Preghiera del 2 maggio
“Com’è bello, come dà gioia che i fratelli stiano insieme…” sì, Signore, è bello stare con Te e con tutti i miei fratelli. È bello vivere con tanti fratelli nell’amore, sapendo che né Dio né loro mi lasceranno mai sola, perché mi amano. L’amore ci dà vita. L’amore ci sostiene e ci porta sempre avanti, ci “convince” della speranza che Dio pone nel nostro cuore: “Io sarò con voi ogni giorno della vostra vita”. E noi vogliamo ringraziarLo per tutto questo.
“Lo Spirito del Signore è su di me e mi ha consacrato con l’unzione…per annunciare l’anno di misericordia del Signore…” Noi tutti siamo degli scampati alla spada, dei risuscitati, uomini e donne che un tempo lottavano da soli nelle tenebre del loro peccato o della loro solitudine, nell’incertezza di un’infantile immaturità, nelle catene di una schiavitù morale, psicologica o spirituale e Lui, Lui il Signore, il Dio potente, il Magnifico e Meraviglioso Signore della nostra vita, ci ha liberato! E ora noi riviviamo in grazia del Suo Spirito, della Sua Misericordia e della Sua Giustizia. Solo chi è passato per questo inferno può comprendere cosa significano liberazione, guarigione e l’annuncio salvifico che ti dice: “Non più paura, non più oppressione, non più lutto e pianto nella tua vita! …”
Stiamo lodando nelle lingue, in una lode fortissima che unisce il Cielo alla Terra. È il canto della comunione e dell’unità di ogni spirito che esulta in Dio, angeli, uomini, paradiso e mondo terreno. “Anche con il tuo cuore ferito, lodami!” chiede Gesù a qualcuno. Con questa lode Egli lo ricostruirà, lo ricostituirà nella sua dignità di figlio di Dio, fascerà le sue ferite e lo renderà alla vita, perché sarà rimossa la pietra dall’entrata del suo sepolcro! Anche noi vogliamo fare quest’atto di fede. Non più sofferenza e morte per tanti cuori devastati, che ancora sono in agonia. Il Signore viene e viene a resuscitare i morti, a far camminare gli zoppi ed udire i sordi. Il Signore viene per te, fratello, per te, sorella, e viene a rimettere in libertà gli oppressi ed a spezzare le catene, a guarire i malati, a proclamare “un anno di Grazia” …
Come posso trasmettere attraverso delle righe scritte e attraverso un mezzo digitale la forza reale di questo canto e la sua potente melodia? È il canto dei redenti, che accolgono Gesù che passa in mezzo a noi e si ferma presso coloro che hanno bisogno, per aiutarli, per riabilitarli, per dare loro una speranza nuova, per asciugare le loro lacrime…
“Sappi, fratello, che è una menzogna che Gesù non possa far nulla per la tua vita! È una menzogna che il demonio ti mette davanti agli occhi per confonderti, ma non è così. Dio può tutto. Gesù ha vinto il diavolo, la morte ed il peccato con la Sua morte, la Sua passione e la Sua resurrezione. Amen!” Questo è l’annuncio di liberazione gridato dall’animazione per tanti “tribolati dal Male” che sono qui oggi e per i quali ora pregheranno specificamente il Vescovo ed il sacerdote esorcista qui presenti. Dio vince. Il Sangue di Gesù, prezzo del nostro riscatto, vince, lava e purifica e non scarta alcun figlio di Dio.
E noi intanto cantiamo: “Jeshua… abbiam bisogno del tuo amore. Con la potenza del Tuo Nome liberaci da ogni male”. Liberaci, liberaci, Jeshua, liberaci e guariscici! Viene annunciata una guarigione per un fratello che soffre di terribili emicranie. Sì, Signore, guarisci le nostre infermità! “Il mio abbraccio è per te, figlia mia!”, dice Gesù ad una sorella… è il momento di esercitare la fede. Tu che sei malato, guarisci nel Nome di Gesù! Tu che ti senti in un pozzo oscuro, esci fuori come Lazzaro dalla tua tomba! Vieni alla luce e loda il Signore della vita!
Gesù si rivolge anche a coloro che sono qui per la prima volta. “Io sono qui per te, per te e per te… io vi amo tutti. Voi siete i miei figli preziosi, quelli che Io ho riscattato con il Mio Sangue. Di nuovo Io mi sacrificherei per voi, anche per uno solo di voi! Venite dunque a Me e tornate alla vita!” Sono ora annunciate altre e numerose guarigioni fisiche e spirituali.
