di Jacqueline Dupuy Ancillotti

Guidandoci verso la “verità tutta intera”, lo Spirito Santo ci fa comprendere che la Comunità Gesù Risorto, così come ogni autentica espressione di Chiesa, è un’incarnazione di Gesù!

Il Signore oggi bussa alla porta del nostro cuore non più per darci una luce o renderci semplice strumento di un suo intervento, ma per dire a ciascuno di noi e alla Comunità tutta: — Vuoi essere Me? Vuoi lasciarmi tutto il posto nel tuo cuore e nella tua vita?– .

Voglio rifarmi all’inizio, perché nel seme c’è tutta la pianta.

All’inizio il Signore ci ha fatto vivere la Pentecoste: ci ha fatto sperimentare la potenza dello Spirito, che si è manifestato in noi e che ci ha fatto incontrare Gesù, e questo Gesù ci ha rivelato, attraverso lo Spirito, la sua potenza e i suoi carismi; e noi abbiamo capito che dovevamo utilizzare questi suoi doni per il bene della Chiesa e dei nostri fratelli.

Però tutto questo era ancora come in uno stato di genesi dentro di noi; non era ancora tutto chiaro. E infatti il cammino che il Signore ci fa fare è proprio un cammino verso “la verità tutta intera”. Come fa il Signore con noi? Non ci può far abbracciare in uno sguardo tutta la verità, perciò ce la manifesta sotto un aspetto, sotto un altro, sotto un altro ancora; poi, a un certo momento, avendoci fatto fare tutte queste esperienze, ci dona la luce della Sapienza che ci fa capire più profondamente chi è Gesù e come Dio agisce in noi e nell’umanità.

Il cammino che noi facciamo insieme è dunque un cammino verso la verità tutta intera, che ci porta a comprendere che la Comunità Gesù Risorto è un’incarnazione di Gesù!

Come Comunità sapevamo già di essere il suo corpo; però adesso il Signore aggiunge: — Se siete il mio corpo, allora Io mi servo del mio corpo! Io voglio agire attraverso questo corpo e il mio cuore vuole battere con questo vostro cuore e la mia mente vuole pensare attraverso la vostra mente– .

Gesù oggi bussa alla nostra porta non più per darci un’informazione, per darci una luce, per farci fare un miracolo o renderci strumento per un suo intervento, ma bussa alla nostra porta per dirci: — Vuoi essere me? Vuoi lasciarmi tutto il posto nel tuo cuore, nella tua vita? Vuoi che le tue stesse attività le faccia io, attraverso te? Vuoi questo?– . E Gesù, a questo punto, si incarna in noi.

Verso “la verità tutta intera”

Ma, per poter vivere dentro di noi, Gesù deve anche rivelarci a noi stessi, affinché gli lasciamo tutto il posto; ci fa contemplare la nostra verità. Ora la nostra verità è meravigliosa e tremenda nello stesso tempo, per cui ne abbiamo paura: non è di Dio che abbiamo paura, è della nostra verità!

E allora, in queste nostre riflessioni, vorrei che insieme diamo uno sguardo sulla nostra verità. Questo significa iniziare la nostra guarigione interiore; perché non è lo sguardo dei nostri occhi o della nostra mente, è lo sguardo dello Spirito di Dio, altrimenti se non è Lui che ci fa guardare in noi stessi, noi non ci capiamo niente e non facciamo altro che autodistruggerci. Quando lo Spirito di Dio ci fa guardare in noi è per liberarci da una negatività ed edificare immediatamente la positività di Dio.
Soprattutto nelle nostre preghiere di guarigione noi possiamo non avere la pazienza e l’umiltà di lasciare che lo Spirito illumini; se cerchiamo invece di dire noi la verità, otteniamo solo il risultato di far cadere piuttosto i fratelli nella confusione. Ricordiamo sempre che è Gesù che illumina, non sono gli uomini.

Se noi guardiamo dentro di noi, capiamo che siamo in una continua crisi, una crisi esistenziale. Se io mi guardo, vedo che tutto mi sfugge, che non sono capace di niente, che quello che ho studiato l’ho già dimenticato, che quello che ho vissuto è già passato. Se guardo in me, vedo che ho questa tendenza a prendere tutto per me, a voler emergere, a ombrarmi se un altro è messo in luce più di me. Questa è la nostra natura umana.

Spesso abbiamo una tendenza a chiuderci, perché stiamo bene da soli, perché da soli ci creiamo una specie di sicurezza, che è stare con il nostro nulla, senza doverci confrontare con altri; allora, confrontandoci solo con noi stessi, possiamo illuderci e raccontarci delle storie e tirarci su nell’illusione! È la nostra condizione umana. E noi, contro questa condizione umana, ci ribelliamo. Anche se facciamo gli umili, i santi, dentro di noi c’è sempre uno spirito di ribellione che accusa Dio di averci messo in questi guai. Possiamo accettare le situazioni, ma poi, appena arriva un’altra prova: — Ma insomma, non bastavano quelle che c’erano state prima?– … Ogni volta che ci vediamo in una difficoltà nuova, con una crisi nuova, abbiamo questi momenti di ribellione. Non illudiamoci, non siamo degli agnelli! Che cosa possiamo fare? Ribellarci contro Dio?

