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Introduzione

In Italia il Rinnovamento Carismatico è approdato nel 1971, dando vita nel tempo a vari Gruppi e Comunità, che ne hanno incarnato e messo in luce aspetti e ricchezze particolari.

Così, fra le altre, nel giugno del 1987, proveniente da una precedente esperienza, è nata a Roma la Comunità Gesù Risorto, il cui carisma fondamentale – come dice il suo nome – è proprio quello di vivere e annunciare la presenza di Gesù Risorto in mezzo al suo popolo, secondo la promessa evangelica “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Non è un compito da poco! Testimoniare con la propria vita, personale e comunitaria, che Gesù è risorto, che ha sconfitto la morte, e che dona a quanti credono in Lui di partecipare già di questa vittoria, significa lasciarsi trasformare davvero da Lui “con un completo mutamento della nostra mentalità” (cf Rm 12,2).

Significa passare a ogni istante della nostra esistenza dalla morte alla risurrezione: dalla morte del peccato, dell’egoismo, della paura, della violenza, della solitudine, del rimorso… alla vita che è fatta di grazia, di donazione, di fiducia in Dio, di pace, di comunione, di perdono… E questo sia a livello personale, sia (ciò che sarebbe ancora più difficile, senza la presenza dello Spirito Santo) a livello comunitario.

È un passaggio che avviene lodando il Signore della vita. Immaginiamo il popolo d’Israele che, incalzato dall’esercito nemico, si trova davanti al Mar Rosso e che, per dono di Dio, lo attraversa indenne; e allora canta, loda, inneggia al Signore con tutto il cuore, perché solo Lui è degno di ogni lode. Così è la nostra vita: lodando Dio, proclamando le sue meraviglie – prima fra tutte la fedeltà del suo amore – benedicendo il suo nome, professando la sua signorìa su di noi, vediamo le situazioni capovolgersi e, dove prima era la morte, vediamo che si fa strada la vita.

Quella della “lode a Dio” – accompagnata dall’esercizio dei carismi e dall’ascolto attento della sua Parola – è “l’attività principale” della Comunità Gesù Risorto.
Quando ci chiedono: «Ma voi che cosa fate?»… «Preghiamo»; «Sì… ma, in concreto, che cosa fate?», «Preghiamo»… vogliamo dire che la preghiera è la cosa più concreta che una creatura possa fare, se davvero crede che è a un Dio concreto che si sta rivolgendo, a un Dio che può concretamente operare nella vita degli uomini e delle donne che lo lasciano agire.

Poi vengono mille altre cose (carità, impegno apostolico e di evangelizzazione, anche al servizio della parrocchia e della diocesi…), ma sono conseguenza di ciò che, prima di “fare”, vogliamo “essere”: vogliamo “essere Gesù”, il suo Corpo risuscitato sulla Terra, vogliamo essere trasformati in Lui.
Per questo restituiamo ogni priorità alla preghiera di lode; e quindi alla evangelizzazione, affinché altri fratelli possano entrare in questa stessa intimità con il Risorto, attraverso il suo Spirito.

Allora anche le opere “concrete” vengono compiute davvero per il Signore, e con una potenza e un’efficacia che sarebbero impensabili senza la preghiera. Come promette un altro passo profetico che ci guida dal momento della nostra fondazione: «Il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano»(Mc 16,20).

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