Qualcuno sta recuperando la motilità e una persona viene sanata dall’epilessia. Poi il Signore tocca gli occhi di un fratello, mentre un altro si chiede: “Chi sei tu, o Gesù?” e Gesù gli risponde: “Io sono Quello che è morto per te.”
Toccaci, Signore, abbiamo bisogno di guarigione. Noi ti amiamo, ma siamo così poveri e bisognosi, così piccoli!!
E la compassione di Gesù sta scorrendo come acqua su di noi, grazie, grazie, Gesù! Lo sentiamo in ogni fibra del nostro essere. “Imporrete le mani ai malati ed essi guariranno.” Tu lo hai detto, Signore, e noi stiamo obbedendo al tuo ordine di pregare per i malati, perché abbiamo fede. Ti chiediamo dunque di continuare ad operare in mezzo a noi. In particolare, ti chiediamo ora la fertilità per le coppie sterili, perché tu puoi, Gesù! Che vengano il prossimo anno a testimoniare qui al convegno, con un bel bambino, con il frutto della Tua benedizione! Invochiamo anche l’aiuto e l’intercessione di nostra Madre Maria. Prega per noi, Santa Madre che ci ami così tanto, che tieni a noi come ai tuoi figlioletti, quelli piccoli, quelli più bisognosi di cure e di attenzioni.
“Non disperare.”, dice il Signore a qualcuno “Io sono già alla tua porta…fammi entrare.” Viene gridato dall’animazione. O Gesù, solo Tu conosci il segreto dei cuori! E c’è poi un passo che il Signore invia a tutta l’assemblea, è quello nel libro di Ezechiele, in cui Dio lo invia a profetizzare nella valle della desolazione, sulle ossa aride di un popolo morto, che lo Spirito di Dio fa rivivere. Questo popolo, alzatosi in piedi, è un intero esercito di persone nuove (Ez 37, 1-10). È quanto il Signore vuol fare anche con noi. Egli sta ricompattando questo corpo, questa comunità, queste ossa sparse e inaridite che erano ormai diventati tanti fratelli e sorelle. E questo corpo diverrà un esercito grande, sterminato, perché questa potenza sta arrivando in altre nazioni, travalicando ogni confine. La Terra ed il Cielo sono collegate. Il Tuo Spirito, Gesù, fa nuove tutte le cose, quelle del Cielo e quelle della Terra.
Ora Dio vuole toccare anche coloro che non si sentono amati, quelli che si sentono giudicati ed abbandonati, inadatti a qualunque rapporto con gli altri, incapaci di amore e di relazione. Dio non la pensa così. Ogni Suo figlio è capace, ogni Suo figlio è degno e prezioso. Egli vuole che queste persone lo sappiano e che cada la benda dai loro occhi, quella che impedisce loro di vedere la dignità ed il valore che compete all’eredità di figli di Dio. Di nuovo un canto poderoso si alza dall’assemblea: “…Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto sentinelle. Per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore. Sarai un diadema regale nella palma del tuo Dio… tu sarai chiamata mio compiacimento e la tua terra “sposata”, perché il Signore si compiacerà di te. Per amore di Sion non tacerò.” No, non tacere, Signore, non tacere quanto ci ami e ci stimi! Non tacere e pronuncia quella parola, quell’unica parola che da sola basta per risanare una vita, per resuscitare un morto, per guarire un malato nel fisico, nella mente, nel cuore o nell’anima! Grazie, grazie, grazie, Signore. Grazie…
Saremo noi il Tuo diadema. Saremo noi la Tua corona più bella. Saremo noi la Tua terra non più devastata, ma sposata, perché Tu ti compiacerai di noi.
Omelia di S.E. Rev.ma Mons. Dario Gervasi Segretario aggiunto del Dicastero per i Laici, la Famiglia, la Vita
Mons. Gervasi ha presieduto la S. Messa del pomeriggio, insieme a S. E. Mons. José Camilo Arbelaez, Vescovo della Diocesi di Velez (Colombia) e di vari sacerdoti e diaconi. Durante l’omelia Mons. Gervasi ci ha detto: “È bello essere qui con voi e raccolti intorno al Signore Gesù. È bello anche il titolo di questo vostro convegno: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). È una parola cui spesso facciamo riferimento, un cavallo di battaglia della comunità cristiana. E noi lo crediamo davvero? Oggi Lui è in mezzo a noi, ma è anche vero che a volte c’è un qualcosa che ci disturba e ci impedisce di gustare la Sua presenza.