Noi siamo chiamati invece ad assumere la condizione nella quale ci troviamo (la nostra personale condizione umana, non quella che leggiamo nei libri di antropologia) e ripetere nella nostra vita ciò che Gesù ha fatto prima di incarnarsi, quando ha detto al Padre: — Ecco, io vengo a fare la tua volontà– .

Credo che tante volte abbiamo pensato: — Ma io non ho chiesto di nascere; come mai sono nato in mezzo a tanti guai?– . Però, ogni volta che noi assumiamo la nostra condizione umana, noi mettiamo il nostro “sì” nel “sì” di Gesù: — Ecco, io vengo Padre! Tu mi hai dato un corpo per assumere la condizione umana e fare in questa precisa condizione la tua volontà, che è quella di amare– !

Allora, ogni volta che facciamo questo, la risurrezione di Gesù irrompe dentro di noi. Lo Spirito di risurrezione di Gesù prende possesso di noi e alcune volte noi ce ne accorgiamo immediatamente.

Io tante volte mi sento in questi momenti di crisi, perché non crediate fratelli che dopo 14-15 anni di vita nello Spirito camminiamo sulle nuvole… saremo in crisi fino alla nostra entrata in Paradiso! E la nostra partecipazione alla salvezza, il nostro vivere Gesù è proprio, ogni volta che noi siamo in crisi, di lasciare che Gesù ci risusciti! In che modo? Rioffrendo a Dio tutti i suoi doni, affinché ce ne dia di più grandi; e facendo questa offerta proprio nel momento di crisi, che diventa così un momento di grazia.

Rivestiti della sua luce

È uno scambio continuo di doni: Dio mi dà, io gli ridò; il mio cuore, essendo di nuovo povero, viene di nuovo riempito da Dio con doni ancora più grandi. Dio mi dà una famiglia, io gli rioffro questa famiglia e Dio me la ridona più santa. Questo avviene con i nostri figli, con il nostro marito o la nostra moglie, questo avviene con la nostra Comunità.

La nostra vita con Dio è un continuo scambio di doni e di amore. E in questo scambio Lui ci libera dalla nostra possessività, dall’istinto di “accaparrare” che è dentro di noi, come conseguenza del peccato originale. Se noi non vivessimo questa crisi continua, che si affaccia continuamente nella nostra vita, non grideremmo al Signore: — Vieni Signore!– . Il salmista dice: — A Te ho gridato e Tu hai risposto al mio grido– . La nostra vita, il nostro rapporto con Dio da parte nostra è un grido: — Vieni, Signore! Vieni a salvarmi. Vieni a farmi uscire dal mio nulla. Vieni a farmi uscire dal mio peccato!– . E il Signore viene, ed è di volta in volta un incontro più profondo, un incontro più totale, un incontro che ci trasforma nel Signore stesso.

Vedete, il Signore Gesù per farci capire la nostra condizione umana si è identificato con noi, e ci ha insegnato a vivere tra questi due poli. Un polo è “il verme di Giacobbe”: Gesù si è ridotto a nulla sulla croce, perché? Per fare quella figura? Per attirare i nostri buoni sentimenti? Per farci piangere? Io credo che lo abbia fatto per rivelarci ciò che siamo veramente. Sulla croce Gesù sembra che non possa più niente. E noi non possiamo niente, come Lui sulla croce.

Però, in questo stato gridiamo a Lui. E Lui ci fa risorgere. E Lui ci riveste della Sua luce: noi siamo rivestiti della luce di Dio, della Sua potenza, della Sua gloria! E tutta la nostra esistenza sulla terra consiste proprio in questo passaggio: da uno stato di quasi inesistenza, di impotenza, da “verme”, all’“uomo rivestito di luce”.
Non è né solo l’uno, né solo l’altro: è questo passaggio. E nella Comunità ci aiutiamo a fare questo passaggio.

Nella Comunità che, lo ripeto, è davvero Corpo di Cristo. Se ci siamo trovati in difficoltà nel passato, è proprio su questo punto: sul modo in cui Gesù si vuole incarnare nella Comunità. Al momento di questa incarnazione, alcuni fratelli hanno proposto metodi antichi di ascetica, già comprovati nei secoli, per percorrere una strada già fatta. Ma noi abbiamo pensato: — Se siamo carismatici, se Dio ci ha indicato questa via di “popolo carismatico”, anche se la via non è ancora fatta… e se Dio la vuole fare attraverso noi? Prendiamo questa via, di una incarnazione attraverso la potenza di Dio, attraverso l’esercizio dei carismi, attraverso questa risurrezione di Gesù continua e perpetua, che viene incontro alle nostre crisi personali e comunitarie per farci risorgere con Lui– .

(Sintesi tratta da una registrazione – dicembre 1987 – Inedito)