecclesiali e Aggregazioni laicali, il Comitato Internazionale di Servizio ha organizzato un momento di festa nella diocesi di Roma, culminante con la Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. mons. Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo.

Sono passati esattamente quaranta giorni dal 3 maggio, data storica in cui la nostra Comunità Gesù Risorto ha ricevuto, dal Pontificio Consiglio per i Laici il Decreto di Riconoscimento del proprio Statuto internazionale e oggi, 13 giugno, ci ritroviamo nel Santuario della “Madonna del Divino Amore” a Roma, precisamente nella cappella “Sacra Famiglia”, dove si svolgerà un solenne ringraziamento al Signore per quello che ha già compiuto per noi e per quello che vorrà ancora fare. All’ingresso ci accolgono amorevolmente i fratelli del Servizio d’Ordine, riconoscibili dalle casacche gialle, con il loro sorriso gioioso. In molti conosciamo già questo luogo santo e benedetto e qui ci sentiamo praticamente “a casa”;  anche per il fatto che in questa cappella, ogni mercoledì, s’incontrano a pregare i nostri fratelli di Comunità che risiedono sul posto. Proprio loro si sono preoccupati di provvedere a tutte le necessità di questo incontro; tutto è addobbato provvidenzialmente a festa, non manca nulla e anche gli invitati indossano per l’occasione abiti eleganti.
Siamo in tanti, circa trecento: Responsabili e Animatori della diocesi, Delegati diocesani di tutto il Lazio, Responsabili dei Servizi internazionali, insieme ai graditissimi ospiti e ai nostri sacerdoti e parroci; sui volti di tutti la contentezza di essere qui, a testimoniare uniti il nostro compiacimento per le meraviglie del Signore. Non potevano certo mancare Clara e Gabriele, due dei sette membri del Comitato Internazionale di Servizio, sempre pronti ad affrontare viaggi di centinaia di chilometri pur di essere presenti ai grandi avvenimenti.
C’è un clima di festa dentro e fuori di noi ed esprimiamo la nostra gioia salutandoci affettuosamente; mentre in sottofondo partono le prime note del Servizio dei Canti, nell’aria si respira un’intensa attesa per questa Celebrazione Eucaristica. Ed ecco che il suono della campana ce ne annuncia l’inizio. Accompagniamo con inni la processione d’ingresso che si dirige all’altare e la presenza di mons. Luigi Conti e dei numerosi ministri suscita in noi una grande emozione; percepiamo nello spirito il gaudio della Gerusalemme celeste.
«C’è profumo di Resurrezione in questa Comunità, come a Betania - ci dice il Vescovo nella sua bellissima e profonda omelia - perché avete sperimentato e gustato la misericordia e il perdono di Dio. Per questo siete tornati alla vita come risorti e non a caso questo è il carisma che dà il nome alla Comunità Gesù Risorto. La vocazione che avete ricevuto, e che oggi vi viene confermata, è quella di entrare nella “kénosi” di Gesù Cristo e di abbandonarvi nelle mani di Dio fino a dare la vostra vita per amore. Questo è l’annuncio che siete chiamati a ricevere e portare! È da questo annuncio che scaturisce la lode dal profondo del cuore».
Subito dopo la S. Messa continuiamo la festa con la preghiera carismatica e, insieme a tutti gli amici e fratelli delle altre realtà ecclesiali, eleviamo un grande ringraziamento al Signore con un canto di lode: è  Lui il nostro “grazie” e noi lo proclamiamo e lo riscegliamo nuovamente come unico Signore della nostra vita; è Lui che ci rinnova e ci dona nuova forza e carismi specifici per i nostri Movimenti. «Ti stimo e ti apprezzo, tu sei prezioso ai miei occhi e io ti amo di un amore eterno - ci dice in profezia - Non disprezzare la tua vita. Vivi! Perché io voglio che tu viva». Questa dichiarazione pervade i nostri cuori della sua Presenza e ci riporta al giorno in cui, per la prima volta, abbiamo accettato l’invito a vivere per Lui e a servirlo per tutta la vita.
Sentiamo la sua unzione, che ci guarisce da delusioni, amarezze, rinnegamenti e che ci rinnova nell’intimo della nostra anima con una nuova alleanza. «Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi riconosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato» (Ger 31,33).
Mentre cantiamo «Eccomi! Eccomi! Questo, mio Dio, desidero; la tua legge è nel mio cuore», rinnoviamo la nostra promessa al suo progetto d’amore e, con il gesto di alzarci in piedi e sollevare le nostre braccia al cielo, vogliamo metterci alla sua sequela con nuovo desiderio, entusiasmo e slancio. Lui, che guarda i nostri cuori, non indugia nel risponderci con quel passo biblico che ci accompagna fin dalla fondazione della Comunità: «Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza entrerà in possesso delle nazioni; popolerà le città un tempo deserte» (Is 54,2-3).
Sussultano i cuori degli “anziani di Comunità” nell’ascoltare questa profezia, perché i loro occhi hanno contemplato le grazie del Signore e l’efficacia della sua parola. La stessa profezia, rivolta a noi oggi, sembra dirci che il traguardo che abbiamo raggiunto, cioè il Riconoscimento della Comunità da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, non è un punto di arrivo ma un punto di partenza e che le sue meraviglie non sono terminate ma appena iniziate.
L’incontro termina in una sala adiacente, dove facciamo festa e condividiamo un momento d’agape fraterna, benedicendo il Signore per ogni cosa.
Carmela De Leo Giordano