La lettura di oggi, tratta dagli Atti degli Apostoli (At 13, 44-52), ci mostra appunto qualcosa che va contro questa Parola. Paolo e Barnaba predicano nella sinagoga di Antiochia ed i giudei, presi dalla gelosia, e seminano zizzania e creano un clima ostile intorno a loro. La gelosia è infatti un nemico potente, nemico della lode e della comunione. Papa Francesco lo ha paragonato ad un tarlo che rode prima un cuore e poi tutti gli altri, un tarlo che ti contamina, distaccandoti dai fratelli e facendoli diventare tutti tuoi concorrenti. Il tarlo entra nel legno e, se hai un mobile antico attaccato dai tarli e non lo curi, prima o poi dovrai buttarlo. Il tarlo della gelosia è molto contagioso. Ci fa sempre mettere in competizione con gli altri e non ci fa gustare ciò che siamo.
Perciò va bloccato subito e trasformato, perché questo ci darà una grande libertà. Dobbiamo chiedere al Signore di far diventare il nostro sguardo capace di vedere la bellezza del fratello e della sorella. Se siamo uniti, è più difficile che questo tarlo ci colpisca e ci intacchi. Se guardiamo Cristo come hanno fatto gli Apostoli, siamo in grado di gioire e di essere pieni di Spirito Santo.
In questo convegno ci focalizziamo sul fatto che Lui è in mezzo a noi. Ed anche il Vangelo di oggi (Gv 14, 7-14) ci riporta a quanto Filippo chiede a Gesù: “Mostraci il Padre e ci basta” (v. 7), ma Gesù gli replica: “Filippo, da tanto tempo sei con me e non hai ancora capito che chi vede me vede il Padre?” (v. 8). Chi vede Cristo nella Sua umanità e divinità vede il Padre! Perciò anche noi possiamo vedere il mistero di Dio. Già scriveva tanti secoli fa Origene: “Cristo Signore nel Suo cuore aveva una costante contemplazione dell’abisso paterno.” Papa Francesco lo ha ricordato nella sua Lettera Apostolica sul Sacro Cuore. Santa Teresa d’Avila vide il volto di Gesù per un breve istante, ma così intenso che la colpì in modo inusitato, tanto che poi tutte le bellezze della Terra le apparivano come un nulla!
“Chi crede in me compirà le stesse opere che io compio e, anzi, ne compirà di più grandi” (Gv 14,13) dice pure Gesù nel Vangelo di oggi. È una parola immensa, che ci fa tremare. È una promessa altissima, ma come interpretarla? Fare tanti miracoli e guarigioni come Gesù o significa altro? Certamente Dio agisce in questo modo ed opera miracoli e guarigioni, ma in questo versetto si rappresenta piuttosto che “Chi vede la carità vede la Trinità”. Sono le parole con cui Sant’Agostino spiega questo episodio del Vangelo tra Gesù e l’Apostolo Filippo. Essere una comunità unita nell’amore di Dio e a Lui fedele è dunque quello che Dio ci chiede di diventare e ci promette che potremo realizzare, proprio perché noi crediamo che possiamo compiere anche noi le opere che Lui ha compiuto.
Ciascuno di noi è un pezzetto di questa grande opera e non perché siamo persone d’élite o gente molto simpatica, ma perché siamo stati radunati da Cristo e perché tra noi c’è la Sua carità. Allora possiamo vedere anche la Trinità! Possiamo vedere Dio!
E noi, quando sentiamo questo e lo viviamo, siamo nella gioia. È allora che nasce tra noi qualcosa di nuovo. Siamo qui immersi nella lode di Dio, in un amore che tocca tutto e vince ogni divisione. L’opera grande che dobbiamo fare è questa: essere un lievito d’unità che crea la comunione e la fraternità, per dire al mondo con umiltà e gioia: “Guardate a Cristo!”. Nell’unico Cristo, Signore e Salvatore, noi siamo uno, siamo profondamente uniti. Chiedete dunque che in questi giorni possiamo sentire questa grande gioia dell’unità e che possiamo realizzare in pienezza la promessa di Gesù: “Quando due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Myriam Ramella Cascioli
