Nel giorno del 1° anniversario del suo pontificato, Papa Leone XIV ha deciso di trascorrere la mattinata dell’08 maggio a Pompei, con Celebrazione solenne e Supplica alla Madonna, mentre il pomeriggio ha incontrato il Clero e gli Ordini religiosi della diocesi di Napoli nel Duomo, benedicendo tutti con l’ampolla del sangue (sciolto ancora una volta) di San Gennaro, patrono della città. Successivamente in piazza Plebiscito, dove erano presenti anche molteplici aggregazioni laicali, il vicario di Cristo in terra è stato accolto gioiosamente da un bagno di folla, con un mix di esecuzioni di brani tipici napoletani e di canti maggiormente del Rinnovamento Carismatico.
A Napoli, la città dei colori, famosa culla di cultura e d’arte, il discorso di Papa Leone XIV è risuonato come un accorato appello alla coesione sociale e alla speranza attiva, riconoscendo le due anime della città: da un lato una bellezza vibrante, dall’altro le ferite profonde di una società che spesso “cammina stanca, disorientata e delusa”. La vera forza di questa terra risiede nell’unione, e il Papa ha incoraggiato il mantenimento del “Patto Educativo” tra Istituzioni e Chiesa, esortando: «Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio», invitando la città a ritrovare la sua vocazione millenaria di “ponte naturale” nel Mediterraneo.
L’obiettivo è quello di trasformare la metropoli in un cantiere di pace; pace che “parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie”. Il pensiero è corso, allora, alla frase iniziale dell’enciclica Pacem Dei munus pulcherrimum (1920) di Papa Benedetto XV: “Ecco la pace, questo magnifico dono di Dio, che, come dice sant’Agostino, “è tra i beni passeggeri della terra il più dolce di cui si possa parlare, il più desiderabile che si possa bramare, il migliore che si possa trovare”!
La parte centrale del discorso di Papa Leone è stata dedicata alle nuove generazioni, definite una “risorsa viva e sorprendente”. Il Santo Padre ha insistito sul fatto che i giovani debbano essere protagonisti, non solo spettatori, poiché “non si tratta solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità”.
Anche noi, come Comunità Gesù Risorto, siamo accorsi in piazza, iscritti con le parrocchie o con le aggregazioni laicali, per ascoltare parole di incoraggiamento, sulla scia di quelle intrise di speranza salvifica di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo!”. Infatti il Pontefice ha concluso con un invito all’audacia, esortando i napoletani a non lasciare che il male o la rassegnazione prevalgano, ricordando che Napoli possiede una “dirompente energia del bene” capace di rinnovare ogni cosa. Noi sappiamo che questa energia è il soffio dello Spirito di Dio, che agisce anche quando non riusciamo a riconoscerlo, ma è l’unica forza che dà la Vita e ci rende quel lievito capace di annunciare la Verità, che rendi liberi e salva.
Siamo nel mondo, ma chiamati all’eternità, attraverso Gesù, il centro della nostra vita. Ci sentiamo, pertanto, chiamati a realizzare l’unità dei cuori attraverso le forme di evangelizzazione che lo Spirito Santo ci indicherà, con la nostra testimonianza di vita, la nostra volontà, consci dei nostri limiti, ma certi della potenza del Signore che opera tutto in tutti. La comunione, unica strada per la rinascita dell’umanità, resta sempre un dono di Dio: la preghiera ne è la sua forza e l’amore la sua essenza.
Pierpaolo Capobianco