Stabilite una “nuova alleanza” fra sposi cristiani e sacerdoti
Ricordo le primissime origini della Comunità Gesù Risorto, che è nata da alcune coppie di sposi: ripenso anche a Giampaolo Mollo e alla sua sposa, a Paolo e a Carmen, ad altri che sono stati, fin dall’inizio, costruttori di questa Comunità. Se c’è una cosa che mi ha aiutato nel mio ministero, soprattutto quando ero parroco, è stata una sorta di incontro nella fede con gli sposi cristiani. Allora la proposta che vi faccio è questa: pregate e, quando vi è possibile, stabilite una “nuova alleanza” tra sposi e presbiteri (per questo sono lieto che qui oggi ce ne siano diversi, anche se sono molti di più quelli che camminano con voi).
Sapete qual è il motivo per cui sono grato al Signore per quelle coppie di sposi che mi ha messo e che tuttora mi mette accanto? Il motivo è che il grande dono del celibato sacerdotale ha bisogno di “nutrimento”: la castità verginale si nutre senz’altro della condivisione tra celibi e anche del rapporto con le vergini della Chiesa, ma lo fa soprattutto coniugandosi alla castità coniugale, all’amore vero degli sposi che vivono in Cristo Gesù.
Se andate a vedere il Catechismo della Chiesa Cattolica, laddove parla dei Sacramenti, al capitolo terzo parla di quello dell’Ordine e di quello del Matrimonio sotto un unico titolo: li definisce “i Sacramenti del servizio della comunione”. Questa espressione mi ha fatto pensare; e aggiunge ancora che di per sé non santificano, perchè la grazia santificante di questi sacramenti è una grazia “riflessa”: vale a dire che è durante il loro esercizio che la grazia santifica chi ha il compito di realizzarli nella vita.
Allora noi tutti, preti e sposi, abbiamo bisogno di questo: di vedere la fede gli uni degli altri. È per questo che lo Spirito suscita i doni e i carismi nella Chiesa: per la condivisione nella fede. Vedete, io credo che i ripetuti appelli di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI a che i carismi, le nuove Comunità, i Movimenti nella Chiesa si raccolgano nell’unità, derivano da questa visione dell’uomo, prima ancora che del cristiano, proprio dalla visione della coppia cristiana.
Per questo oggi sono venuto volentieri a gioire con voi, perché questo Riconoscimento non è soltanto un fatto giuridico, anche se l’aspetto giuridico è importante, ma è semplicemente il riconoscere ciò che lo Spirito ha già operato in voi, per voi e attraverso di voi a favore del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Io vi auguro di essere fedeli fino in fondo al vostro carisma e allora vedrete davvero frutti straordinari; quelli che avete visto fino ad ora sono poca cosa, anche se i soli segni di conversione che sono tra voi hanno indotto la Chiesa e il Santo Padre a dirvi: «Coraggio, guardate avanti, siate forti e annunciate il Regno di Dio con franchezza».
Tornate ad avere lo stesso Spirito degli Apostoli, lo stesso Spirito che circolava nella Chiesa fin dai primi giorni. Questo vi auguro e per questo prego con voi. Sia lodato Gesù Cristo.
S. E. mons. Luigi Conti
Arcivescovo di Fermo
(Nostra sintesi dell’omelia)

 

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